9 Gennaio 2015

No, non è un’utopia

el sunto Lo sloveno in tutte le scuole superiori della regione: perché no?

Insegnare lo sloveno a livello curricolare nelle scuole superiori della Venezia Giulia, perché no? Ad avanzare la richiesta è stato il presidente dell’Unione delle associazioni culturali slovene in Italia, Livio Semolič, oggi, in occasione della visita del Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini a due istituti superiori di Gorizia.

Avete capito bene. No, non è un’utopia. “I contatti con la comunità slovena fanno parte della vita quotidiana di questo territorio. Perciò mi sembra giusto è importante che il Governo prenda in considerazione anche la possibilità di inserire lo sloveno come lingua curricolare anche nelle scuole italiane. Per fare questo ci sarà bisogno di fondi e di personale docente adeguato. Più vasta è l’offerta formativa linguistica per i nostri ragazzi, meglio è.” ha dichiarato la Giannini.

Non si tratta solo di ampliare l’offerta didattica per tutti gli studenti della regione. I vantaggi di un’educazione bilingue vanno ben oltre la sfera economica e abbracciano soprattutto quella affettiva e sociale. L’ho potuto constatare di persona come bambina di madrelingua italiana che ha frequentato le scuole slovene e poi come educatore e insegnante nelle scuole dove ho lavorato negli ultimi nove anni.

Su Bora.La abbiamo affrontato la questione più volte con una serie di approfondimenti ad hoc. Trovo ancora molto interessante e attuale l’intervista di Enrico Milic alla psicologa e ricercatrice Susanna Pertot, la quale analizza l’ aumento dei bambini di famiglia italiana che frequentano le scuole slovene.

In questi giorni sto leggendo una monografia dal titolo Jeziki in identitete v precepu: Mišljenje, govor in predstave o identiteti pri treh generacijah maturantov šol s slovenskim učnim jezikom v Italiji, a cura delle ricercatrici Susanna Pertot e Marianna Kosic, edito dall’istituto di ricerca sloveno SLORI. Il volume, solo in lingua slovena (ma ci sono delle ottime  sintesi in italiano e in inglese),  approfondisce due aspetti che sono tra loro strettamente collegati e cruciali nel processo di costruzione dell’autostima e della personalità dell’individuo: la lingua, usata sia nella comunicazione con gli altri sia nel dialogo intrapsichico e l’identità etnica come riflesso dell’identità di gruppo.

Nello specifico le ricercatrici cercano di fare luce sul cambiamento dell’uso dello sloveno e dell’italiano dei maturandi delle scuole con lingua d’insegnamento slovena negli ultimi vent’anni.

Com’è cambiato il loro modo di sognare, riflettere e comunicare in sloveno e in italiano?

Come costruiscono la propria identità (etnica/nazionale) in relazione all’ ambiente bilingue in cui vivono?

Le risposte a queste e ad altre domande potrebbero stupirvi e confortarvi, così com’è successo a me.

Insomma, alla luce dell’apertura del ministro Giannini sullo sloveno nelle scuole superiori, vale la pena andare oltre le eventuali polemiche, cercando di capire cosa potrebbe implicare una scelta del genere per i nostri ragazzi,  quali i vantaggi, le conseguenze e perché no anche le difficoltà.

 

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