2 Settembre 2009

Rigassificatore: un Menia ci salverà

the-sentinel

Il sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia si getta anima e corpo nella questione rigassificatore. Sul Piccolo di oggi dichiara: “Come può la Slovenia ingerirsi in questo modo in fatti che attengono alle scelte strategiche nazionali sull’energia? La posizione puramente pregiudiziale di Lubiana comincia a diventare irritante, è questo il regime di dialogo fra due paesi civili?”

Ora, Robi, lasciatelo dire senza prenderla troppo sul personale: a parti invertite staresti probabilmente strepitando contro lo slavo inquinator. La Slovenia sta solo tutelando un suo diritto, peraltro previsto da un accordo bilaterale siglato l’anno scorso dal governo di cui fai parte. E, en passant, sta tutelando pure un diritto dei cittadini italiani che vivono in queste zone.

Certo, segni un bel punto quando ricordi che Lubiana “ha inviato centinaia di pagine in sloveno tutte da far tradurre”. 1-1 palla al centro, dai. Però, forse, potresti concepire che persino al di fuori dei confini patri c’è vita e che le nostre mirabolanti scelte strategiche energetiche rischiano di danneggiarla non poco. Rischiano, non ho detto che lo faranno di sicuro. Io di rigassificatori e compagnia bella non capisco un tubo. Mi basta però leggere quello che scrive il Piccolo in questi giorni per sentirmi poco tranquillo. Per esigere una trasparenza che finora è mancata, e chissà poi perché. Figurati quanto si divertono in Slovenia, dove si piglieranno tutti i rischi e nessun beneficio.

“Se troveremo una posizione preconcetta però essa verrà considerata come un’ingerenza nelle faccende italiane”. Strano che non abbia detto italiche. Rilassati, Robi, abbassa il moschetto.
E magari apri un libro di Diritto internazionale. Persino Benedetto Conforti, uno dei pochi autori restii a considerare l’inquinamento transfrontaliero come illecito internazionale, non può esimersi dal ricordare l’affare della Fonderia di Trail, che aveva opposto Canada e Stati Uniti nel 1941. La Corte arbitrale, in quell’occasione, stabilì che “secondo i principi di diritto internazionale […] nessuno Stato ha il diritto di usare o permettere che si usi il proprio territorio in modo tale da provocare danni, a causa di immissioni di fumi, al territorio di un altro Stato o alle persone e ai beni che vi si trovino…”. Settant’anni fa. Poi, certo, Conforti minimizza la portata della sentenza. Però, forse, a te qualche dubbio avrebbe potuto farlo sorgere. Come, chessò, la Dichiarazione di Stoccolma del 1972 o quella di Rio del 1992. Ok, non è diritto consuetudinario, almeno non per tutti, ma una qualche minima rilevanza politica ce l’hanno.

Che ne dici, davvero sono così brutti e cattivi a Lubiana? Non che tu sia il solo a pensarlo, eh. A Trieste abbiamo un altro intellettuale di peso, e fa il sindaco.
“Lubiana alza il prezzo, nient’altro. Non so esattamente su che cosa”. No, no, ve lo dico io: mira alla revisione del Trattato di Osimo. Tornando dalla Slovenia, avevo notato dei movimenti sospetti lungo il confine. Persino la Vinjeta fa parte del progetto: riduce la mobilità degli italiani, impedendo a degli osservatori potenzialmente scomodi di notare le Grandi Manovre di Lubiana. In guardia, muloni. Fortuna che abbiamo delle vedette così acute.

Qui trovate il commento sulla messa in mora dell’Italia da parte della Commissione europea

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