Intervistato da un quotidiano locale, il ministro dell’ambiente Corrado Clini a proposito della conciliabilità tra il progetto del rigassificatore di Zaule e lo sviluppo del traffico portuale, il 28 dicembre scorso ha dichiarato: “Dipende dalle decisioni che l’Autorità portuale intende prendere per lo sviluppo del porto. Posso dire che abbiamo bisogno di un Piano energetico per capire, a livello nazionale, quanto gas ci serve. Ci sono pipeline e altri progetti, per cui credo che dovremo sicuramente capire qual è il ruolo che vogliamo dare all’Italia. Vogliamo farne un hub per smistare il gas in eccesso? Si tratta di scelte strategiche.” Due affermazioni in evidente contrasto tra loro. Se c’è bisogno di un Piano energetico (gli ambientalisti lo chiedono da decenni…) per capire quanto gas ci serve, il Governo – di cui Clini fa parte – lo faccia.
Allora però anche la decisione sul rigassificatore di Zaule dev’essere rinviata a dopo la definizione del Piano, senza essere scaricata sull’Autorità portuale, alla quale non competono certo le scelte “strategiche” della politica energetica nazionale.
Poi l’intervistatore chiede lumi sull’iter del Piano regolatore portuale e Clini risponde che: “Per quanto di nostra competenza, abbiamo già avviato le procedure unificate di Valutazione ambientale strategica e Valutazione impatto ambientale, ed è la prima volta che succede. Credo che a fine gennaio avremo finito, poi la parola passerà al ministero delle Infrastrutture e quindi alla Regione.” Stupefacente.
Clini, che è stato per lunghi anni direttore generale – cioè il numero uno dell’intera struttura – al ministero dell’ambiente, sembra ignorare l’ABC della valutazione di impatto ambientale (VIA) e della valutazione ambientale strategica (VAS). Regolate entrambe da una legge che l’ex direttore generale dovrebbe conoscere a menadito…
Una legge (il decreto legislativo 152 del 2006) che attua peraltro delle Direttive europee, in base alle quali la VAS, tra l’altro, dovrebbe essere avviata ancor prima dell’adozione del Piano. Cosa che nel caso del Piano regolatore portuale non è stata fatta. Il che solleva, sia detto per inciso, molte perplessità sulla legittimità dell’unificazione tra VIA e VAS che sarebbe stata avallata a livello ministeriale.
Anche ammettendo che l’unificazione delle procedure sia legittima, tuttavia, resta la perplessità di fondo: VIA e VAS sono procedure complesse, che prevedono varie fasi di approfondimento e la partecipazione di molti soggetti (non ultimi i cittadini, i quali hanno 60 giorni di tempo per esaminare gli elaborati prodotti dal proponente e per formulare le proprie osservazioni).
Sono infatti molte le questioni da affrontare in una VIA (e VAS) su un piano regolatore portuale: quelle attinenti gli effetti del piano, delle opere in esso previste e dei traffici dallo stesso generati, sulla qualità dell’aria (ad es. le emissioni in atmosfera delle navi), sull’ecosistema marino (ad es. per la movimentazione dei fanghi – inquinati – dai fondali del Vallone di Muggia), sulla mobilità stradale e ferroviaria nel territorio retrostante il porto, e così via.
Lo scopo è infatti quello di prevenire danni all’ambiente, individuando gli eventuali correttivi progettuali e le mitigazioni o compensazioni del caso.
L’esperienza dimostra che le VIA richiedono parecchio tempo per essere portate a termine: quella sul progetto del rigassificatore di Zaule, ad esempio, partita nel marzo 2006, si è conclusa nel luglio 2009. E non si tratta certo di un caso limite. Proprio la compatibilità tra questo progetto e le previsioni di sviluppo dei traffici portuali dovrebbe essere, tra l’altro, uno degli argomenti da analizzare nella VIA (e VAS) sul Piano regolatore del Porto di Trieste…
Come possa quindi il ministro pensare che si possa finire a gennaio (ma forse si riserva di precisare l’anno!), resta un mistero. Così com’è un mistero il perché la VIA sul Piano regolatore del Porto non sia partita già nella primavera del 2009, quando il Piano fu adottato dal Comitato portuale.
Spettava all’Autorità depositare al ministero dell’ambiente la relativa domanda, corredata dagli elaborati prescritti dalla legge, ma ciò non è avvenuto, benché da tutti o quasi tutti gli ambienti politico – economici triestini si ripeta da anni che la crescita dei traffici portuali, connessa con lo sviluppo delle infrastrutture del Porto, sia strategica per il futuro della città.
Lo si fosse fatto allora, forse oggi davvero il ministro Clini potrebbe annunciare la conclusione della procedura. Perché invece non è stato fatto? L’allora presidente Boniciolli e l’attuale presidente Monassi dovrebbero delle spiegazioni alla città.
Dario Predonzan
Responsabile energia e trasporti
WWF Friuli Venezia Giulia







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