24 Febbraio 2008

Week end di sole e temperatura mite (e appunti su Koštunica)

Corrispondenza da Belgrado – In questo week end di sole e caldo primaverile, tutto continua nella normalità. Non ci sono state più avvisaglie né sintomi di tensione a Belgrado né in altre città della Serbia. Grazie alla corrispondenza del nostro collega Gian Matteo Apuzzo abbiamo avuto notizie che anche a Kosovska Mitrovica le manifestazioni sono state composte e di grande civiltà. Gli unici episodi di violenza, sono stati provocati da minoranze di teppisti che hanno in qualche modo tentato di portare la tensione a critici livelli di guardia. Secondo nostre fonti locali, i fatti avvenuti giovedì sera in Kneza Milosa (in particolare l’attacco all’ambasciata americana) sarebbero il frutto di un disegno architettato da ambienti polizieschi legati a doppio filo al clan politico di Vojslav Kostunica e Veljo Ilic (DSS), rispettivamente Primo Ministro e Ministro delle Infrastrutture dell’attuale governo serbo. E’ infatti indubbio che le forze di polizia ivi schierate a difesa dell’ambasciata USA sono state particolarmente flemmatiche rispetto ad altre occasioni, eseguendo tardivi ordini di difesa della delegazione diplomatica, quando oramai i buoi avevano oltrepassato il recinto.

Il tutto può essere interpretato anche come un primo tentativo di forzatura da parte dei DSS, per valutare la reazione della gente rispetto a fatti di violenza come quelli accaduti. I DSS si trovano infatti nella peggior situazione tra i partiti che gestiscono il potere ed il consenso nella Serbia di oggi. Nel 2000 Vojislav Kostunica è stato di fondamentale importanza come garante del proseguimento dello status che Milosevic aveva garantito ai clan criminali della Serbia.

Dopo la caduta di Milosevic, i gruppi malavitosi erano seriamente preoccupati dei possibili e traumatici cambi al potere: le enormi liquidità accumulate nel corso della guerra e degli anni successivi, andavano canalizzate e pulite attraverso la costruzione di business solidi e capaci di moltiplicare quelle ricchezze. C’era bisogno di tempo e tranquillità, senza interferenze di nuovi soggetti politici, magari alla mercé di finanziatori interessati a sovvertire l’ordine costituito. Kostunica era quindi il garante del cambio graduale, la faccia nuova a recitare il vecchio e consolidato copione: la graduale privatizzazione delle industrie statali, l’appalto della ricostruzione e dello sviluppo ai gruppi stranieri compiacenti e conformi ai modelli di accordo, collaudatissimi durante l’aurea età titina.

Kostunica era inoltre non troppo famoso ed affermato, per cui non soggetto ad invidie e rivendicazioni da parte di concorrenti. Insomma, l’uomo giusto al momento giusto, il gregario divenuto prima linea a furia di sgomitate o forse l’eroe per caso. Nel 2000 non era importante chi divenisse primo ministro, era importante mandare a casa Milosevic. Non solo per gli anni di guerra, ma soprattutto perché colpevole di non aver garantito alla gente lo stesso livello di vita che c’era stato per decenni.

Si diceva poco sopra che gli incidenti di giovedì scorso possono essere stati usati per valutare l’opinione pubblica riguardo alla situazione del Kosovo. E’ chiaro che la sopravvivenza dei DSS è ogni giorno più in pericolo, visto che la scena politica è sempre più monopolizzata dal carisma e l’immagine del neo presidente Tadic e dei suoi giovani ministri come l’energico e dinamico Vuk Jeremic (ministro degli Esteri ) da una parte e l’organizzazione e radicamento del Partito Radicale in gran parte delle città minori di tutto il paese. I Democratici di Tadic hanno infatti investito molto su un’immagine di rinnovamento e respiro europeo, adatti al mondo intellettuale ed alla nuova classe media che popola le grandi città del paese, Belgrado e Novi Sad in primis. Il partito radicale continua invece ad insistere su temi quali il Kosovo, l’orgoglio nazionalistico ed un’attenta ed a tratti populista ma efficace gestione amministrativa periferica. In questo modo il paese non ha avuto più la pazienza né l’interesse a seguire e mantenere l’attenzione sul partito di Kostunica.

Ecco quindi che gli incidenti presso l’ambasciata americana sono interessanti per valutare la reazione della gente: quanto apprezzamento ha riscosso l’episodio serve a calibrare le prossime mosse di propaganda più o meno decise a seconda che l’episodio sia valutato dalla gente come giustificato o frutto di odio da parte di una minoranza di teppisti. La stessa veemenza che a tratti ha caratterizzato l’intervento di Kostunica sul palco durante il meeting di giovedì scorso, è stata un test di popolarità, una prova di consenso per poter costruire una linea politica futura attraente. Sembra quasi che la stessa stampa straniera stia tenendo il gioco di Kostunica, offrendogli l’opportunità di cavalcare un’ostilità occidentale ad uso e consumo interno, spendibile giorno per giorno attraverso anche una calendarizzazione di eventi ed episodi atti a mantenere viva la questione kosovara. La Russia fa parte di questo copione, e lo svolge con minacciose e sensazionalistiche dichiarazioni giornaliere, che servono a tenere vivo il dibattito su una questione (quella del Kosovo) che, lo ricordo ancora, non sarebbe al primo posto nelle urgenze della popolazione serba.

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