4 Maggio 2009

I partiti tedeschi alla ricerca di un nuovo sistema politico-economico

Il mese scorso ero a Berlino per partecipare alle sedute delle fondazioni vicine ai partiti per preparare i programmi elettorali per le elezioni nazionali del 27 settembre.

Riassumo quanto ho udito da DIE LINKE, completandolo con il riassunto delle letture consigliatemi. Da notare che le linee programmatiche delle prime fasi sono quasi identiche a quelle della sinistra SPD (DL 21), su cui ho riferito in un articolo precedente.

Ora mi limito ad esporre le linee-guida per un nuovo sistema politico-economico, senza commentare quasi nulla, anche se mi è perfettamente chiaro che ci sono anche utopie, mancanze, inesattezze, ma, secondo me, vale la pena riflettere sul concetto in sè. Da notare che non si tratta di un sovvertimento del sistema completo, ma che le prima fasi, qui sotto non sottolineate, ma evidenti dal contesto, possono benissimo avvenire con il mantenimento del sistema di economia di mercato. Gli autori della letteratura rilevante sono Altvater e Groll.

LE PREMESSE

Si postula che le emissioni nocive, sia di anidride carbonica, sia di metano, sia di altre sostanze derivate dalle attività umane, porteranno entro 40 anni a cambiamenti climatici tali, da desertificare l’area mediterranea e sommergere isole e città poste sul livello del mare, come Venezia, Amburgo, le Maldive. L’energia nucleare non è considerata come alternativa, in quanto mancano le possibilità di isolare i rifiuti radioattivi.
Inoltre, per quanto riguarda la parte economica, si considera che i soli fattori di produzione (PF) validi ai fini di un bilancio economico globale siano il lavoro, le materie prime e l’energia. Il capitale non è un PF, ma è frutto di lavoro, quindi deve essere conservato, ma non aumentato. Ciò avviene con una remunerazione degli investimenti di puro capitale uguale od appena al di sopra dell’inflazione.
La conservazione dell’ equilibrio ecologico del pianeta deve andare di pari passo con la formazione di una società solidale, in cui nessun essere umano al mondo si trovi nell’impossibilità di vivere una vita indegna di essere vissuta, quindi, per definizione, priva della certezza della pianificazione individuale elementare e della possibilità di partecipare alla vita sociale.

MISURE GENERALI

1. L’energia non rinnovabile (p. es. petrolio) è responsabile in primis del surriscaldamento della Terra, che è imputabile solamente ai Paesi del primo mondo. Ormai è quasi troppo tardi per prendere misure adatte ad invertire la tendenza, che però può essere ancora arrestata. La priorità nella ricerca (posti di lavoro per scienziati) e nella realizzazione (posti di lavoro per esecutori) di un nuovo sistema deve risiedere nella ristrutturazione degli impianti di produzione sulla base di una convenienza economica a produrre e consumare senza servirsi più essenzialmente delle energie non rinnovabili. Questa ristrutturazione tecnica richiederà sia un grande forza-lavoro che ingenti capitali che la finanzino

2. Il legame tra uscita dalle energie fossili e piena occupazione è dato dalla ripartizione degli oneri sociali delle imprese sulla base delle spese per il personale ed è inversamente proporzionale, qui parallelamente alla tassazione sull’impresa, all’ uso dell’energia. Siccome l’energia più a buon mercato è quella umana, è ipotizzabile un arretramento delle spese per macchine ed un incremento delle assunzioni. In una seconda fase lo Stato elargirà dei buoni ecologici gratuiti (UZ), che dovranno essere usati per l’acquisto di beni che sottraggano materiale o energia al sistema ecologico esistente (per esempio, elettricità derivata da centrali termoelettriche, ma non quella da centrali eoliche). Questi buoni non saranno negoziabili, ma avranno un prezzo fisso (per impedire speculazioni) e saranno emessi nel tempo in quantità sempre minore (per promuovere l’indipendenza degli acquisti dal capitale). Ogni merce, sia prodotta nazionalmente, sia importata, avrà, oltre al prezzo base ed all’IVA, anche un valore ecologico, che sarà pagabile solo in UZ, non in denaro.

3. Non sarà ammesso l’aiuto statale alle imprese in difficoltà senza nazionalizzazione, totale o parziale, al fine di far partecipare la collettività sia alle perdite che ai guadagni. Se poi un’impresa statalizzata si sarà risollevata, nulla impedisce allo Stato o a chi dispone della maggioranza all’interno di questa, di fare un’offerta pubblica. All’inizio sarà conservata l’azione, in seguito le azioni saranno trasformate d’ufficio in certificati cooperativi, che daranno diritto ad una partecipazione moderata agli utili, come decisa da un consiglio di fabbrica, paritaticamente costituito da rappresentanti dei lavoratori (non dei sindacati) e da rappresentanti della proprietà. Tutti i componenti degli organi direttivi dovranno essere votati segretamente dai lavoratori e dai proprietari. Dopo 3 anni (orientativamente) saranno chiuse le borse valori e tutte le azioni trasformate in certificati cooperativi nominativi, difficilmente cedibili.
Si profila la fine della SpA.

4. E’ asupicabile una collaborazione internazionale, almeno comunitaria a questo progetto. Se ciò non dovesse avvenire, o avvenire in tempi troppo diversi, sarà introdotta una Tobin-Tax sulle transazioni internazionali (circa 0,5%) e saranno proibiti movimenti di denaro da e per paradisi fiscali. L’outsourcing verso Paesi non manodopera più a buon mercato sarà scoraggiato da un salario minimo europeo (8-9 Euro/ora), che sarà la prima misura da attuare. Inoltre sarà proibito il lavoro delle agenzie interimali e tutti i rapporti di lavoro saranno a tempo indeterminato (qui si innesta la mia maggiore critica a questo sistema).

5. Il sistema sociale deve prevedere indennità di disoccupazione illimitata nel tempo (la disoccupazione di lunga durata sarà comunque resa impossibile dalla fame di lavoratori generata dalla trasformazione energetica), assistenza sanitaria uguale per tutti (in Germania ci sono 286 casse omologate ed innumerervoli private), partecipazione delle rapresentanze dei lavoratori alle decisioni aziendali, dato che solo un lavoratore soddisfatto rende una buona prestazione. Lo stipendio massimo sarà 7 volte lo stipendio medio, retribuzioni più alte saranno proibite.

6. La tassazione sui redditi sarà fortemente progressiva e terrà conto dei redditi da capitale sommati a quelli da lavoro (niente più “cedolare secca”). I redditi più bassi (fino a ca. 20.000 Euro/anno per persona) saranno esenti o quasi da tasse e contributi sociali, mentre la progressione arriverà a 60% od oltre (ora 45%) (più gli oneri sanitari e sociali su tutto il reddito eccedente l’ultimo scaglione) per redditi a partire da 250.000 Euro, che saranno considerati una specie di barriera tra contribuenti “normali” e “ricchi”. Sarà introdotta anche una tassa sul partimonio, pari allo 0,5% della parte eccedente i 250.000 Euro/persona. L’eredità sarà tassata (1-1,5%) a partire da 250.000 Euro/persona per gli eredi di primo grado, molto più alta per tutti gli altri.

7. Politica estera. I debiti dei Paesi in via di sviluppo non saranno cancellati, ma saranno cancellati i relativi interessi, anche retroattivamente. Aiuti monetari verso il terzo mondo saranno incoraggiati, ma legati a specifici obblighi ecologici (p. es. divieto di disboscare per piantare coltivazioni ad uso energetico). Non ci saranno più missioni militari, nè “di pace”, nè di guerra in Paesi che non attaccano direttamente l’ UE. La NATO e tutte le altre alleanze militari saranno sciolte.

8. Trasporti. Sarà fatto il possibile, soprattutto attraverso la leva fiscale, per penalizzare i trasporti a lunga distanza (quindi anche l’outsourcing della produzione e la bizzarria di una lettera imbucata a Trieste, che raggiunge il destinatario di Trieste attraverso Venezia). Se proprio un trasporto sarà necessario, sarà fiscalmente agevolato quello su rotaia. Attraverso il maggior gettito fiscale (aliquote più alte sui redditi alti e taglio alle detrazioni) sarà possibile rendere gratuito o quasi il trasporto pubblico nelle aree metropolitane.

Il vero problema di questa proposta sta nella necessità di avere una salda maggioranza parlamentare per implementarla. Purtroppo oggi in Germania è oggettivamente difficile escludere l’ FDP, fautrice del neoliberalismo spinto, da una qualsiasi alleanza di governo, pertanto l’SPD sta prendendo solo qualche spunto, che non è nè carne nè pesce, da questo programma, per non rendere impossibile a priori una coalizione con l’ FDP. Sarebbe troppo pretendere poi da Müntefering, undo degli artefici, assieme a Schröder e Steinmeier, dell’ Agenda 2010 (conversione dell’SPD al turbocapitalismo), che prima delle elezioni prospettino all’elettorato una coalizione con DIE LINKE, anche se forse sarà inevitabile. Ypsilanti ci aveva già provato nel Land Hessen… 😉

Lieto di leggere le vostre opinioni, prima di dire la mia!

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