19 Aprile 2011

Karlsen in Comune: per quella città democratica che passa per Cln, Lista per Trieste, Riccardo Illy

Intervista a Patrick Karlsen a cura di Paolo Stanese, foto tratte dall’evento di presentazione della candidatura di Patrick Karlsen in Consiglio Comunale.

Per ogni triestino che si accinge a un’impresa, che sia sportiva, imprenditoriale o socialmente utile, ce ne sono almeno tre pronti a chiedersi «Ma chi te lo fa fare?», ovvero «Perché non stai piuttosto a pascolare sul Carso o a far liston nel nostro centro storico?» Vogliamo partire da qui, dai motivi per cui hai deciso di candidarti al consiglio comunale?

L’ho fatto per un sentimento di rabbia da una parte, per come vanno le cose oggi a Trieste, ma anche di riconoscenza per quello che Trieste mi ha dato: qui mi sono formato culturalmente e moralmente, ho ricevuto moltissimo, sento il dovere di restituire qualcosa.

Come molti altri giovani a Trieste e in Italia, e specialmente quelli che fanno ricerca, vivo con il rischio e la lusinga di un lavoro all’estero. Ma prima di andarmene, se sarà il caso, vorrei dare il mio contributo per migliorare le cose. Lamentarsi senza agire non serve a nulla, se non a rendere sterili le lamentele.

Un simile senso civico non è troppo diffuso da queste parti. Ho il sospetto che le radici di questo sentimento non siano propriamete giuliane…

Sono un triestino. Forse atipico, perché mio papà è un marittimo norvegese, mia mamma viene da Genova ma ha origini slovene: proprio questo miscuglio mi fa sentire a casa qui a Trieste. Mi piace il mare, sono un fan sfegatato dell’Adriatico orientale. In un certo senso, per me Trieste, prima ancora che una città mitteleuropea, è la prima città della Dalmazia.

Poi: sono un ricercatore di Storia contemporanea con una borsa all’Istituto Croce di Napoli. Ho studiato la cultura civile della Venezia Giulia e il comunismo italiano e internazionale. Ho lavorato per mostrare che Trieste non è stata solo la città degli opposti estremismi e nazionalismi, ma è stata anche una città democratica, tollerante, piena di senso civico, capace di reagire nei momenti di difficoltà.

Penso alla storia terribile e grandiosa del Cln giuliano, alla volontà di rivalsa sprigionata dalla prima Lista per Trieste, all’esperienza di Riccardo Illy sindaco. Si tratta, per certi versi, di riannodare i fili di questa storia spezzata.

Come a dire, c’è qualcosa di rotto a Trieste (e non stiamo parlando solo dell’asfalto) che le impedisce di dispiegare il proprio potenziale, anche se tutti sanno bene che questo potenziale c’è. Che idea ti sei fatta, studiando il nostro Novecento?

Trieste è una grande città trattata troppo male, dai governi nazionali ma anche dalle ultime amministrazioni comunali. L’hanno considerata come una qualunque periferia, perdendo di vista il rapporto privilegiato che lega la nostra città all’Europa. Questo modo di governare non è in sintonia con ciò che la città è stata e può tornare a essere.

È ora di darsi una svegliata, di ridiventare forti per far valere meglio i nostri potenziali sia nei confronti di Roma, sia dei Paesi amici a noi vicini. Pensiamo a Bilbao, Edimburgo, Liverpool: esempi cui possiamo guardare per scoprire come alcuni centri industriali e portuali hanno reagito al declino industriale puntando su cultura, identità e storia. O pensiamo a Saragozza, che ci ha fregato l’Expo giocando meglio di noi le carte che aveva in mano…

Per un attimo mi hai fatto balenare in testa l’immagine di un museo Guggenheim, costruito in Porto Vecchio. Ma subito una vocina ha cancellato l’immagine ricordandomi che «ce n’è già uno a Venezia… qua no se pol!»

E invece «Sì, se pol» è già una realtà, in molti casi. Esistono esempi che dimostrano quante energie e quante risorse ha Trieste.

Pensiamo agli enti internazionali di ricerca che operano nel nostro territorio, pensiamo all’industria della Illy che sa fondere mercato, arte, cultura, etica e ricerca scientifica; pensiamo alla qualità dell’offerta culturale dei nostri teatri e dei nostri festival cinematografici; pensiamo alla fama internazionale che pone Trieste sotto i riflettori in occasione della Barcolana; o ancora alla ricchezza della nostra offerta enogastronomica e ai prodotti tipici del Carso e del nostro mare; a vitali e innovativi esperimenti di partecipazione politica e civile come il Forum Trieste 2011.

Sono tutte esperienze già vincenti che dovrebbero essere coordinate in uno sforzo comune, in un’idea condivisa di sviluppo e di futuro per Trieste.

Certo, Trieste avrebbe proprio bisogno di forze giovani e di ottimismo… Ma da che parte si comincia, per riannodare i fili della storia spezzata di cui parlavi prima?

Una città invecchiata non invoglia i giovani a restare, tornare o anche arrivare, e invece io voglio che sia così. Per far sì che Trieste diventi una città dinamica e produttiva ci sono tante cose chiarissime da fare, e il candidato sindaco Roberto Cosolini le ha bene in mente: industria, scienza, porto, sono punti che nel programma di Cosolini sono articolati molto bene.

Da parte mia, sono un anti-tuttologo e penso che ciascuno debba dare il proprio contributo in base alle proprie competenze. Mi metto a disposizione a partire da ciò che so per rilanciare il ruolo della cultura in questa città e per ragionare sulle politiche giovanili, tenendo conto che la cultura è un cibo essenziale per l’anima che può diventare anche cibo per l’economia.

Insomma, sto intervistando un giovane ricercatore, e per di più storico, che propone di rilanciare Trieste proprio partendo da due elementi palesemente trascurati – cioè i giovani e la cultura?

La cultura e i giovani sono due elementi cruciali. Dobbiamo stimolare il turismo e rilanciare Trieste come grande polo culturale dell’Euroregione. Dobbiamo puntare sulla letteratura, avendo la fortuna di vivere in una città che può essere trasformata facilmente in un meraviglioso museo a cielo aperto, con un parco letterario che valorizzi il fascino dei grandi scrittori e delle grandi opere che sono state composte qui, accompagnando i visitatori lungo itinerari predisposti, organizzando spettacoli e letture pubbliche in giro per la città, coinvolgendo gli attori del luogo e anche i giovani studenti e laureati delle discipline umanistiche della nostra Università.

Dobbiamo puntare sulla storia, creando un’esposizione del Novecento europeo in centro città che sfrutti i passi avanti compiuti dalla storiografia italiana e internazionale per spiegare ai turisti e alle scolaresche d’Italia, d’Austria, di Slovenia e Croazia come e perché le nostre terre sono state un laboratorio della storia europea. Dobbiamo riaprire Fest, il Festival internazionale della cultura scientifica sprezzantemente e rozzamente cancellato dalla giunta filofriulana che governa la Regione.

E dobbiamo dare al dinamico mondo dell’associazionismo giovanile uno spazio autogestito in centro che possa fungere da richiamo anche per i giovani di Veneto, Austria e Slovenia. In città che frequento spesso come Napoli e Roma cose del genere non sono fantascienza, e si possono fare anche qui.

Stai di nuovo pensando in grande, ma questa città sonnacchiosa non mi sembra molto favorevole alle trasformazioni repentine. E imbarcarsi in grandi imprese è un bel rischio per chi fa politica, e viene giudicato dagli elettori in base ai risultati e non alle promesse.

Oltre ai progetti più ambiziosi e impegnativi, nel mio programma ci sono anche alcune azioni immediate, che possono essere fatte presto. Per esempio, un serio progetto di estensione delle aree e dell’accesso al WiFi pubblico, cominciando magari dalle periferie e non dal canonico salotto buono del centro; un sistema funzionante di bike-sharing, specie sul Carso, che dia modo ai turisti di apprezzare la bellezza paesaggistica dell’altipiano; una carta–servizi per garantire almeno agli studenti universitari di Trieste un sistema di promozioni e convenzioni realmente funzionante; un piano di estensione dei percorsi sul Carso per i nostri runner. E poi si deve intensificare il servizio notturno dei bus, per offrire un’alternativa all’automobile a tutti i giovani e meno giovani che – e meno male! – escono la sera per divertirsi.

Insomma, sembra proprio che i miei «no se pol» non ti scalfiscano. Ma io ho ancora un dubbio: dopotutto, tu ti stai candidando a consigliere comunale, non a sindaco. Avrai davvero la possibilità di fare le cose che hai in mente? E come interpreterai questo ruolo?

Il lavoro del consigliere comunale è raccogliere le esigenze che arrivano dalla società da una parte, stimolare e indirizzare l’amministrazione in carica dall’altra. C’è spazio per lavorare affinché i programmi diventino realtà.

In questo senso interpreto questa avventura politica come un’estensione con altri mezzi del mio impegno civile: sento l’esigenza di mantenere un collegamento fortissimo con le persone, in particolare i miei coetanei, e con le loro esigenze, fare da tramite fra queste e il governo della nostra comunità. Come un cantiere, un forum pubblico perennemente aperto che certo non si chiude dopo il giorno delle elezioni.

E per tutte queste ragioni mi sento a mio agio nella lista «Libertà civica – Cittadini per Trieste», che è uno spazio che consente libertà, autonomia e innovazione.

Intervista a Patrick Karlsen a cura di Paolo Stanese, foto tratte dall’evento di presentazione della candidatura di Patrick Karlsen in Consiglio Comunale. Patrick Karlsen è su Facebook, qua.


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17 commenti a Karlsen in Comune: per quella città democratica che passa per Cln, Lista per Trieste, Riccardo Illy

  1. bravo Patrick. con un’intervista così si merita il mio voto. (bravo anche all’intervistatòr, però!)

  2. capitan alcol ha detto:

    Tutto bello e interessante però mi scivola sulla buccia del campanilismo.

    “sprezzantemente e rozzamente cancellato dalla giunta filofriulana che governa la Regione”

  3. effettivamente non ho apprezzato quel passaggio sia per la polemica anti-friulana e, soprattutto, perchè penso che l’iniziativa della giunta in quel senso abbia un senbso anti-illyano in maniera del tutto gratuita.

    ma va bene così, è il quadro complessivo di quanto dice patrick che mi soddisfa : )

  4. capitan alcol ha detto:

    #3 Concordo. Ricordo che FEST giace assieme ad Innovaction.

  5. Paolo S ha detto:

    Eh, capitan alcol, che dire… lo chiamiamo “cosmopolitismo in slasa giuliana”?

  6. Paolo S ha detto:

    Edit: slasa=salsa. Maledetto mi che no rileggio mai!

  7. federica ha detto:

    mi farei il cambio di residenza solo per votare questo finalmente bel programma!

  8. Splendida intervista. Emozionante.
    Avanti così.

  9. el muleto ha detto:

    Bravo Karlsen! Non ti conosco di persona ma le tue parole mi convincono. Più gioventù, più cultura, più morbin! Per Trieste capoluogo dell’Euroregione!

  10. Léon ha detto:

    Caro Patrick, un grande in bocca al lupo per la campagna elettorale. Hai convinto anche me che pure triestino non sono (e nemmeno orientato politicamente in area centrosinistra) e che la tua bella città l’ho visitata (e comunque apprezzata) troppo in fretta, oramai cinque anni fa, quelle poche ore in tua compagnia.

  11. omo de Francovez ha detto:

    ho visto questo personaggio su youtube, fa dei videoblog nei quali sostiene che “la cultura porta pila”!

  12. Sara Matijacic ha detto:

    Che bello! Persone come Patrick ti fanno credere in un futuro per Trieste. Forza!! 🙂

  13. patrick karlsen ha detto:

    Grazie per la lettura, i commenti e gli incoraggiamenti, a tutti.

    Cercherò di controllare il mio campanilismo per Trieste, lo prometto… ops, così ho ammesso di averlo? 🙂

  14. Stelio Mangano ha detto:

    La me par vecio, se la vol i voti dei zovini la vedo dura.
    Facile poi che chi comenta xe solo amici.
    Me par che el mato se stia comportando de asesor alla cultura e ai ziovini.
    Paseremo da un filo fascista a un filo giuliano.
    Trieste capital!

    Vedemo se la bora.la ghe da spazio anche a altri candidati/e ziovini (magari qualchedun che sia ziovine per bon)

  15. ex-ziovine ha detto:

    A grande richiesta intervista a Sara (ziovine per bon).

  16. seconda puntata del videoblog di patrick, intanto:

  17. Roberto ha detto:

    Ecco un altro che ha capito tutto: visto che con la borsa di studio a 33 anni , se non sbaglio, non si riesce a campare perche’ non buttarsi in politica?

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