16 gennaio 2008

Il romanzo dell’ALTA VELOCITA’

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“Il corridoio cinque si farà!” è l’assertivo incipit di “Ad Alta Velocità”, il recente romanzo di Maurizio Platania che è stato presentato ieri alla Libreria Minerva di Trieste da Rita Siligato, e da Alessandra Kersevan della casa editrice Kappa Vu di Udine.

E passerà proprio in mezzo alle vite dei protagonisti, tanto in senso fisico che in senso morale e politico. Costruito su più piani, e su più epoche, il romanzo è davvero una prova di come e quanto la letteratura può e dovrebbe sapersi occupare del nostro tempo mentre è ancora in corso.

Molte storie si intrecciano, e Platania sa far correre davvero bene i suoi vagoni sulle rotaie della sua linea narrativa: da Trieste a Turriacco, dalla Polonia alle trincee, dal futuro imminente al passato prossimo, tutti i quadri dell’affresco – o del film, come ha ben detto Rita Siligato nel corso della presentazione – concorrono a comporre il mosaico-romanzo.

La partecipazione ai movimenti anti TAV è scandagliata per bene, con onestà da descrittore più che da tifoso. Ed emergono le contraddizioni scientifiche, ideologiche, e soprattutto personali che sempre più spesso – come ha sottolineato Platania – impediscono un sano confronto sui temi specifici quanto su quelli generali del nostro vivere.

Romanzo da consigliare a chi abita da queste parti, anche per il divertimento di ritrovare facce e luoghi, più o meno mascherati, della cronaca locale. Spruzzate di iconoclastico erotismo, e umor nero anche autoironico completano il menù di “Ad Alta Velocità”, che per dirla “a la Siligatò”, ha sugo e pietanza: c’è la lingua e c’è la storia, c’è il gusto e c’è la consistenza.

Sarà curioso vedere l’effetto che fa. Sarebbe bello leggere cosa ne pensa, ad esempio, il geologo-scrittore Livio Isaak Sirovich

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13 commenti a Il romanzo dell’ALTA VELOCITA’

  1. Pingback: Alta Velocità, di Maurizio Platania at a vànvera

  2. provo a inoltrare il post a Livio Sirovich, magari risponde personalmente… ciao
    DV

  3. kappa

    Io ho tentato di leggerlo ma è praticamente illeggibile. Il Corridoio 5 è solo nel titolo e in qualche cenno sparso qua e là, per il resto non centra quasi per niente (per cui chi è interessato all’argomento può risparmiarsi la fatica di tentare di leggerlo).
    Il protagonista, Alberto se non ricordo male, è uno sfigato, qualunquista, nevrotico, che mi ricorda molto lo scrittore protagonista di “Harry a pezzi”. Siccome ha una vita vuota e squallida allora, tanto per fare qualcosa alla sera, frequenta delle riunioni dove si parla di TAV o di CPT (centri di permanenza temporanea), temi di cui lui se ne frega altamente. Il suo scopo è inseguire delle ragazze di questi giri con il quale lui tenta (pare inutilmente) degli approcci molto poco romantici. Un inno al qualunquismo ed al vuoto esistenziale di una generazione senza ideali, dominata dall’egoismo e l’incapacità di cuminicare (e ovviamente di amare), impersonata dal negativissimo personaggio di Alberto. Ma “gli Indifferenti” sono lontani mille miglia. Come detto l’Alta Velocità non c’azzecca per niente. Per me è terribile, vista la mole può servire al massimo come fermaporta.
    Se volete un bel libro di narrativa sul tema dell’Alta Velocità leggetevi piuttosto “Figlia di una vestaglia blu” di Simona Baldanzi, Fazi editore, 2006, a me è piaciuto molto perchè almeno alla fine lascia una sensazione di rabbia e voglia di reagire all’ingiustizia.

  4. stella

    Penso che se qualcuno non è riuscito a leggere questo libro è per una scarsa conoscenza della lingua italiana;invece soffermatevi sul vero senso della storia. Questo è un gran libro, come è grande la persona che lo ha scritto!

  5. LovelyGirl_

    non azzardatevi ad offendere Maurizio Platania e il suo libro xkè è una persona FANTASTICA,è UN GRANDE!!!KI LO CRITICA NN HA CAPITO E NN CAPIRà MAI UN CLINZ DELLA VITAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!

    PROF LE VOGLIAMO BENE,è IL MIGLIORE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  6. kappa

    Beh, io ho dato le mie motivazioni, voi rispondete con degli slogan.
    Io ho abbandonato quel mattonazzo sia perchè l’ho trovato noiosissimo, sia perchè denigra quelle poche persone che si battono per fermare l’assurda mega-opera del Corridoio 5 (gruppo del quale ovviamente l’autore non fa parte, come ben si capisce).
    Ancora mi chiedo perchè quella casa editrice, solitamente polticamente e socialmente impegnata, abbia pubblicato quel libro.
    Forse non l’hanno letto nemmono loro?

    ps cmq in classifica non l’ho ancora visto, quindi il mio giudizio negativo mi sembra alquanto condiviso.

  7. Alessandra Kersevan

    Non uso inserirmi nei blog, ma mi è stata segnalata la recensione a un libro da me pubblicato e ho visto che sono anche stata chiamata in causa da “kappa”. Per un editore leggere il libro che si pubblica è indispensabile, se non altro perché bisogna impaginarlo e correggerlo (si chiama correzione bozze) a causa degli immancabili errori di battitura, che ci sono sempre. Comunque, a parte le battute, sia mie che di “kappa”, la Kappa Vu “solitamente socialmente e culturalmente impegnata” ha pubblicato questo libro perché le è sembrato un interessante intreccio di vite e di situazioni oltre che una vivace descrizione della bisiaccheria, in cui la titolare della casa editrice si è ritrovata a nascere, ormai tanti anni fa… Credo inoltre che non disfattismo, sia, ma una sottile ironia quella che permea tutto il romanzo, ed anche autoironia, da parte dell’autore. Non è qui, comunque il momento di tesserne le lodi: vorrei soltanto invitare “kappa” a riflettere per esempio sulla figura di Isolina, interpretandola in senso allegorico: lei, la “folkorista”, la amante delle tradizioni, conservatrice e in fondo reazionaria, è la vera sostenitrice della “futuristica” tav, fino a Kiev, fino a Vladivostok… È soltanto un paradosso?
    Vedi, “kappa”, la letteratura, certe volte, anche se apparentemente disimpegnata, può far riflettere più di un intero saggio specialistico, e può essere più utile alla comprensione dei problemi di un intero trattato.

  8. kappa

    Sarebbe stato più onesto titolarlo “Isolina e altri babezzi sulla Bisiacheria”: uno che compra un libro dal titolo “Alta Velocità” si aspetta di trovarci dentro qualcosa che anche lontanamente centri con la vicenda del Corridoio 5.
    Se si ritrova questa specie di Harmony formato locale non se se apprezza. Io la letteratura rosa – che sarà anche un degnissimo genere letterario – non l’apprezzo granchè.
    Cmq il libro trasuda un maschilismo becero nel quale faccio davvero fatica a trovare qualcosa di ironico.

  9. Sembra che qualcuno sospetti che dietro la firma K si nasconda quella persona conosciuta con il nome di Tadzio nel romanzo di Platania, voglio assicurarvi che non è così, e ne sono completamente certa. Lui non è proprio il tipo. Probabilmente non ha nemmeno letto questo blog.
    Ciao Georgina

  10. kappa

    Dietro la sigla K si nasconde un lettore che vuole serenamente utilizzare il blog per confrontare le proprie opinioni ed esercitare il diritto alla critica.
    Non mi pare di aver fatto niente di particolarmente malvagio.
    Sono un No Tav e questo libro che mette in ridicolo il movimento di cui faccio parte (a tutto vantaggio della già potente controparte) mi dà molto fastidio. E come ho già scritto mi ha spiazzato il fatto che la Kappavù abbia pubblicato un testo così qualunquista (è più interessante correre dietro alle “manze”, dio che linguaggio pieno di poesia, che impegnarsi in difesa del territorio come fanno quei 4 deficenti).
    Se poi, come traspare dall’ultimo intervento, i personaggi del libro coincidono con persone reali allora secondo me la cosa prende una piega ancora più brutta e con ancora più forza mi chiedo “PERCHE’???” un libro del genere. A cosa serve, a cosa porta?

  11. Cara K, pare proprio che tu abbia peccato di presunzione. Pretendi anche di scegliere il titolo di un romanzo da te non scritto. Liberissima di non leggere il romanzo del Platania, ma almeno leggi quello che scrivi! Ti sembra normale offedere così un autore e la sua casa editrice? Ti sembra civile consigliare al lettore di usare il libro come fermo porta? Saresti tu l’impegnata?
    Signora K hai toppato!

  12. kappa

    Intanto sono un uomo: pensi che un uomo non può arrabbiarsi per la misoginia che traspare dal testo in questione? Io mi arrabbio se le donne sono trattate come “prede”, valutate solo per il loro aspetto fisico (Kersevan dice che c’è dell’ironia ma a me non fa proprio ridere. L’ironia è ovviamente soggettiva).
    Inoltre mi ritengo molto impegnato sulla materia dell’Alta velocità, da almeno 6 anni, con un’attività molto intensa di organizazione di incontri informativi, comunicati stampa, osservazioni, articoli, ecc.ecc. (il mio anonimato lascia il tempo che trova, tanto Georgina, Alessandra e Maurizio avranno ben capito chi sono e gli altri non mi conoscono e quindi poco importa). Proprio perchè molto impegnato sul tema del C5 mi ha infastidito il fatto che si usi un tema importante e sentito con preoccupazione da molte persone, per tentare di vendere questa specie di diario tardo-adolescenziale. Gli attivisti No Tav descritti dal libro vengono letteralmente sputtanati su aspetti fisici, caratteriali, anche molto personali, che con il Corridoio 5 non centrano un tubo (cosa aggiunge al romanzo il fatto che un attivista No Tav si tagli o non si tagli le unghie dei piedi, si può sapere???).
    Mettere il C5 nel titolo secondo me doveva servire solo a vendere il libro.
    Inoltre non ce l’ho con la Kappavu, proprio perchè ne ho una buona impressione mi ha stupito che abbia pubblicato un libro del genere.
    Se poi nell’era Berluscontondiana non si può neanche più criticare un libro fatemelo sapere e smetto subito.

  13. ozma

    l’ironia di solito non fa ridere, tutt’altro! è amara e tremenda, svela le bassezze e le contraddizioni dell’animo umano. forse kappa non considera la storia letteraria di questa regione di confine (e non solo di questa zona! Musil, Kafka…piuttosto che moravia, per cui vale un discorso a parte!!), che presenta spesso come personaggi uomini senza qualità, antieroi inetti e nevrotici, psicanalizzati e sviscerati da autori di indubbio rilievo come Svevo o Saba.

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