28 Settembre 2009

Elezioni in Germania: analisi di un risultato annunciato

Non posso dire che non me l’aspettavo: Merkel stabile, SPD a picco, partiti minori, soprattutto FDP (liberali), Die Linke (sinistra) e Grüne (verdi) in ascesa.
La Germania esce da una grande coalizione, che in fondo non ha lavorato male, ma ha indebolito l’immagine dei due maggiori partiti nei confronti dei loro elettorati tradizionali. La CDU ha tenuto, soprattutto perchè aveva il “Kanzlerbonus”, ma la consorella CSU, dopo la pallida esperienza del Governatore della Baviera, Seehofer (che non ha il carisma di Strauss o Stoiber), ha ceduto in modo massiccio. Qui il rimprovero degli elettori è stato uno “spostamento a sinistra”, dovuto alla prontezza di riflessi con cui il Ministro delle Finanze, Guttenberg, ha pompato denaro pubblico in banche e grandi imprese “rilevanti per il sistema”.
Ben più drammatica la situazione dell’SPD, che ha le sue radici nell’ “Agenda 2010” dell’allora Kanzler Schröder, stilata sotto la supervisione dello stesso Steinmeier, ora candidato Kanzler dell’SPD. Si tratta di un taglio netto al sisteme sociale tedesco, in quanto, in genere dopo 1 anno (ora 18 mesi – correggetemi se sbaglio!!) di disoccupazione, vengono erogati solo circa 350 Euro/persona/mese oltre ad un contributo per l’affitto. Chi ha un patrimonio superiore a 10.000 Euro deve prima consumarlo per ricevere denaro. Inoltre l’Agenda aveva facilitato enormemente il lavoro precario, introducendo un secondo mercato del lavoro, in cui i salari sono completamente deregolati, fino all’assurdo di gente che lavora 8 ore al giorno per 400 Euro mensili. L’SPD ha cominciato da quel momento a perdere voti, soprattutto a favore di Die Linke, che ha un programma organico di trasformazione dell’economia verso una nuova soluzione eco-solidale, che però, nonostante quello che hanno detto in campagna i candidati CDU/CSU e FDP, nulla ha a che vedere con il comunismo.
Adesso arriviamo alla scelta fondamentale per l’SPD, che, fatta in un determinato senso (rifiuto di una coalizione con Die Linke a livello federale e mancata demonizzazione dell’ Agenda – di cui Steinmeier è stato uno degli artefici) ha costato al partito il 90% dell’emorragia di voti. Ora l’SPD si trova al bivio, a dover fare una scelta interna che non avrebbe potuto fare serenamente come partito di governo in una grande coalizione: Lasciare che i Nibelunghi schröderiani (Steinmeier, Steinbruck e Müntefering) salvino la faccia e portino il partito al crepuscolo, o lasciare che i gruppi di opposizione (a sinistra) interni, come JUSOS (Drohsel) e DL21 (Nahles, Wowereit) decretino la “damnatio memoriae” di Schröder e la disponibilità, magari con qualche condizione personale (niente Lafontaine e Gysi al governo), ad allearsi anche per il Bund con Verdi e Linke. Finora proprio DL21 aveva “rassicurato” potenziali elettori che le loro posizioni e quelle di Die Linke sui Trattati di Lisbona e sulla guerra in Afghanistan erano troppo lontane per permettere un’alleanza. Però allora non era ancora tramontata una riedizione della grande coalizione e Merkel come alleata era più comoda di Lafontaine, che avrebbe costretto l’SPD pure lui a scelte personali interne (epurazione da tutti i coinvolti nell’ Agenda).
Ora Merkel va con Westerwelle (ultraliberista, che all’ultimo momento aveva tentato di strappare voti all’SPD con proposte sociali ben al di là di quelle ufficiali di Steinmeier, ma che si sa che non avrebbe mai mantenuto) e l’ SPD deve andare per forza all’opposizione, dove si troverà in compagnia proprio di quella Linke da cui una parte è attratta ed un’altra terrorizzata. Da quanto ho sentito finora a caldo da miei conoscenti nella sinistra SPD, questa sta preparando una svolta a sinistra, per rivedere assieme a Die Linke i punti di dissenso e concordare una posizione comune, che permetta di cambiare la dirigenza SPD e di preparare un’alleanza rosso-rossa, prima dai banchi dell’opposizione, poi in vista di quelli di governo.
E i Verdi? Nonostante il buon risultato, ho l’impressione che, ormai staccati dalla monocultura ambientalista, siano preoccupati soprattutto di coltivare singoli progetti, magari di sapore localistico, ma non hanno un programma ad ampio respiro, in quanto i vertici hanno un forte desiderio di tornare al governo e vogliono essere preparati a qualsiasi coalizione.

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15 commenti a Elezioni in Germania: analisi di un risultato annunciato

  1. Leggendo sull’SPD sembra di sentir parlare di quelli del partito(per dove?) democratico, solamente un po’ più reattivi e (politicamente) intelligenti.

  2. @ Arlon: non hai tutti i torti: la differenza sta solo nel fatto che l’ SPD è il più antico partito tedesco ed è considerato la roccaforte del pluralismo, mentre il PD è il risultato della fusione di quelle che Moro aveva definito “convergenze parallele”. Quindi lo sviluppo per l’SPD guarda all’indietro, a prima degli irresponsabili disastri del’era Schröder, mentre il PD deve inventarsi una nuova identità, dato che, delle due precedenti, una è palesemente fallita (comunismo) e l’ altra (democrazia cristiana) è piena, troppo piena di concorrenti.

  3. …whatever.
    I’m not worried for Germany.
    They have good Beamte to rely upon.

  4. Beh, a Beamte come Steinmeier e Müntefering penso la Germania possa rinunciare volentieri.

  5. Avatar bulow

    segnalo questa lunga intervista a guenter grass pubblicata sul piccolo di oggi:

    INTERVISTA AL NOBEL PER LA LETTERATURA GUENTER GRASS
    di TOMMASO DEBENEDETTI

    «Se dovessi esprimere in una sola parola quale sia il mio stato d’animo a vent’anni dal crollo del Muro di Berlino e dalla fine dei regimi comunisti, guardando questa Europa, direi che sono spaventato, anzi no, terrorizzato». Günter Grass, il massimo narratore tedesco contemporaneo, Premio Nobel nel 1999, autore di capolavori quali “Il tamburo di latta” e del recentissimo volume autobiografico “La camera oscura”, sintetizza così il proprio stato d’animo nell’imminenza dell’anniversario dell’evento che segnò la caduta del socialismo reale nel Vecchio Continente.

    Intervistiamo Grass all’indomani delle elezioni tedesche, che lo avevano visto impegnarsi in prima fila a sostegno dei socialdemocratici. «È stata una sconfitta durissima per il mio partito, per la Spd – commenta Grass -, ora bisogna cambiare tutto. Non addosserei tutte le colpe alla leadership, piuttosto direi che la sinistra non è stata capace di capire dover stava andando il Paese. E aggiungo: non fidiamoci quando la signora Merkel dice che non cambierà nulla. È una svolta a destra punto e basta. Da questo momento la Germania avrà un governo di destra. I piccoli partiti estremisti e nostalgici ne trarranno tutti i vantaggi. Un motivo importante, anche se non certo il solo, per dirle che sono terrorizzato».

    Per quale motivo, Grass, lei aveva scelto di impegnarsi direttamente in questa campagna elettorale?

    «Perché penso che uno scrittore debba dare il suo contributo non solo con i libri o con le parole, ma lavorando attivamente nella politica, soprattutto quando, e questo è il caso, vi sono seri rischi di involuzione, di deriva verso una destra che, in Germania come altrove, non è solo conservatrice, ma ingloba anche elementi pesantemente reazionari».

    A cosa si deve il successo dei liberali in Germania e il crollo socialdemocratico?

    «A molti fattori, soprattutto di ordine economico, perché la crisi c’è, nonostante quello che si dice, e la gente cerca rifugio in chi, come le destre, sembra garantire soluzioni più facili. Ma in realtà, la Germania è andata a destra per effetto di quel brutto sentimento che si è creato già dal momento della riunificazione».

    Cioè?

    «Un sentimento di rivalsa, di volontà di potenza, di desiderio di tornare forti e rispettati. Un sentimento pericolosissimo, che era già insito negli entusiasmi, apparentemente belli giustificati, per la caduta del Muro di Berlino e per la riunificazione. Denunciai questi rischi allora, venti anni fa, e oggi sono ancora più convinto nel dire che questa Germania unita fa spavento”.

    Può spiegarsi meglio?

    «Ecco: io nell’ex Germania Est ci vivo, la conosco davvero. Non è come l’”altra Germania”: qui la frustrazione, la povertà, la disoccupazione, sono fortissimi, e l’effetto di tutto questo è una rabbia crescente, un livore cieco della gente. E sa verso chi si indirizza questa rabbia, questo livore? Verso gli immigrati, in primo luogo verso gli extracomunitari. Ma non solo, visto che qui l’antisemitismo, e più in generale il razzismo, sono endemici, covano da sempre sotto la cenere, pronti a riesplodere. E adesso cominciano a rifarsi vivi. Il primo effetto politico è stato il voto massiccio a destra, e non solo nell’Est, ma in tutta la Germania, perché stati d’animo del genere sono contagiosi».

    Ritiene che in Europa stia accadendo la stessa cosa?

    «Sì, e questo al di là delle vicende elettorali e politiche deio singoli Paesi. Un dato è comune: la paura della crisi, della povertà, della disoccupazione, trovano come bersaglio l’immigrato. E questo si traduce in due modi: a livello popolare, negli episodi di intolleranza e violenza contro gli extracomunitari, e a livello di governi nella orrenda politica delle espulsioni, per esempio quella seguita dall’Italia di recente, indegna e inutile, ma anche dalla Spagna e da altri Stati».

    Si dovrebbero accogliere tutti gli immigrati?

    «Sarebbe un segno di intelligenza e di reale sviluppo democratico. Ovviamente ci vorrebbero controlli, si dovrebbero isolare gli elementi malavitosi o criminali. Ma dimenticare, o rinnegare il principio dell’accoglienza è come dimenticarci la nostra civiltà. Dall’intolleranza verso gli immigrati di passa facilmente ad altre intolleranze. Al razzismo».

    Ci sono altri fattori che ritiene inquietanti nell’Europa di oggi?

    «Mi spaventano, devo dirlo, anche certi autonomismi mascherati da federalismo che, ad esempio in Italia, si saldano alla xenofobia più intollerante e le danno voce e forza politica. Ritengo che, nell’Europa attuale, certi autonomismi xenofobi siano assolutamente identici, come aggressività e pericolosissima retorica anti-straniera, ai nazionalismi aggressivi che tanto male hanno fatto al mondo e a questo continente».

    Qualche motivo di speranza?

    «I motivi di speranza ci sono. Mi riferisco per esempio all’entusiasmo con cui il mondo intero ha vissuto la candidatura e poi l’elezione di Obama alla presidenza Usa. Ritengo che dietro quell’entusiasmo non ci fosse un fenomeno mediatico, ma un segnale bellissimo di evoluzione. La politica di Obama, per ora, soprattutto sul piano interno, sta aprendo veramente la strada a riforme che in America erano inimmaginabili, e quando tutta Europa è scesa nelle strade a festeggiare il fatto che un uomo intelligente, direi geniale, libero e davvero democratico, che oltretutto aveva la pelle scura e un padre africano diventava la persona più potente del pianeta mi sono detto: questa è l’Europa che amo».

    E il ruolo della cultura nell’Europa di oggi?

    «Può ancora essere positivo e decisivo se noi uomini diu cultura non ci chiuderemo nel nostro egoismo o non faremo le star negli studi televisivi o non faremo il megafono servile de nostri governi. Dobbiamo rischiare, denunciare, non fermarci, perché, ricordiamolo, il razzismo, la xenofobia, l’intolleranza, le derive reazionarie, sono prima di tutto il frutto dell’ignoranza, del rifiuto della cultura e, purtroppo, anche di un mondo culturale che ha rinnegato sé stesso e la sua funzione».

  6. Mah, se i tedeschi comincia a no poderghene più del imigrazion, xe perchè dai anni 70 la xe stada gestida sai, sai mal.

    Sinceramente no credo a pericoli de antisemitismo & co, penso che se trati de reazioni piutosto endemiche quando xe ormai evidente che certe politiche (bipartisan) ga portado masse de lavoratori de fora, per poderli pagar un toco de pan, e far contenti i industriali.

    Evidente che chi che se vedi fioi, amici, parenti disocupadi no voli acetar la situazion.
    Dopo sta intervista, son sempre più convinto dela somiglianza del SPD col PD de noialtri, specialmente nel no gaver meza proposta reale, ma bone parole, quele si.

    Come diseva el topic sui furlani 😀 xe finido el tempo dele ciacole, e scuminzia quel dele fritole.

  7. Avatar bulow

    comunque la si pensi, credo che valga sempre la pena meditare su cio’ che scrive grass. credo che nessuno piu’ di lui (come scrittore: come politico non lo conosco) abbia saputo scandagliare gli angoli oscuri dell’ anima della germania (e della propria).

  8. Grass non capisce un accidente di politica: è fermo all’SPD di Brand e sta bene attento a non perdere i favori che da allora gli sono stati accordati. E’ un grandissimo scrittore, non lo nego, ma dovrebbe evitare di mettersi in discussioni estranee al suo mondo. Ho inviato questo pomeriggio un commento alla redazione di Bora.La per analizzare questo sproloquio.

  9. Rimango stupito a leggere che il successo di democristiani e liberali in Germania sarebbe – secondo Grass – una “deriva verso una destra che, in Germania come altrove, non è solo conservatrice, ma ingloba anche elementi pesantemente reazionari”.

    Angela Merkel e i liberali come paladini di una destra reazionaria?

    La mia sensazione poi è che se i socialdemocratici si alleeranno con Die Linke, sarà un abbraccio mortale che seppellirà il partito, creando le condizioni ideali per una “classica” scissione al centro.

    Luigi (veneziano)

  10. Avatar bulow

    julius

    senza entrare nel merito delle questioni sollevate da grass, dico solo che non sono d’ accordo con la tua frase “dovrebbe evitare di mettersi in discussioni estranee al suo mondo”. io penso che sia sempre un fatto positivo quando gli uomini di cultura non si isolano nell’ accademia ma si occupano anche di questioni politiche e/o sociali.

  11. Avatar asem

    Dove si può trovare dati a livello regionale?
    Cosa hanno votato le regioni dell’est per esempio? Le grandi città? La Baviera?
    grazie

  12. @franzot
    forse ho usato beamte nel senso improprio?
    …comunque, volevo riferirmi al fatto che c’e’ un’ossatura di Stato, di amministrazione, e non di affarismo.
    come ho gia’ detto sugli occhiali di grass, ho vissuto con governi di destra in altri paesi, si puo’ essere piu’ o meno d’accordo ma in nessun caso quei governi procedevano ad un sistematico pillage del paese.

    cio’ detto, spero che la SPD sappia rinnovarsi e forse con wowi c’e’ qualche speranza

  13. I risultati in dettaglio (ancora quelli provvisori) si trovano su http://www.bundeswahlleiter.de/

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