15 Aprile 2012

Focus Rigassificatore: intervista con l’assessore comunale Umberto Laureni

Dunque, al Consiglio delle Autonomie, dove gli Enti locali valutano disegni e proposte di legge regionali, Trieste e Muggia si astengono sul provvedimento che parla del rigassificatore. Perché?

Il disegno di legge sull’energia e sui carburanti, pur positivo sotto molti aspetti, non ci è sembrato convincente se applicato alla procedura autorizzativa del rigassificatore di Zaule. Infatti non dà risposte in merito alle competenze autorizzative, lascia irrisolto il problema del gasdotto di collegamento con la rete nazionale che dovrebbe seguire un diversi iter procedurale e non chiarisce i rapporti con gli strumenti pianificatori, del comune di Trieste e del Porto.

La Provincia di Trieste che posizione ha preso?

Non è intervenuta alla riunione, come era successo altre volte. E ci è sembrato strano.

C’è ancora incertezza sull’autorizzazione finale, no? Non si sa se tocchi al Friuli Venezia Giulia, o al governo?

E’ una storia complicata. Dell’impianto di Zaule si comincia a parlare nel 2005, con domanda inoltrata direttamente ai ministeri. Ritenendosi espropriata di una propria precisa potestà, la giunta regionale, all’epoca guidata da Riccardo Illy, fa ricorso. E vince, perché c’è una legge nazionale che attribuisce alle Regioni la competenza sui rigassificatori. Senonché quattro anni dopo il quadro legislativo cambia, per cui questa dovrebbe ritornare a livello governativo.

Vediamo se ho capito: nel 2009, con Berlusconi e la Lega Nord al potere, si fa una norma che depotenzia le prerogative della Regione e dice che a decidere deve essere “Roma padrona”, tanto per addolcire un motto dei padani?

Nei fatti è così. La giunta in carica ha comunque chiesto al Consiglio di Stato di fare chiarezza, ma nell’attesa del suo pronunciamento ha deciso di procedere come se la decisione spettasse a lei. Nei fatti il confronto con Gas Natural continua, su più tavoli (quello dell’AIA, quello del progetto definitivo e quello del rapporto di sicurezza in merito ai rischi di incidente rilevante). La prima documentazione presentata era incredibilmente carente, sono stati richiesti ulteriori dati, sul rapporto di sicurezza siamo alla terza revisione.

Il ministro Passera vede per Trieste un futuro come grande centro energetico. E anche il presidente Tondo si è detto favorevole al rigassificatore. Quindi che la palla ce l’abbia o meno la Regione potrebbe cambiare poco.

Il governatore si è espresso a livello personale. E comunque, se il Comune di Trieste desse un giudizio negativo a livello urbanistico, la Regione boccerebbe l’impianto. Così almeno ci è stato assicurato.

Promosso da lei doveva esserci un incontro, in Municipio, tra il “Tavolo” di docenti universitari e scienziati che hanno studiato il problema, e il consiglio comunale. All’ultimo momento è saltato. Perché?

I capigruppo hanno deciso che conoscevano gli argomenti, visto che si erano già pronunciati in Consiglio contro l’impianto, e che, trattandosi di un problema di natura ambientale, se ne poteva occupare la commissione competente. Devo dire che la cosa mi è dispiaciuta molto, in quanto sono convinto che la città sia ancora pochissimo informata sull’argomento.

Ma in consiglio quanto si è parlato del problema sicurezza? Qui sembrano spargersi rassicurazioni anche se il rigassificatore dovrebbe sorgere a due passi dalla città In America sono stati considerati troppo pericolosi, e abbandonati, impianti che si volevano costruire al largo. Siamo furbi noi e sciocchi gli americani?

Il problema sicurezza è stato approfondito anche in consiglio comunale. Tuttavia, secondo legge, ad esprimersi sull’argomento dovrebbero essere la Capitaneria di porto per quanto riguarda la sicurezza della navigazione e il Comitato Tecnico Regionale per gli incidenti rilevanti e gli effetti domino con impianti limitrofi. Il tutto basato su calcoli previsionali e su modelli matematici che determinano la probabilità dei possibili eventi catastrofici e i loro effetti. Entriamo in un campo delicato, con tantissimi parametri da valutare, in cui basta variare le condizioni di partenza per arrivare a risultati e conclusioni molto diversi tra loro.

A Oxnard, città californiana di 200 mila abitanti, qualche anno fa è stato bocciato un impianto realizzato a 18 chilometri dalla costa. Per Trieste, e Muggia, e Capodistria, invece, il pericolo non ci sarebbe?

E’ chiaro che il golfo di Trieste è a priori assolutamente controindicato a ricevere impianti del genere. Al riguardo però, o il divieto è assoluto, cioè (direbbe Totò) a prescindere da tutto, oppure si entra in quel meccanismo di valutazione previsionale di cui parlavo sopra, sulla cui attendibilità esprimo non da ora fortissimi dubbi, ma che rimandano ad altri Enti competenti.

A Porto Viro, fuori dalla costa di Rovigo, dove funziona un rigassificatore in mezzo al mare, l’area di sicurezza interdetta a ogni attività nautica, è di tre chilometri e mezzo. A Trieste, siccome l’impianto è a terra, basterebbe una fascia di sicurezza di 400 metri. Paurosi i rodigini e coraggiosi i triestini?

Vale quanto già detto. Gli Enti che ho citato sopra considerano sufficienti le condizioni di sicurezza che verranno garantite, comprese le aree di rispetto.

Non tutti gli esperti. Il “Tavolo” ha posizioni molto diverse.

Delle conclusioni del “Tavolo” abbiamo tenuto ampiamente conto nell’esprimere il parere di Comune e Provincia di Trieste. Io però mi riferivo agli Enti aventi per legge il compito di esprimersi su questi aspetti del progetto di Zaule.

Al di là dei problemi di safety, il nodo della security è stato affrontato?

Non mi risulta sia stata presa in considerazione l’ipotesi di attentati.

Ci si è dimenticati di settembre nero alla Siot, nel ’72. En passant, una dozzina di giorni fa in Yemen c’è stato un attentato di Al Qaeda alla pipeline di un terminal, la cui attività è stata bloccata. Non pensa che sia il caso di farlo sapere in giro?

Direi proprio di sì, anche perchè come ho detto sopra ci dovrebbe essere molta più informazione in città

Lasciamo stare la sicurezza, primo problema, perché è cosa che compete al sindaco, oltre che ad ogni cittadino. Ma non ci sarebbero da tenere presenti anche i progetti di sviluppo del Porto?

Non è chiaro, al momento, se e quanto il rigassificatore potrebbe interferire con l’operatività dello scalo e con i progetti di sviluppo indicati nel Piano regolatore del porto (piattaforma logistica, terminale RO-RO, ampliamento molo VII, nuovo molo VIII). La presidente Monassi non si è infatti ancora mai pronunciata sull’argomento e sarebbe un giudizio pesante. La questione portuale è senz’altro primaria e rimanda ad una considerazione di fondo: non si può fare tutto e il contrario di tutto, in questa pozza d’acqua che è il nostro golfo, tutto insieme cultura e turismo, ricerca scientifica di eccellenza e grande hub dell’energia. E intanto l’industria, quella manifatturiera, scompare…

Le scelte, la vocazione, il destino di Trieste…

Mi occupo di questi problemi da quasi quarant’anni. Quando ho iniziato c’era una Trieste dove si producevano dei beni, che fossero navi, marmellate, vetri, liquori o lingottiere. Quel sistema industriale è stato via via smantellato, e in cambio ci hanno proposto cose diverse, sempre presentandole come l’unica, ultima occasione offerta a Trieste, o prendere o lasciare. Le enumero: la Siot a fine anni ’60, la zona industriale sul Carso nel ’76, un mega terminale carbonifero e la centrale termoelettrica di Muggia negli anni ’80. Poi, all’ inizio del decennio successivo, è stata avanzata la proposta del gpl: caverne sotterranee a Muggia e “sigari” nell’ex zona Esso. Di fatto, attraverso i suoi amministratori, la città si era sempre dichiarata disponibile, trovando disponibilità politiche assolutamente trasversali. Anche perchè realizzare l’opera voleva dire comunque dare lavoro . Ragionamento questo che ci farebbe accettare tutto …

Ricorderei anche la proposta di spostare a Trieste il traffico delle petroliere che facevano scalo a Venezia.

Già, eravamo nel 1994. Si disse che le navi potevano venir dirottate a Trieste o a Ravenna. Quest’ultimo rispose: questo è il mio piano sui rischi, non se ne parla nemmeno. A Trieste invece ci sarebbe stata un’ampia disponibilità.

La centrale termoelettrica a carbone dell’Enel, venne però stoppata dai triestini…

All’epoca la soglia della reattività sociale, la capacità di sdegnarsi erano sicuramente più alte. E la Regione prese posizione in maniera netta. Per inciso, là dove volevano fare l’impianto si è poi insediata “Pasta Zara”, che dà lavoro a più persone, con rischio e inquinamento minori. Io vorrei davvero che la città ritrovasse la voglia, il gusto di produrre. Per non trasformarsi semplicemente in un grande centro di stoccaggio e smistamento di combustibili.

Si è mossa la Slovenia, e, recentemente, anche la Croazia. Potrà essere determinante questo interessamento internazionale?

Difficile che sia ininfluente. Mi auguro che anche per merito dagli sforzi comuni dei tre Paesi si arrivi ad una soluzione migliore, penso alla boa al largo alla quale potrebbero collegarsi le navi gasiere anche rigassificatrici, eliminando il riscaldamento con acqua di mare. Una cosa che avevo suggerito parecchio tempo addietro, e di cui adesso qualcuno ipotizza la riproposizione in chiave trinazionale.

 

* E’ partita giovedì 12 aprile 2012, la campagna informativa Focus Rigassificatore. Leggi qui per saperne di più.

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67 commenti a Focus Rigassificatore: intervista con l’assessore comunale Umberto Laureni

  1. nick ha detto:

    Intervista molto interessante. Mi pare che le valutazioni espresse dall’assessore siano condivisibili e di buon senso; anche perchè pone una serie di problemi di ordine generale significativi, in particolare su come strategicamente orientare lo sviluppo della città. Personalmente, l’ipotesi di realizzare il terminal al largo mi vede favorevole. Così come mi sembra un’ipotesi di assoluto interesse quella di valorizzare un ipotitoc ruolo da hub energetico.
    Un’ultima osservazione: la domanda sulla security l’ho trovata un po’ tendenziosa. Non capisco bene cosa c’entri l’attentato di Al Quaeda con Trieste e l’Italia, visto che è avvenuto nello Yemen. E poi, in Italia di pipeline ce ne sono parecchie e nessuna è stata interessata da attentati o tentativi di attentati in questi anni. E anche l’attentato del ’72 è figlio di un’epoca ben diversa da quella attuale. Senza dimenticare che il tema security non può essere certo trattato a livello locale, visto che impone valutazioni di portata più profonda, che non competono a organi locali.

  2. bruno ha detto:

    @nic…senza offesa , ma i tuoi discorsi mi sembrano fatti per cazzarcela……

  3. nick ha detto:

    ma scusate un attimo: nei documenti ai link sopra si evidenzia il fatto che sul tema security i dettagli forniti sarebbe pochi. I credo che per ovvie ragioni i dettagli che voi chiedete debbano rimanere altamente riservati, come avviene sempre per installazioni di questo genere. Non so, pensate che procedure e sistemi di sicurezza debbano essere pubblicati su un file pdf scaricabile da tutti?
    Quanto alla domanda alla quale facevo riferimento, ripeto: l’ho giudicata tendenziosa perchè fa riferimento ad uno scenario – quello mediorientale \ della penisola arabica – veramente troppo diverso dal nostro. Se ci fosse stato un attentato in Europa ad un impianto similare il riferimento ci può stare; ma così, francamente, mi sembra eccessivo.
    Per il resto, come ho scritto, credo davvero che i punti di vista espressi da Laureni siano ampiamente condivisibili e di buon senso.

  4. mutante ha detto:

    i punti di vista di un politico sono sempre condivisibili e di buon senso, sennò non sarebbe un politico e non si farebbe votare…

  5. Nick, vuoi dire che in Europa non ci siano stati attentati terroristici negli ultimi anni e che, per quanto riguarda i rigassificatori in Europa, non si debba prevedere questa possibilità di attacco terroristico?

    LOL

  6. nick ha detto:

    @6. No, non ho detto questo.
    Ho detto che l’Europa non è lo Yemen. In secondo luogo, dico che certamente vanno previste misure di sicurezza ma che non si può pretendere che il protocollo di sicurezza venga messo nero su bianco con tutti i dettagli disponibili a chiunque. Si tratta di informazioni riservate ed è giusto che sia così, per quanto mi riguarda.

  7. nick ha detto:

    @5. Personalmente non penso che “i punti di vista di un politico sono sempre condivisibili e di buon senso”.

  8. Carlo ha detto:

    Adesso sappiamo che a intrervenire in tema di “sicurezza” sarà chiamato, per la seconda volta, il Comitato Tecnico Regionale. Bene.
    Di quali strumenti dispone il CTR per effettuare una valutazione autonoma degli scenari di rischi ipotizzati dal proponente dell’impianto ?
    Oltre a persone di indubbia competenza, il CTR ha anche strumenti informatici (modelli: Degadis, NFBA59A) capaci di validare – autonomamente – quanto proposto nelle relazioni che gli saranno presentate ?
    Ha il potere di effettuare una valutazione “nel merito”, o può solo giudicare se la procedura è stata rispettata ?

  9. Triestin - No se pol ha detto:

    nel caso dei rischi non esisti modelli che pol valutar la pericolosità de un impianto simile a stretto contatto con la città in un cadin circondà da varie attività ad alto rischio a effetto domino.. nel caso succedessi per esempio un attentato o l’errore umano, cambiaria de colpo la storia e le statistiche… con perdita de numerose vite umane…Basta che succedi una sola volta come insegna Vajont, Bophal, Seveso, Cernobyl, Fukushima ecc.

  10. sfsn ha detto:

    no rivo a capir questa intervista: a un certo punto Laureni disi “se il Comune di Trieste desse un giudizio negativo a livello urbanistico, la Regione boccerebbe l’impianto. Così almeno ci è stato assicurato.”
    Bon, considerando che in campagna elettorale el centrosinistra gaveva la parola d’ordine No al rigassificatore, no vedo cossa stia temporeggiando el comun per esprimer un giudizio negativo a livello urbanistico.

  11. bruno ha detto:

    ma mi sfugge qualcosa o durante un consiglio comunale recente hanno già dato parere negativo? o siamo al solito gioco delle tre carte?

  12. arlon ha detto:

    @sfsn: concordo. Qua se parla se parla se parla… de argomenti che nisun volessi più gaver el bisogno de sentir.

    “Non è chiaro, al momento, se e quanto il rigassificatore potrebbe interferire con l’operatività dello scalo […] La presidente Monassi non si è infatti ancora mai pronunciata sull’argomento e sarebbe un giudizio pesante.”

    La Monassi xe quela delle decisioni limpide e mai contraditorie 😀
    E noi, fidemose e spetemo, me racomando.

    Diria che xe ormai evidente che un posto ristretto come TS o diventa POLO ENERGETICO (= un posto orendo, con pochi posti de lavor de basso profilo) o un PORTO COMMERCIAL (= una città vivace, con tanti lavori de ogni genere).

    Imagino che messa in sto modo sia tutti a favor del impianto, no? 😀

  13. nick ha detto:

    porto commerciale? Cosa vuol dire concretamente?
    Tanti lavori di ogni genere?
    Attirando quali traffici?
    E, soprattutto, sviluppando come e con quali investimenti la rete ferroviaria indispensabile per veicolare rapidamente le merci alle loro destinazioni?
    facile dire: meglio che Trieste diventi un porto commerciale.
    Bisognerebbe però fare i conti con la realtà.

  14. cristina ha detto:

    Quoto @6! Esatto Enrico LOL LOL
    E quoto pure @10, Triestin. Le cose son sempre successe – una volta sola eh, però, sia chiaro! – laddove non sarebbero maaai dovute succedere. Che sfiga! 😉

  15. arlon ha detto:

    @Nick, scusa se lo digo, ma te son leggermente in negazion con la realtà cittadina 😀

    • anche ogi che el porto xe in rovina, el impiega più de 10mila persone, con l’indotto. Senza contar alberghi, servizi, etc che in una città commercial seria funziona in pien.
    El rigassificator, impiegassi un ottantina de lori. Tanto per paragonar.

    • la città xe el porto, e el porto xe la città. Quando che el porto xe andado mal, la cità xe andada mal. Quando un andava ben, l’altra seguiva. Oggi no xe diverso, doman probabilmente idem.

    • forsi no te sa che punto strategico Trieste xe: la via più breve e economica da Suez al centro-est Europa. Traffici diria che no manca.

    • usando ben le infrastruture de oggi (cmq sotodimensionade ma anche sotoutilizade) el porto podessi tranquilamente moltiplicar i propri traffici e farghela. Parlamo de MILIARDI de euro de differenza, no due bollette del gas…

    Ribadisso che in sto caso la scelta xe fra una città industrial de basso rango, o fra una città/emporio commerciale con un poco de turismo vizin.
    Niente vieta de scelzer la prima opzion, eh, ma saria un fia autolesionista 😀

  16. Bibliotopa ha detto:

    ” forsi no te sa che punto strategico Trieste xe: la via più breve e economica da Suez al centro-est Europa. Traffici diria che no manca.” Fra Suez e Trieste, ok, ma fra Trieste al centro-est Europa la distanza è breve solo in linea d’aria..

  17. effebi ha detto:

    più la giremo e più la spuza…

  18. effebi ha detto:

    si potrebbero intervistare tutti i consiglieri, comunali, provinciali e regionali…
    domanda secca: rigassificatore a zaule si/no

    e po far la somma.
    che ogni dun se dichiari e che no stemo più a menarla.

  19. nick ha detto:

    ha perfettamente ragione Bibliotopa. Non a caso la maggior parte delle navi che provengono dall’estremo Oriente, nonostante passino per Suez, vanno a scaricare ad Amburgo, Rotterdam, Anversa, anche se questo implichi 4 giorni di navigazione in più rispetto ad andare a Trieste. Un motivo ci sarà, evidentemente.

  20. nick ha detto:

    @15. Quindi, sulla base di questo ragionamento, non costruiamo più nulla. Zero.
    Mi sembra proprio intelligente

  21. Maximilian ha detto:

    Caro nick, qua molti saranno impiegati nello stato/regione/comune/provincia mi sa. Altrimenti non si spiega il distacco con cui osservano il progressivo depauperamento del nostro settore industriale. Anzi qualcuno ci gode.

  22. Triestin - No se pol ha detto:

    me par che se parla de novo piano regolador del porto, molo ottavo, piattaforma logistica, riconversione della ferriera, recupero dei siti inquinadi, riqualificazion dell’area ex Aquila con terminal traghetti ro ro ecc.. nick per favor

  23. nick ha detto:

    appunto, “se parla de…bla bla bla”.

    Maximilian tocca un punto centrale: a Trieste troppa pubblica amministrazione, e di conseguenza troppa gente che non sa cosa vuol dire impresa e rischio d’impresa.
    E, per come la vedo io, in questo momento c’è una distanza siderale in termini di visione del mondo e della vita tra chi ha un impiego pubblico e chi opera e lavora nel privato.
    Anche questo potrebbe essere un buon punto di partenza per riflettere sullo stato attuale della città e sul suo futuro.

  24. bonalama ha detto:

    non lo sanno nemmeno le imprese, ampiamente finanziate col denaro pubblico, della serie profitto mio debiti vostri!

  25. arlon ha detto:

    Nick ne sta continuando a dir che xe de costruir una roba che ne da’ poche decine de posti de lavor, per farghene sparir centinaia, se no nel longo termine migliaia. Zontando risci potenzialmente mortali per una bona fetta de la citadinanza. Me par ben!

    Per quel che riguarda el porto semo OT quindi no entro nei detagli per cui le navi qua passa poco… ma ricordo anche la tratta India-Medio Oriente-Suez-Brasil, in crescita ENORME, della quale chi che sto porto lo aministra evidentemente “no se ga reso conto” — ma si, noi gavemo el gasss ma che ce fregaaa ma che ce importaaa 😀

  26. mutante ha detto:

    nick: di fatto in italia non esiste la proprietà privata, metre l’impresa privata è punita quasi come un crimine. quindi, cosa vuoi riflettere? su un impianto a carico della collettività poi…

  27. capitano ha detto:

    Ehm ma no iera successo propio a Trieste?
    4 agosto 1972?

  28. nick ha detto:

    @arlon: quella “roba che ne da’ poche decine de posti de lavor”, come la chiami tu, stando ai numeri ripresi dal Sole – unici numeri circolati finora, visto che nessun altro ha fornito link ad altri dati – comporta un investimenti di 500 milioni di euro (500!!!), occuperebbe per i 40 mesi di lavori previsti
    oltre 4mila persone e, a regime, assicurerebbe 70 posti di lavoro diretti e altri 320 indiretti.
    Il tutto, come ha ricordato Boniciolli, senza in alcun modo creare problemi al porto. Visto che un porto, se vuole essere tale, non può avere problemi ad ospitare 100 – 200 navi in più all’anno.

  29. Maximilian ha detto:

    @28 certo 30 anni fa ed altri 30 anni prima sono successe cose ancora peggiori…non credo sia un modo di ragionare sensato.
    A parte che basterebbe stare al di fuori di certe guerre che non ci riguardano, per non temere rappresaglie.

  30. Maximilian ha detto:

    40 anni fa

  31. cristina ha detto:

    @Nick, @Maximilian, spiacente, sono un’imprenditrice. Nemmeno uno statale/regionale in famiglia, ma nemmeno andando a cercare indietro nelle generazioni.
    Incredibilmente moderno il vostro concetto di industria, impresa: se non mette in pericolo l’ambiente, l’ecosistema, la salute non v’aggrada? Mi fate venire in mente certi libri di Dickens… 😀

  32. nick ha detto:

    Sbagli.
    Dico semplicemente che in nome dell’ambiente non si può essere sempre contrari a tutto. Il rigassificatore non troverebbe spazio in mezzo ad un’oasi del WWF, ma a ridosso di un’area che ha conosciuto negli anni una fortissima industrializzazione che – purtroppo – ha avuto un impatto devastante.
    Credo che gli investimenti legati a quell’opera e le opportunità che ne deriverebbero(hub energetico, semplificando al massimo) vanno presi in serissima considerazione.
    Penso che si debba trovare un giusto compromesso. Anche la Tav – se ne discuteva su questo stesso sito nei giorni scorsi – ha avuto ricadute ambientali anche molto dure. Ma ha cambiato in meglio il modo di vivere, lavorare e viaggiare di milioni di persone.
    Non si può sempre essere contrari a tutto.

  33. Kaiokasin ha detto:

    Ma questo privato che vuole investire a Trieste per costruire questo deposito (non è un’industria, non si costruisce niente), ha presentato un progetto con tecnologie antiquate, fortemente impattante sull’ambiente, che danneggerebbe altri settori economici con conseguente perdita di posti di lavoro (pesca, maricoltura, turismo, diporto, portualità, valore delle abitazioni nei dintorni dell’impianto, salute della popolazione), con studi che sono stati fatti a pezzi dagli esperti e si sono dimostrati lacunosissimi. Se sono seri che ritirino il loro progetto e ne presentino un altro più moderno e adeguato al nostro territorio, sottoponendolo alle procedure e alle valutazioni d’impatto ambientale vigenti in Italia, senza scorciatoie, altrimenti arrivederci.

  34. Tergestin ha detto:

    Contrari a tutto no, ma ficar un rigassificator nel nostro golfo podessi crear problemi de navigazion. Li ga creadi anca nela baia de Tokyo a quanto par: e si’ che la’ i ga un poco de piu’ spazio e aministrazioni lievemente piu’ organizade.

    “Fare impresa” (che fa tanto figo da dir) no vol dir butar su casermoni e centri comerciali destinai a restar svodi ne rigassificatori che fazessi a pugni con le -notevolissime- potenzialita’ del Porto de Trieste. Riverzemo i magazini serai in Porto vecio nei setanta e i cantieri rubai nei sessanta, prima de ficarse in progeti che comunque no se fara’ ma servi ai politici per parlar de qualcossa. Tuto questo saria possibilissimo e andassi a brazeto con una bona gestion del Porto (Franco, per altro).

    Imbastir dove no servi e no utilizar el bon che se ga no vol dir “far impresa”. Vol dir far cagade.

  35. sfsn ha detto:

    A Nick:
    la TAV ga cambià el modo de viver de una categoria de privilegiai: industriali, presdienti de CdA, politici, banchieri, ecc. No sicuramente dei milioni de pendolari che a causa della TAV se ga visto ridur i investimenti sulle linee storiche. Lo stesso sarà anche per el rigassificator: ghe farà far soldi a palade ai boss della Gas Natural e a qualche politico ammaniglià, ma ai citadini ghe resterà solo l’inquinamento del mar e el ris’cio esplosion

  36. mutante ha detto:

    ma che milioni di persone ha mosso la tav? siamo alle allucinazioni…

  37. nick ha detto:

    categoria di privilegiati? Allora dev’essere una categoria abbastanza numerosa visto il numero dei treni ad alta velocità che sono in servizio….

    allucinazioni, le mie? Ma, basta girare un po’ l’Italia e verificare di persona.

  38. capitano ha detto:

    La categoria dei disagiati è di gran lunga maggioritaria.

  39. Dario Predonzan ha detto:

    Vedo che si continua a parlare (citando il Sole 24 Ore)di 4.000 posti di lavoro per la fase di costruzione del rigassificatore. Nei documenti di GasNatural, invece, la cifra indicata era di 450 circa. Mi pare più realistica (e la fonte più attendibile).
    Quanto alle disquisizioni sul “rischio d’impresa”, ricordo (è stato detto e ripetuto fino alla nausea, ma qualcuno deve avere la memoria corta) che una delibera dell’AEEG garantisce comunque ai gestori dei rigassificatori un introito pari al 71.5% di quanto incasserebbero vendendo il GNL rigassificato, ANCHE SE IL GNL NON ARRIVA. Il tutto a carico di chi il gas poi lo distribuisce, che a sua volta si rifarebbe ovviamente sull’utenza finale. Dove sia il rischio d’impresa, in un caso del genere, mi sfugge.

  40. Kaiokasin ha detto:

    Treni in esercizio ce ne sono (generalmente molti meno di quanti le attuali linee potrebbero ospitare), ma sono redditizi? E se non lo sono chi paga? La Torino-Milano è un fallimento, sulla Milano-Venezia non c’è domanda sufficiente (Venezia-Trieste non ne parliamo, è un deserto). Con i chiari di luna che abbiamo in Italia è chiaro che bisgona cambiare registro, no?

    http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002969.html

  41. hobo ha detto:

    “in nome dell’ambiente non si può essere sempre contrari a tutto”

    in italia non si e’ mai stati contrari a niente, in nome dell’ ambiente. e trieste est ne e’ l’ esempio.

    trieste est e’ un luogo da incubo, post industriale, post atomico, post punk, post qualunque cosa.

    e se non in nome dell’ ambiente, almeno in nome delle persone che in quell’ ambiente ci vivono, e non possono permettersi di scegliersene uno migliore, qualche no e’ ora di cominciare a dirlo.

    in nome dello sviluppo non si puo’ essere sempre favorevoli a tutto.

    p.s. il fmi l’ha detto chiaramente: la longevita’ e’ un problema per l’ economia. se si vuole rilanciare l’ economia bisogna ridurre la durata media della vita. che facciamo? mica vorremo andare contro le richieste del fmi? chi si offre come volontario?

  42. nick ha detto:

    se il business non fosse redditizio, NTV non sarebbe nata.
    I frecciarossa della Roma – Milano sono sempre pieni, a ogni ora del giorno, in ogni classe. Sempre.
    Dove hai letto che la Torino – Milano è un fallimento?
    E poi non bisogna ragionare per singola tratta. Il tratto Torino – Milano va inserito in una tratta più ampia (quella che appunto si spinge fino in Francia, a Lione). e lo stesso vale per la Milano – Venezia, che speriamo si possa realizzare presto. E’ chiaro che c’è un rapporto di indiretta proporzionalità tra costi di gestione di una linea tav e la sua lunghezza.

  43. Kaiokasin ha detto:

    #43 “Dove hai letto che la Torino – Milano è un fallimento?” Lo dice un tale che insegna al Politecnico di Milano ed è stato consulente per la Banca Mondiale, il ministero dei trasporti, le Ferrovie dello Stato e del ministero del Tesoro. Ho messo il link al #41.

  44. Kaiokasin ha detto:

    #43 “Dove hai letto che la Torino – Milano è un fallimento?” Lo dice un tale che insegna al Politecnico di Milano ed è stato consulente per la Banca Mondiale, il ministero dei trasporti, le Ferrovie dello Stato e del ministero del Tesoro. Ho messo il link qui sopra.

  45. Maximilian ha detto:

    @32 Certo che mi interessano la salute l’ambiente e l’ecosistema però ragionando in questo modo non dovremmo avere autostrade, automobili , aerei ecc.ecc.
    Se guardi i commenti sulla chiusura della Stock vedrai che là tutti si stracciavano le vesti per la chiusura della fabbrica (le distillerie sono molto inquinanti per l’ambiente) gli stessi che poi parlano di ecologia quando salta fuori il rigassificatore. Questo per far capire che il lato emozionale ci fa vedere lo stesso problema da 2 punti di vista diametralmente opposti.
    Addirittura si tirano fuori attentati di 40 anni fa, come se nel 1983 qualcuno avesse detto “non costruiamo case tanto 40 anni fa ce le hanno bombardate e c’è il rischio che succeda di nuovo” .
    Schierarsi contro per principio pare folle.

  46. Kaiokasin ha detto:

    #46 Ma anche schierarsi per principio a favore…
    Non mi pare sia il caso di avere troppe autostrade, troppi rigassificatori, troppi centri commerciali, troppi stadi, troppe automobili (beh, troppe automobili!?), ma avere quello che effettivamente ci serve. Invece in Italia in questi decenni pare che l’importante sia stato e continui a essere il costruire e poi se l’opera si rivela inutile o sovradimensionata solitamente provvede lo Stato. Nel caso dei rigassificatori ci hanno addirittura pensato prima (vedi commento #40). Quel che manca nel settore energetico, come in quello urbanistico, commerciale, trasportistico è la pianificazione. Lo studio di ciò che effettivamente serve e servirà in futuro e che si può ottenere con modelli molto precisi, oltre alla sostenibilità economica, sociale e ambientale di quello che si va a costruire. E manca anche la capacità di guardare al lungo periodo (il gas è un’energia di transizione, per uscire dal carbone e dal petrolio, ma nel futuro a medio-lungo termine spero vorremmo puntare a qualcosa d’altro – anche sulla riduzione dei consumi – e non più sui combustibili fossili: gli altri paesi europei, Germania in testa, si stanno già attrezzando). La mancanza di pianificazione sta producendo costi sociali, ambientali (in definitiva economici) che si scaricano su tutta la collettività.

  47. sfsn ha detto:

    @ nick,
    te consiglio de legger i link de kaiokasin e anche “il libro nero della TAV” de ivan cicconi.
    La Tav xe sempre stada in perdita, marcia con circa un decimo dei treni previsti e NTV no xe nata perchè el business xe redditizio, ma perchè el governo ghe ga dà l’appalto a fondo perduto (al momento dell’appalto la NTV iera nata da meno de una settimana e no gaveva nianche un dipendente. L’unica roba certa iera che i sci iera monetzemolo, della valle e gianni punzo -indagato per associazione camorristica)
    Quanto al fatto che chi va sulla TAV xe un privilegià lo confermo. Prova a veder i costi che ga un biglietto. La maggior parte delle persone semplicemente NO SE LI POL PERMETTER.

  48. sfsn ha detto:

    @ hobo 42:
    quoto in toto.
    In nome del progresso i ne distruggi tutto. E quei che sostien che “in nome dell’ambiente non si può esser contrari a tutto” o xe dei banditi come FMI, governo Monti, multinazionali, ecc. o xe dei sprovvedui che ghe credi ai suddetti e che ghe tocherà ricrederse quando, a causa de queste politiche economiche da loro tanto decantade, ghe vegnerà un kankraz.

  49. Tergestin ha detto:

    @ Hobo

    “trieste est e’ un luogo da incubo, post industriale, post atomico, post punk, post qualunque cosa”

    Si’, pero’ da la’ vien fora i meio elementi, precisemolo.

  50. hobo ha detto:

    @tergestin

    ovio. tipo “1997 fuga dal bronx” 🙂

  51. Tergestin ha detto:

    Bon, alora co’ vado a trovar i mii veci amici e vicini me fico la benda nera sul ocio tipo Jena Plinski.

    (In efeti se te ghe cressi no te se rendi conto che anno dopo anno, casermon dopo casermon, l’area no xe dele piu’ gradevoli ala vista).

  52. nick ha detto:

    quanto al link de lavoce.info, non si dice che la Torino – Milano è un fallimento e basta. Dice che il problema è rappresentato dai tempi lunghi della burocrazia italiana che hanno fatto lievitare i costi. Perchè – viene scritto in maniera molto chiara – la “domanda ferroviaria” esiste.
    Detto questo, non è vero che i costi dei biglietti della tav sono proibitivi, altrimenti i treni non sarebbero pieni.
    SArei poi curioso di sapere di quale appalto, relativamente a NTV, si sta parlando. Comunque, se pensi che sia tutto un magheggiamento, vatti a vedere quanti sono i soldi investiti, la gente assunta, e via dicendo.
    Comunque dare sempre la colpa alle multinazionali e al solito complotto è davvero ridicolo.
    Quanto al tema del gas che sarebbe una fonte energetica di transizione sul lungo periodo, bè non dimentichiamoci quello che disse Keynes: “nel lungo periodo saremo tutti morti”.

  53. bonalama ha detto:

    in italia il problema dell’aumento dei costi sono le T A N G E N T I !!!!

  54. Kaiokasin ha detto:

    #55 Ma Nick, insomma, c’è scritto: “il maggior flop infrastrutturale di questi anni, la linea di alta velocità Milano-Torino, costata 8 miliardi e con una capacità di 330 treni/giorno, ne porta, dopo tre anni dall’entrata in servizio, appena venti”. Se ci fosse domanda ci sarebbero 330 treni e la linea non sarebbe utilizzata al 6,06%.
    E poi non si ragiona nel lungo periodo perchè saremo morti, quindi andiamo avanti così a inaugurare opere inutili ogni volta che ci sono le elezioni e a distruggere l’ambiente. “Perchè dovrei preoccuparmi dei posteri? I posteri si sono mai preoccupati di me? (Groucho Marx).

  55. nick ha detto:

    è un po’ troppo facile estrapolare la frase che fa comodo. Bisogna leggere (e riportare) tutto

  56. nick ha detto:

    Bella la frase di Groucho Marx!

  57. sfsn ha detto:

    nick, mi me par ridicolo crederghe a tute le fandonie che scrivi i vari osti che disi che el loro vin xe bon (NTV, GasNatural, ecc.)
    E purtroppo xe un intero paese che ghe casca (come ti), anzi l’intero occidente.

    @ Tergestin: Jena Plinski Terminal, grande!

  58. Triestin - No se pol ha detto:

    anche se no esisti un piano energetico nazionale e regionale Monti dichiara: Puntiamo ad esser hub tra Ue Africe e Asia… http://www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/news/articolo/lstp/450372/

  59. Carlo ha detto:

    Ah si, sicuro che si. noi puntiamo e tutti gli altri stanno fermi ad aspettare le nostre mosse….
    I Paesi del Nord Europa si stanno velocemente attrezzando con infrastrutture adeguate. Nel novembre 2011 a Rotterdam è stato inaugurato il terminal GATE (Gas Access to Europe); a Dunkerque nel 2015 entrerà in esercizio il terminal che – secondo le intenzioni dei proponenti – porterà la Francia ad essere uno tra gli attori principali nell’esportazione del metano.

  60. Carlo ha detto:

    ‘Sta novità già Di Pietro l’aveva tirata fuori, nel 2006:
    “L’Italia ha bisogno di undici rigassificatori di
    cui almeno quattro dovrebbero essere avviati subito” (intervista ad
    Adnkronos, 19 agosto 2006)
    http://www.3asi.it/articoli_file/Articoli/presentazione_LNG_Maschio.pdf

  61. Mauricets ha detto:

    il gas da solo è un cappio come il petrolio.

    serve un piano integrato con rinnovabile, carbone idrocarburi idroel. e gas.

    centrali efficentie flessibili. li dove si deve saper far fronte ai picchi di consumi e ridurre le latenze delle attuali tecnologie.

    in verità poi si vede che gli investimenti sulle nuove tecnologie (centralli gas a bassa lateza e veloci) è di fatto inesistente. Monfalcone ne è un esempio tanto che: «La centrale di Monfalcone è strategica per il Nord-Est e per il tessuto produttivo particolarmente energivoro della nostra regione – dicono ancora Filctem, Flaei e Uilcem – ed è ora che venga definito da A2A il progetto per la sostituzione dei vecchi gruppi ad olio combustibile e sbloccati i 700 milioni di euro di investimento. A2A, ad inizio anno, è riuscita a reperire la medesima cifra per comparare la quota di Edipower in mano ai francesi di Edf».

    http://www.cgilfvg.it/news.php?id=668

    perchè le risorse sono assorbite da investimenti sul solare.

    un paradosso energetico in italia.
    visto che l’Italia occupa con 39 GWh il terzo posto nell’ambito dell’Unione Europea nella graduatoria della produzione di energia da fonte solare.

    l’affare gas è speculativo se non integrato con un efficente sistema di produzione e distribuzione.

  62. Mauricets ha detto:

    la produzione di energia, e la sua disponibilità in rete, nella giusta quantita, nel giusto momento è la vera sfida.

    inutile produrre 100 quando serve 10
    come è deleterio produrre 10 quando seve 100.

    la vera sfida è la flessibilità della produzione, che si ottiene con una attenta e moderna gestione degli impianti.
    da solo il gas non serve a niente. se non a ingrassare pochi soggetti.

  63. Triestin - No se pol ha detto:

    ingrassare pochi soggetti con le nostre bollette…( Delibera Autorità per l’Energia n° 178/05 e 92/08 )

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