21 Settembre 2009

Rigassificatore: le commoventi interviste del Piccolo

Frattini

Il Piccolo, in questi giorni, ha pubblicato due interviste commoventi sulla questione rigassificatore. La prima a Franco Frattini, l’altra a Roberto Menia. Mai che il giornalista provasse a contraddire il suo interlocutore. Per dire, Frattini viene lasciato libero di affermare che “non credo ci siano dei fondamenti basati sui trattati” che permettano alla Slovenia di ostacolare la costruzione dell’impianto di Zaule. Al limite, prosegue magnanimo il ministro, “esiste un principio di buon vicinato”. Conforta sapere che, per il capo della nostra diplomazia, siamo rimasti al Settecento. E che all’intervistatore non passi per la testa l’idea di insistere un po’ su questo punto. Né di chiedere, allora, come intenda porsi Roma rispetto alla questione Livarna.
Sia Menia che Frattini sostengono che Lubiana è stata informata tempestivamente del progetto di Zaule, in ossequio ad un accordo siglato lo scorso anno. E allora perché il governo sloveno si è lamentato sia di essere stato tenuto all’oscuro che della mancata considerazione delle sue osservazioni? Mistero delle fede, che le interviste non contribuiscono a dissipare.
Alla fine dell’intervista, il Sottosegretario cala l’asso dalla manica, rafforzando i sospetti di un baratto fra Roma e Lubiana per la costruzione dell’impianto di Zaule: “Sarebbe abbastanza paradossale dire che noi collaboriamo a Krsko ma loro ci impediscono di fare il rigassificatore”.
Menia poi ha pontificato sul nucleare, sostenendo che è abbastanza logico che un paese come il nostro rientri in un simile programma energetico. Del resto, nell’86 “si votò soprattutto sull’onda emozionale”. E l’idea di costruire una centrale a Monfalcone? “È una delle tante cose che si dicono. Io l’ho letta solo su organi di stampa”, giura il sottosegretario all’Ambiente. Che poi si cautela, dicendo che se anche proponessero di costruire un sito nucleare vicino a Trieste, sarebbe incoerente opporvisi. E del resto, ammonisce Menia, guai a soffrire della sindrome Nimby (not in my backyard). Centralismo allo stato puro: opporsi a una bomba dietro casa è una sindrome, mica dialettica democratica. Sarebbe curioso sentire cosa pensa la Lega in proposito.

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