9 Dicembre 2009

Sarajevo 2014: integrare i Balcani nella Ue a un secolo da Francesco Ferdinando

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L’articolo è di Lorenza Masé

Segnato un punto contro l’euroscetticismo e scampato il pericolo di un ghetto nel cuore dell’Europa. Crolla il muro di Schengen.
Abolizione dei visti significa dal 19 dicembre libertà di movimento dentro l’Ue per i cittadini di Serbia, Macedonia e Montenegro. Presto archiviate le lunghe code alle ambasciate e ai consolati alle quali un cittadino extra-comunitario deve sottoporsi – spesso senza ottenere nulla – per fare un viaggio, partecipare a un evento sportivo, fare visita a un parente o un amico in un paese Ue.

Si procede così a piccoli passi verso l’integrazione lanciando un segnale di appartenenza dei Balcani all’Europa.
Presso l’Università di Trieste – Edificio H3 – si è svolto un incontro sul tema “Sarajevo 2014, la fine di un secolo di guerre civili con l’integrazione dei Balcani nell’Unione Europea”, promossa da Newropeans – movimento politico transeuropeo – in collaborazione con l’AEGEE – Association des Etats Généraux des Etudiants de l’Europe –. Hanno coordinato un dibattito vivace Alessandro Viola, AEGEE e Fabio Landi, Newropeans di Trieste. Lingua dei lavori inglese e parola ai giovani dell’ex-Jugoslavia: Antun Dujmovic, Direttore del Centro di Studi Europei, Zagabria (Croazia), Dragana Stojkovic, Università di Padova/Niš (Serbia), Tena Prelec, University of London, School of Slavonic and East European Studies, Nermin Kustura e Jasmin Selimovic, Mladi Liberali – Giovani Liberali, Bosnia Herzegovina.

Non si è parlato esclusivamente del recente passato di guerra ma del comune desiderio di far parte tutti insieme di un futuro europeo. Chiaro segnale della volontà dei giovani dell’ex-Jugoslavia di guidare questa regione fuori da un passato di violenza.
Difficile cambiare e rimarginare le ferite della memoria senza una libera circolazione delle persone al di fuori dei confini dei rispettivi paesi. Alcuni studenti albanesi presenti al dibattito hanno detto che la delicata questione del Kosovo rischia di far riemergere vecchi fantasmi. Sarajevo 2104 2

Nei Balcani come dappertutto, il nazionalismo può significare non solo dottrina politica ma forma di cultura totalizzante. Combinando ideologia, lingua, simbolismo e inconscio la nazione assume il valore di identità assoluta. Le interpretazioni che un popolo adotta per spiegare il vissuto storico pesano inevitabilmente anche sul futuro.
E la stessa controversa storia di Trieste ce l’ha ben insegnato. “Il nazionalismo non si sconfigge riconoscendone l’esistenza – ha risposto Frank Biancheri Presidente di Newropeans – ma proponendo un progetto alternativo e concreto per prevenire nel futuro il ripetersi delle guerre”.

L’obiettivo del movimento politico transeuropeo è ottenere l’entrata di tutti i paesi dei Balcani entro il 28 luglio 2014 – centenario della prima guerra mondiale scoppiata dopo l’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo – con un referendum da realizzare in occasione delle elezioni politiche europee di giugno 2014, in cui i cittadini dei 27 paesi membri saranno chiamati a pronunciarsi favorevoli o contrari all’ingresso dei Balcani nell’Unione Europea. La strada verso una piena integrazione è lunga e non priva di ostacoli. Intanto, per chi ce l’ha fatta, benvenuti in area Schengen.

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