20 Aprile 2008

La lettera taciuta di Drnovšek a Napolitano

Articolo col botto il 9 aprile per il quotidiano Dnevnik di Lubiana, che esordisce in prima pagina pubblicando stralci del botta e risposta epistolare tra i presidenti di Slovenia e Italia dopo le poco diplomatiche esternazioni di Napolitano in occasione della giornata del ricordo 2007.

Per chi si fosse perso le puntate iniziali della querelle, il tutto ebbe inizio con un discorso di Napolitano che attinge ampiamente al vocabolario dell’estrema destra revanscista, da “pulizia etnica” a “barbarie” e via dicendo. Pubblica e secca la risposta del presidente croato Stipe Mesi?, a cui segue una levata di scudi della stampa italiana ed una risposta di Napolitano che la stampa italiana interpreta come “una lezione a Mesi?” e quella croata e slovena come una “retromarcia di Napolitano“. Il resto della stampa europea nel frattempo è gia passato ad argomenti di maggiore attualità. Perplessità in Slovenia, dove le istituzioni non rispondono in pubblico, ma il presidente Drnovšek scrive direttamente a Napolitano senza rendere noto il contenuto della lettera.

Il Dnevnik, che gia aveva fatto scalpore pubblicando ad inizio anno missive diplomatiche tra il Ministero degli Esteri di Lubiana e lo State Department americano, colpisce ancora con un articolo che cita parte non solo della lettera di Drnovšek, ma pure della risposta del Quirinale. Come abbiano fatto ad averle, non lo dicono…

L’articolo, in prima pagina con un seguito a pagina sei, è di Ervin Hladnik-Milhar?i?, penna di punta della testata. La traduzione (da cani) qui sotto è mia, strafalcioni ed errori inclusi.

In prima pagina il titolo La lettera taciuta di Drnovšek a Napolitano” ha come sottotitolo: Il presidente scomparso avverte in una lettera il presidente italiano che colla rievocazione unilaterale della storia “torniamo ad incitare i revanscismi, gli odi ed il revisionismo storico

 

 

Lubiana – Lo scomparso presidente dott. Janez Drnovšek ha risposto lo scorso anno con una lettera non pubblicata alle dichiarazioni del presidente italiano Giorgio Napolitano sulla “furia sanguinaria” degli Slavi, che avrebbe portato alla cacciata degli italiani dall’Istria ed all’annessione del Litorale alla Jugoslavia. Nell’imminenza delle elezioni il dibattito su tali questioni è in Italia di nuovo attuale.

 

Drnovšek fa presente a Napolitano nella lettera mai resa nota al pubblico che colla rievocazione unilaterale della storia “torniamo ad incitare i revanscismi, gli odi ed il revisionismo storico. Ci allontaneremo non solo dalla riconciliazione attesa da anni. Ci allontaneremo dall’Europa, dai suoi valori, dalle sue visioni.”

A pagina 6 il quotidiano riprende con lo stesso titolo ed un nuovo sottotitolo: Il presidente italiano è stato capace di una risposta nella forma di offese formulate con cortesia in ventisei righe

 

 

Lo scrittore sloveno di origini triestine Boris Pahor ha accennato in una trasmissione televisiva la settimana scorsa alla lettera che lo scomparso presidente dott. Janez Drnovšek ha trasmesso al presidente italiano Giorgio Napolitano lo scorso 13 febbraio.

 

Drnovšek ha risposto alla dichiarazione di Giorgio Napolitano in occasione della giornata del ricordo italiana all’inizio del 2007. Napolitano aveva parlato dei fatti in Istria dopo il 1945 che avevano portato all’espulsione della maggioranza della popolazione italiana dall’allora Jugoslavia. L’esodo veniva attribuito all’ “odio ed alla furia sanguinaria” della popolazione slava ed al “disegno annessionistico slavo che prevalse soprattutto nel piano di pace del 1947”. A tali dichiarazioni rispose con clamore il presidente croato Stipe Mesi?, che diede il via ad una aperta polemica col presidente italiano, provocando una focosa reazione italiana e critiche dalle istituzioni europee di Bruxelles.

 

La risposta slovena è sembrata allora molto pacata; ma reazione ci fu da parte del presidente Drnovšek, pero tramite una lettera a Napolitano mai divulgata. Dopo alcune frasi di cortesia introduttive egli avverte Napolitano che tali idee gli sono conosciute, ma non da parte dei massimi rappresentanti del governo italiano. “Se questa è la verità che si vuole rappresentare tramite la giornata del ricordo, allora di questa verità sono realmente preoccupato.

 

Drnovšek indirizza a Napolitano un breve corso sul rapporto colla storia. “Sono profondamente convinto che in questo modo realmente non scorderemo le memorie del tragico passato. Infiltreremo invece nel nostro quotidiano lo spirito di quei tempi tragici che hanno tristemente segnato la prima metà del secolo scorso e causato la più grande moria nel continente europeo. Non sono necessarie revisioni, necessari sono i fatti, per quanto dolorosi. Come se si volesse dimenticare le dichiarazioni di rammarico dell’allora presidente del Consiglio italiano DeGaspari (sic), pronunciate nel suo intervento all’inizio della conferenza di Parigi: ‘Mi rendo conto che ogni cosa, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me.’

 

Dopo un breve giudizio sugli atteggiamenti verso il fascismo, il nazismo e lo stalinismo nell’Europa contemporanea Drnovšek esplicita a Napolitano la propria grande insoddisfazione. “Mi aspetterei che da presidente delle repubblica avesse ricordato con equilibrio anche le tragedie e gli errori commessi nel secolo scorso su ambedue i lati dell’odierno confine da regimi brutali. Ci furono atti da ambedue le parti che meritano ogni condanna ed ogni rammarico. Mi aspetterei che, nel valorizzare momenti che non sono solo dolore nel ricordo di italiani, di istriani, ma anche di sloveni e croati, fosse compiuto uno sforzo adeguato con cui assegnare ai fatti il posto che loro spetta. La commissione mista italo-slovena ha confermato con equilibrio questa realtà degli avvenimenti sul confine etnico dei due popoli colla propria apposita relazione. Credo sia finalmente ora che anche noi politici prendiamo atto di questa verità e tramite le nostre dichiarazioni, commenti e discorsi non ci allontaniamo da essa, ne la neghiamo. Questo deve essere il nostro responsabile dovere nei confronti delle due nazioni, dei due stati e del nostro comune costruire l’Europa futura.

 

Due giorni dopo Napolitano risponde alle due pagine fitte del testo di Drnovšek con ventisei righe di offese formulate con cortesia. Risponde che Drnovšek lo ha frainteso. Napolitano dice che nel partecipare ad una manifestazione solenne destinata ad un pubblico solamente italiano si è rifatto “a valori che sono patrimonio comune dell’Unione europea, nella quale l’Italia è stata sin dagli inizi fattore di unificazione politica. Saper guardare alla storia del nostro continente, anche alle sue pagine più buie, significa trovare l’ispirazione per rinnovare lo sforzo comune nel costruire un futuro di pace e di amicizia tra i popoli. /…/ Non deve esserci quindi alcun dubbio riguardo al corretto significato dei miei pensieri in accordo col mio chiaramente espresso sforzo per l’integrazione politica dell’Europa.

 

In occasione della visita a Trieste per la giornata della memoria Napolitano è tornato a parlare lo stesso spirito dello scorso anno. Il giornalista Paolo Rumiz gli ha fatto presente che a causa della storia dimenticata del fascismo l’Italia è al confine orientale un paese ininfluente. L’Unione europea al nord si è espansa fino ai paesi baltici, a sud fino a Pirano. Il suo termine si vede da Trieste.

Il Dnevnik completa l’articolo colle foto dei due presidenti accompagnate dal testo: Napolitano “non ha capito” il breve e cortese “corso” di storia di Drnovšek.

Visto che sono in argomento ne approfitto per segnalare che non solo presidenti e compagnia bella hanno ritenuto di dire la loro – ci si sono messi pure i “manifestanti” – nel senso di gente che stampa manifesti.

Di seguito un manifesto con cui Rifondazione ha tappezzato Roma, salvo poi doverlo togliere, con grandi mugugni, lo stesso giorno – si dice su diktat del presidente della Camera Bertinotti a seguito di richiesta esplicita dal Colle.

Io ricordo tutto

Il manifesto sembra aver poi preso vita propria girando lo stivale per posta elettronica invece che appiccicato ai muri, tanto da aver dato vita ad un “discendente” – oltre che in varie caselle e-mail il pargolo qui sotto è stato visto in giro per la città e specialmente all’Università in occasione dell’ultima visita di Napolitano a Trieste.

Io continuo a ricordare tutto

Il seguito alla prossima giornata del ricordo…

 

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