1 Luglio 2013

Gli eccessi, le ordinanze e Franca C. Porfirio

img Franca C PorfirioMolti sostengono che Franca C. Porfirio non esista. Così come non esistono i comitati moralizzatori di cui sarebbe instancabile promotrice, di cui non manca di segnalare le vittorie. Io sostengo che non è così. Franca C. Porfirio esiste: è un personaggio mentale che vive nei cervelli dei triestini, e la sua voce – chiunque sia a usarla, firmandosi a suo nome o esprimendo le medesime idee – è una voce che parla in tutte le nostre teste.

Franca C. Porfirio è Doretta Martinoli, quando scrive al quotidiano locale la “Lettera del giorno” di venerdì 28 giugno, dove lamenta il “progressivo, inesorabile degrado cui Barcola è sottoposta”. Franca C. Porfirio è il testo de “Il Piccolo” che accompagna il reportage fotografico di Francesco Bruni usando un lessico di guerra del tutto sproporzionato a quanto si vede nelle foto.

Franca C. Porfirio è Roberto Cosolini quando firma una discutibile ordinanza anti-eccessi per proteggere il centro città dalla movida notturna, infliggendo sanzioni pecuniarie onerosissime a chi maneggia contenitori in vetro e lattine (sì, anche di analcolici) dopo le 23 nelle zone del centro. Franca C. Porfirio è di nuovo Roberto Cosolini (o chi per lui) quando su Facebook difende la medesima ordinanza, sostenendo prima che è un provvedimento in favore della salute dei giovani, poi per la tutela del decoro del “salotto buono” della città.

Franca C. Porfirio è la voce del no se pol, no se ga mai visto, non esisti – con cui il triestino medio tenta disperatamente di difendere lo stato attuale della città, che le cose vi funzionino o meno, impermeabile a ogni visione del domani del nostro territorio. Probabilmente per paura, per incapacità di desiderare qualcosa di nuovo, ma forse anche per difendere con le unghie e con i denti i piccoli privilegi che è riuscito a strappare alla vita.

Franca C. Porfirio, infine, è la madre di un altro personaggio mentale che i triestini conoscono molto bene, anche se non è nel suo stile scrivere lettere firmate: preferisce agire. Lo chiameremo Iure Bobazza. Iure Bobazza è il figlio ribelle di Franca C. Porfirio, che pensa di poter fare ciò che gli pare e mandare a quel paese tutti. Perché ritiene di aver sempre ragione (come la madre, d’altronde), perché è troppo furbo per farsi beccare o punire quando trasgredisce, ma soprattutto perché sente che in città nulla gli è concesso. Anche se, alla prova dei fatti, è quasi sempre la madre ad avere la meglio sulle sue intemperanze.

I due personaggi, ovvero le due istanze psichiche che essi rappresentano, sono entrambi nemici dei cittadini di buon senso che a Trieste esistono e agiscono, ma raramente riescono a far sentire la loro voce. Qualcuno ha letto la pacata, ragionevole nota del Sindacato Autonomo di Polizia di Trieste, in cui ci si chiede quali siano gli effetti concreti di questa ordinanza? Quanti hanno riflettuto sulle lucide parole di Pietro Faraguna, che nel suo blog analizza le origini della nuova vita notturna in città e prospetta concrete misure alternative per limitare il degrado di questa supposta movida?

Quando prendono il sopravvento, Franca C. Porfirio o Iure Bobazza ci fanno ragionare male. Ci fanno dare la colpa ai “tubi” per le multe che prendiamo (Iure) quando infrangiamo una regola, stupida o sensata che sia. Ci dettano quali sono i comportamenti da imporre agli altri (Franca), senza invitare ciascuno all’autodisciplina e al riconoscimento dell’altro. Ci fanno ricordare mitiche età dell’oro che non sono mai esistite o immaginare paradisi solipsistici, ripetendo nelle nostre teste un ritornello infinito di lamenti che ci lascia inerti e impotenti a cambiare le cose.

Bisognerebbe, invece, imparare ad ascoltare entrambi: riconoscere in loro la voce della censura e quella della ribellione; capire che nessuna delle due è depositaria della verità ed entrambe sono nemiche delle soluzioni ottimali – che sono quelle dove tutti vincono e nessuno perde. Il caso della supposta movida sarà un ottimo banco di prova per vedere se Franca C. Porfirio incasserà un’altra vittoria, e il buon senso l’ennesima sconfitta, ora che all’ordinanza si sostituirà un regolamento comunale.

Il regolamento che sostituirà la discussa ordinanza è allo studio dell’assessore Kraus. La Federazione Pubblici Esercenti viene giustamente consultata. Ci auguriamo che Kraus consulti anche qualche portavoce dei giovani, ovvero quelli che rimpinguano le casse dei locali, se non restano al verde per dover pagare le multe (200 euro, per farsi un’idea, sono l’equivalente di 40 birre o cocktail), ovvero quelli di cui tutti si lamentano quando esagerano (ed esagerano, non c’è alcun dubbio su questo – anche se possiamo variamente disquisire se avere in mano una lattina di Redbull dopo le 23 sia un “eccesso”, mentre non lo è girare con una tanica di Friulano attaccata a un sifone nello zaino) e di cui tutti si dimenticano quando fanno il loro dovere di consumatori.

Auspichiamo un intervento della Consulta Giovanile, e delle prese di posizione dei consiglieri comunali nella discussione, per avere una soluzione che accontenti tutti, in nome del bene comune. E ci auguriamo, infine, che chi usa bicchieri di vetro come portacenere (vi prego, ditemi che almeno questa notizia è una bufala) non riceva mai più multe equivalenti a 40 birre medie.

 

Se reputate anche voi iniqua o inopportuna l’ordinanza anti-eccessi, la redazione di Bora.La vi invita a far sentire la vostra voce direttamente al sindaco, scrivendo una mail sobria e civile a robertocosolini@comune.trieste.it.
Un esempio (i più pigri sono liberi di copiarlo e incollarlo) potrebbe essere il testo seguente:

Egregio sindaco,

ritengo che le misure prese con l’ordinanza ‘anti-degrado’ per far fronte agli eccessi della vita notturna nel centro città siano inopportune, inefficaci e controproducenti per l’immagine dell’amministrazione locale.

Auspico che il regolamento che andrà a sostituire l’ordinanza terrà in conto le esigenze di tutti: abitanti del centro, esercenti e giovani frequentatori dei locali, nel rispetto dei reciproci interessi di ciascun soggetto, e non si farà influenzare unicamente dalle voci tendenziose di chi vuole la città in preda a un degrado che la rende invivibile.

Cordiali saluti,

Nome e Cognome

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