
L’articolo è di Rodolfo “Braccio di ferro” Toè (rodozero@yahoo.it)
Il carabiniere all’ingresso farfuglia scuse per un minuto, poi mi passa il comandante all’interfono. Vorrei sapere quanti siete, gli chiedo. “Perché?”. La risposta ideale sarebbe: perché saperlo è diritto di ogni cittadino libero, in democrazia (e poi, tra le altre cose, sia detto solo en passant, ma io vi mantengo). Gli dico invece che sto scrivendo una tesi. E indovinate un po’, questa è bella: non posso sapere quanti carabinieri ci siano a Gorizia. E’ una questione di Sicurezza Nazionale. In effetti mi sono fatto un bel paio di spalle e ho i capelli lunghi. Sono decisamente pericoloso. “Va bene, allora potete dirmi per cortesia se avete delle statistiche sui reati commessi in città negli ultimi anni?”. Anche questo è un punto importante. Prima di dire che a Gorizia ci sono troppe forze dell’ordine, vediamo quanto lavorano. E se servono davvero. E’ una questione di correttezza, no? E invece, niente. La risposta del mio interlocutore è categorica: “non divulghiamo dati sulla nostra attività. Certo, potrebbe fare domanda scritta, ma credo proprio che non la terremmo in considerazione”. Meno male che la sincerità esiste ancora, in questo mondo malato.
Ringrazio, esco, rinuncio definitivamente a sapere quanti sono “i piedipiatti” in questa città. Siccome tale dato non si trova nel sito del Ministro degli Interni, né in quello dell’Istat, né all’ufficio statistiche di Gorizia, e le varie caserme si rifiutano di comunicarlo, alzo bandiera bianca. Certo, potrei farla breve, e inventarlo di sana pianta. Ma forse è più importante dire che non so quanti siano, questi nostri controllori e custodi. Ma tanto non lo sapete nemmeno voi. Perché la verità è che un cittadino, in un paese democratico come l’Italia, non ha il diritto di sapere quanti siano gli impiegati nelle forze dell’ordine, né tantomeno perché siano lì (sia detto per inciso, la cosa più incredibile, comunque, è che questo non interessa a nessuno: l’impiegato dell’ufficio statistica del comune mi ha detto che fino ad oggi non si era mai sentito rivolgere questa domanda).
A Gorizia, in primissima approssimazione, dopo una rapida indagine con l’unico informatore che non tradisce (Google) ci sono: due caserme dell’esercito; un posto di polizia al valico di casa rossa ed uno al valico di Sant’Andrea; quattro caserme di carabinieri e quattro della finanza; una questura della polizia di stato; la polizia penitenziaria, quella municipale e, volendo contare anche i centesimi spiccioli, ausiliari del traffico (!) e compagnie di sicurezza private ad libitum. E tenete presente che il computo è arrotondato sì, ma per difetto.
Diciamo le cose come stanno. Anche se la Sicurezza Nazionale impedisce di sapere in quanti stazionino in codesti lochi, converrete con me che forse sono un pochino troppi.
Certo, una volta al di là del confine c’era la diabolica Yugoslavia, sia mai che qualche orco passasse di qui (grazie, bastano già quelli nostrani). La storia poi ripete questa scusa ad intervalli regolari, e la cosa fantastica è che riescono ancora a farcela bere.
Se oggi c’è così tanta polizia a Gorizia questo è dovuto a due motivazioni principali. La prima è un’economia asfittica che deve pur vivere in qualche modo. Pur di avere una qualche fonte di entrate, ben vengano militari e poliziotti, a quintalate. La seconda è una popolazione anziana, quindi debole e impaurita, quindi malata di sicurezza.
Gorizia è una città blindata, dopo le nove di sera le uniche macchine che si vedono passare sono quelle delle volanti ed in giro non c’è un’anima in borghese. E’ un coprifuoco, de facto e de jure (complici le ordinanze della giunta Romoli). E’ una città con decine e decine di videocamere pronte a smascherare malintenzionati e criminali. E gli anziani (perché Gorizia è una città anziana) hanno paura, come sempre è stato e come sempre sarà. Passi per lo “spiegamento di forze ufficiali”, ma che bisogno c’è di compagnie di sicurezza private? E di tutte queste telecamere? Se nessuno ha mai chiesto quanti poliziotti vi sono a Gorizia, è perché comunque sono troppo pochi. Il paradosso è che a Gorizia non succede nulla. Non c’è quindi da stupirsi se poi un poliziotto, esasperato da criminali che non si trovano, decide di dimostrare la sua indispensabile presenza multando i pedoni che non attraversano sulle strisce.
Mi accanisco su questa piccola città solo a titolo di esempio. Perché Gorizia la vecchia è l’Italia a venire. E non mi piace per niente. Sono molto legato ad un’idea forte di libertà e di dignità individuali e spero lo siano anche molti dei frequentatori di questo sito. La libertà di non essere ripreso continuamente da videocamere di sicurezza, tanto per dirne una. La libertà di camminare senza documenti (cos’è, occorre il salvacondotto per passeggiare in strada?). Uno stato di polizia nega una delle mie libertà fondamentali. La libertà di non essere trattato da delinquente.
Non è vero che la polizia esiste solo per la nostra sicurezza. E non è vero che è “al nostro servizio”: un corpo che non dà informazioni (di nessun tipo) al cittadino che deve servire, recide ogni tipo di interazione e di comunicazione, e così facendo lo rende suddito. La polizia, oggi come sempre, non è altro che uno dei veicoli più diretti con cui un governo impone la propria volontà.
Non credo che la situazione possa migliorare. La sicurezza non ci basta mai, siamo francamente terrorizzati e continuiamo a volerne ancora. Le squadre di picchiatori che un decreto statale ha legalizzato (“ronde” è un eufemismo ad uso e consumo della pubblica opinione, basterà che qualcuno faccia una cazzata e in un attimo dappertutto si chiederà di armarle), questi gruppi di “onorabili cittadini” sono spesso composti in gran numero da fuorusciti dell’Arma, ed è un fatto che si commenta da sé. Qualsiasi forza, se richiesta di imporre “ordine, serietà e disciplina”, lo fa con la violenza. Ed i lividi, in futuro, saranno tanti. La domanda è se saremo tutti così deboli e impauriti da non riuscire ad accorgercene.


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