28 Aprile 2009

Il tributo tedesco al dio Fahrrad: le politiche pubbliche per i ciclisti in Germania

L’alta stagione della bicicletta è ricominciata da un paio di settimane qui in Germania. Le strade si vanno sempre più riempiendo di formazioni di fanatici vestiti in tute sgargianti e a cavallo di bici da corsa in alluminio e carbonio o su mountain bike sempre più ammortizzate e leggere. Accanto ad essi si muovono famiglie con bici da passeggio con frotte di bambini appollaiati sul sedile posteriore o su carrellini rimorchio a due ruote. Infine non mancano i numerosissimi gruppi di pensionati in vacanza, vestiti in eleganti abiti antitraspirazione e scarpe bianche, i quali affrontano su bici da trekking (con e senza motore elettrico) percorsi facili di 40-60km al giorno.

Certo è che qui, come anche in Italia, il ciclismo attira un grandissimo numero di adepti.

La Germania cerca di favorire come può le necessità dei ciclisti tedeschi. Al dato odierno sono disponibili più di 17 mila chilometri di strade ciclabili; tale numero acquista ancora più importanza se confrontato con i chilometri di strade statali per l’autotrasporto, pari a 42 mila chilometri e con le strade rotabili della Deutsche Bahn, pari a 34 mila chilometri. In pratica per ogni chilometro di pista ciclabile ce ne sono solo due di ferrovie e 2,4 di strade statali. Il trucco ovviamente sta nell’incentivo statale per i comuni che vogliano costruire strade ciclabili (di cui si può leggere nell’ottimo portale del Bundesministerium für Verkehr, Bau und Stadtentwicklung). Il risultato sono circa 400km di ciclabili in più ogni anno.

Si tratta ovviamente di uno sforzo notevolissimo, ossia: allargare il marciapiede pedonale o ricavare accanto alla sede stradale una corsia specifica, adeguare la segnaletica verticale, orizzontale e semaforica; mantenere il percorso pulito e percorribile durante tutto l’anno.

Sono fantastici i dettagliatissimi cartelli verticali, che indicano sia la distanza chilometrica dal prossimo centro abitato (indipendentemente dalle dimensioni), sia dai centri principali raggiungibili nella zona; la direzione della pista viene sempre indicata anche in ridondanza, in modo da evitare lo spaesamento del ciclista, riducendo il rischio di incidenti e permettendo di mantenere andature spedite lungo quasi tutti i percorsi. In caso di presenza di fermate del bus, inoltre, la pista ciclabile aggira la tettoia della fermata, in modo da ridurre i rischi di collisione tra bici e passanti. Le stazioni sono spesso dotate di cabine affittabili o perlomeno di rastrelliere libere, ove lasciare la bici durante il giorno, in modo da favorire il traffico pendolare. Un vero atto di amore nei confronti del ciclismo sono i camioncini che consentono la percorribilità delle piste in tutte le stagioni, fino a includere diserbaggio d’estate e spargimento del sale e rimozione della neve d’inverno.

Ovviamente lo Stato tedesco garantisce la circolazione sicura, anche dal punto di vista delle regole. Cinque esempi incomprensibili per la mentalità italiana: 1) I limiti di velocità (ad esempio 7km/h!!!) per le biciclette in zone a traffico misto pedonale e in bici, per garantire la sicurezza dei pedoni e dei ciclisti. 2) La parificazione delle infrazioni in bici a quelle in auto (fino al ritiro della patente automobilistica in caso di guida della bici in stato di ebbrezza, per fare un esempio). 3) L’obbligo, nel caso in cui sulla stessa strada si trovino due piste ciclabili (una per direzione di marcia), di procedere sul lato destro della strada, secondo il senso di marcia. 4), L’esistenza della polizia in bicicletta dotata di telecamere per riprendere le infrazioni. 5) L’istruzione stradale in bici ai bambini in età scolare con tanto di patentino e su percorsi specifici, in modo da responsabilizzare i giovani ciclisti, garantirne la sicurezza sulla strada e infondere didatticamente il senso del rispetto delle regole nei cittadini adulti di domani.

Il ritorno di tali sforzi non è difficile da comprendere: il decongestionamento delle strade dal traffico automobilistico, la riduzione dell’inquinamento nei centri cittadini, un miglioramento delle condizioni di salute della popolazione, anche grazie all’attività sportiva e infine la crescita continua (nonostante la crisi) di un turismo a due ruote gioioso, variegato e in salute.

E ora, scusate, vado a fare un giro in bici anch’io.

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