22 Maggio 2008

“Il Kosovo come la Bosnia”. Intervista ad Albin Kurti

La situazione in Kosovo appare sempre più caotica. In un post precedente ho cercato di mettere in luce, in base ad alcuni documenti che ho avuto modo di leggere, a lanci di stampa e ad alcuni articoli, il fatto che l’arrivo della missione europea (ICO/EULEX) vada a complicare la situazione dei rapporti sul campo, soprattutto per un disaccordo che ci sarebbe con l’UNMIK, la missione Onu ancora presente nel paese dal momento della risoluzione 1244 del 1999. Tale situazione ha fatto dire a qualcuno che si prospetta una divisione de facto del paese, nel quale l’ICO/EULEX si stabilirebbe nella parte albanese e l’UNMIK nelle parti serbe.

La sede del movimento VETEVENDOSJE! a Pristina Anche in seguito alle elezioni in Serbia, ho voluto sentire cosa ne pensa Albin Kurti, storico leader studentesco degli anni Novanta e ora leader del movimento di autodeterminazione kosovara – Levizja VETEVENDOSJE! Movement for SELF-DETERMINATION! – che da sempre si batte contro l’assenza di sovranità del Kosovo dovuta alla presenza della comunità internazionale.

Albin Kurti quindi ha rilasciato questa l’intervista per bora.la, rispondendo via mail alle mie domande, e lo ringrazio della disponibilità.

Gian Matteo Apuzzo: Alcune agenzie di stampa e anche un recente articolo della BBC mettono in luce un difficile rapporto tra l’UNMIK e l’ICO/EULEX, facendo prevedere non più una sostituzione ma una sovrapposizione e una compresenza delle due missioni in Kosovo. Cosa pensi rispetto a questa possibilità?

Albin Kurti: L’Unmik non sta realmente lasciando il paese e l’Eulex sta arrivando. Più regole internazionali e quindi più burocrazia. Unmik probabilmente verrà ridotto e cambierà sede. EULEX porterà in Kosovo ancora più poliziotti e giudici, quando a noi servono soprattutto esperti di economia, dottori, professori. Paradossalmente la priorità dell’EULEX sarà quella di garantire lo stato di diritto, la legge, mentre il personale dell’EULEX sarà sopra la legge: loro avranno l’immunità dalla legge che applicheranno sulla popolazione locale.

Apuzzo: Conosco la posizione del movimento che tu guidi (Levizja VETEVENDOSJE!Movement for SELF-DETERMINATION!), critica verso la presenza internazionale, ma durante il mio viaggio in Kosovo la gente che ho incontrato sosteneva che la missione internazione in Kosovo fosse necessaria, vista la situazione attuale. Concordi con questa visione?


Kurti: Io non sono contro la presenza internazionale in Kosovo ma contro il carattere attuale di questa presenza. In modo specifico, diverse organizzazioni internazionali dovrebbero aiutare e supportare la popolazione locale, ma non legiferare su di essa. La popolazione del Kosovo è sempre riconoscente verso i rappresentanti del “mondo democratico” per il loro contributo nel liberare il paese dalla brutale violenza dell’esercito di Milosevic. La gente vede l’attuale presenza internazionale come una normale conseguenza di ciò. Allo stesso tempo però, mi pare ovvio, vorrebbe essere libera, indipendente e sovrana. Se si prendesse il tempo per parlare più a lungo e in maniera informale con le persone appartenenti alla popolazione albanese, sarebbe evidente l’insoddisfazione e la disaffezione. La gente qui considera maleducato e sconveniente esprimere cosa pensa davvero dei burocrati internazionali.

Apuzzo: Tra gli scenari possbili del futuro del Kosovo, si ipotizza anche una divisione de facto del paese, con la missione europea dispiegata nella parte albanese e l’UNMIK presente nelle parti serbe. Ritieni possibile tale scenario?

Kurti: É uno scenario possible. Ci hanno definiti sui generis, quindi tutto è possible. Stanno semplicemente sperimentando. Di conseguenza, noi siamo invasi da una valanga di atti politici senza sostanza e pieni di improvvisazione. Nessuno si preoccupa. Il paradigma della presenza internazionale in Kosovo (con o senza l’ICO/EULEX) rimane lo stesso: stabilità, che non significa sviluppo. Agiranno dove possono. E manterranno la situazione esistente (sebbene ciò significhi la stabilizzazione anche della miseria e una crescita economica negativa).

Apuzzo: Rispetto agli scontri avvenuti lo scorso 17 marzo, in seguito allo sgombero del tribunale occupato dalla popolazione serba, nella parte nord di Mitrovica, alcuni osservatori sostengono che si sia trattato di una prova di forza tra l’UNMIK e i serbi di fronte all’imminente arrivo della missione europea. Tu cosa pensi in merito?

Kurti: Certamente strutture parallele della Serbia nel nord del Kosovo volevano dimostrare che quella parte del paese appartiene alla Serbia. Io credo che loro non si oppongano all’UNMIK, piuttosto si oppongo all’ICO/EULEX. Pur di dimostrare cosa considerano come nemico, hanno attaccato perfino i loro amici.

Apuzzo: Il tuo movimento ha organizzato una grande manifestazione il 9 maggio per protestare e esprimere la piena contrarietà alle elezioni serbe svolte sul territorio del Kosovo e per chiedere alle autorità che venissero bloccate. Cosa pensi di queste elezioni e dei risultati?

Kurti: il Kosovo non guarda a Belgrado con gli occhi della UE. I partiti politici in Serbia hanno delle differenze sulle questioni interne e sull’integrazione della Serbia in Europa. Ma questi partiti non hanno differenze sostanziali quando si parla di Kosovo. Tutti si oppongono all’indipendenza del Kosovo e i loro dirigenti fanno parte delle strutture parallele della Serbia che ostacolano l’indipendenza del Kosovo sul campo. Queste elezioni sono molto negative per l’integrità territoriale del Kosovo e per la sua sovranità. È una vergogna che l’UNMIK e il nostro governo abbiano tollerato che si svolgessero sul nostro territorio. Noi chiedevamo che venissero prese almeno 4 misure: 1) fermare la campagna elettorale dei politici della Serbia in Kosovo; 2) fermare l’ingresso in Kosovo delle urne elettorali e confiscare tutte quelle che fossero state trovate; 3) evitare l’uso ufficiale di edifici pubblici come seggio; 4) arrestare i dirigenti elettorali.

Apuzzo: Quale è la tua opinione sul futuro del paese?

Kurti: Purtroppo se nulla di diverso accade rispetto agli attuali percorsi politici, il Kosovo si trasformerà in un’altra Bosnia. La missione Europea “sopra” e la divisione etnica sul campo (così come previsto, in fondo, dal Piano Ahtisaari).

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