25 Ottobre 2013

1, 2, 3… Soča! I Bisiachinbici alla scoperta del fiume Isonzo

Marco Dijust e Luca Bortolotto sono partiti nuovamente per un interessante giro in bici, che condividono cortesemente con i lettori di Bora.La. Grazie ragazzi!
Qua il diario del loro precedente viaggio nelle isole greche.

21.8.13
Oggi sveglia alle 11.30 , dopo aver smontato il turno di notte al lavoro.. pranzo veloce, smistamento di cane e coniglio dai vari parenti e preparazione ormai quasi in automatico della borsa da bici.. tanto per due giorni soli una borsa con due ricambi basta ed avanza 😉
Alle 16.00 partenza in bici direttamente da casa per andare in stazione a Monfalcone a prendere il treno delle 16.50 che, in due ore esatte ci porterà a Tarvisio. Giusto per iniziare bene il viaggio la biglietteria è chiusa per pausa del personale (con tanto di cartello!!) dalle 16.10 alle 16.25, quindi per fare i biglietti ci tocca litigare per una decina di minuti con le macchinette automatiche. Il treno, che riesce ad arrivare già con alcuni minuti di ritardo anche se appena partito da Trieste, ha solo due posti per le biciclette, che noi occupiamo subito, con grande sfortuna delle due cicloturiste tedesche che salgono a Cervignano e che si devono tenere le bici in mano per tutto il loro tragitto fino ad Udine.
Dal finestrino si vede il paesaggio mutare lentamente: le alture del carso che ci hanno visto partire hanno spianato velocemente per lasciare spazio ai grandi campi monocoltura della pianura friulana, territorio dominato da mais, vite e soia. Poi sono rispuntate le colline, stavolta verdi e boscose che segnano l’ inizio dei rilievi friulani. A Venzone vediamo seduto in stazione un vecchietto senza un braccio.. ma osservandolo bene notiamo che è un ciclista, con tanto di bici Pinarello appoggiata vicino. Tanti complimenti a quel signore e alla sua forza di spirito!!
Ci inoltriamo poi tra le prime valli carniche: pendii scoscesi ricoperti da abeti scuri, case con il tetto molto spiovente e luce fioca, da fondovalle ormai in ombra.
Arrivati in stazione a Tarvisio abbiamo imboccato direttamente la ciclabile per la Slovenia, direzione Ratace, dove avevamo precedentemente prenotato una camera alla Gostilna “Hu”. La ciclabile si snoda tranquilla nel bosco tarvisiano tra salici, sorbi, abeti e sambuchi (le cui bacche non sono ancora mature come da noi), per poi aprirsi sulla piana di Ratace. Arriviamo alla pensione giusto in tempo per gustarci, con una Lasko fresca in mano, il bel tramonto con vista montagne, prati e vecchi fienili in legno tradizionali.

Sistemati in camera, doccetta veloce e poi pedalatina fino in centro al paese per la cena: grigliatina di carne con patate, due super porzioni di Gibanica (dolce locale con semi di papavero) e amaro Pelinkovec come finale… morale della favola siamo tornati in stanza strapieni 🙂
Bellissimo comunque girare per Ratace di notte: la luna piena illuminava le vecchie case in legno dei contadini, la chiesetta sulla collina e delineava il profilo dei boschi appena fuori al paese… tutto ciò permeato dall’odore di sottobosco umido e caminetti già accesi.

22.08.13
Oggi sveglia con tranquillità alle 8.00 con magnifica vista delle Alpi fuori dalla finestra della camera.
Colazione in compagnia di due motociclisti slovacchi, praticamente sempre in silenzio perché eravamo intenti ad ingozzarci di toast al formaggio e pane con marmellata per metter su un po’ di scorta per la giornata sui pedali che ci stava aspettando.
Ultime carezze al cagnone della gostilna e poi via, partenza per Tarvisio, mezzi congelati per via della temperatura ancora bassa e della ciclabile praticamente tutta in ombra (che invece era stata ben apprezzata la sera prima). Arrivati nella cittadina abbiamo subito cominciato a salire verso Cave del Predil. La salita (10 Km) è meno dura di quello che avevo immaginato e siamo arrivati al paese di Cave (Riebl in tedesco) senza affannarci troppo. Arrivati nella piazza di questo antico borgo minerario abbiamo attaccato bottone con un vecchio minatore che ci ha raccontato un po’ la storia della miniera dai primi scavi romani fino alla sua chiusura nel 1992, e del lungo tunnel che si snoda sotto la montagna fino a Bretto di sotto (Log pri Mangartom) e che serviva per il trasporto di materiali ed operai e pure per il trasporto di soldati durante la guerra.
Caffè veloce nel bar della piazza (entrarci dentro è stato come aver fatto un salto indietro negli anni 80) e poi risalita verso il lago.
Il lago non è enorme ma molto suggestivo sia per il colore smeraldino dell’ acqua contornato da una bella catena montuosa.
Finita la sosta abbiamo affrontato gli ultimi 4 tornanti i quali ci separava dal passo, che abbiamo raggiunto senza troppi sforzi. Superato il vecchio valico di frontiera ci siamo lanciati nella lunga discesa che, entrando nel parco nazionale del monte Triglav/Tricorno ci ha accompagnato verso la valle del Soča/Isonzo.
Bei panorami alpini sfrecciavano accanto a noi: vallate incorniciate da montagne, con prati falciati e boschi di abeti e l’aria frizzante del mattino misto all’odore di erba fresca ci solleticava il naso.
Abbiamo incrociato parecchi bei torrenti pieni di acqua cristallina e spumeggiante che formano parecchie cascate e forre e che poi vanno a gettarsi nel Soča. In corrispondenza di una di queste spettacolari forre sorge la fortezza di Bovez/Plezzo, una delle fortificazioni austroungariche nella zona della Carnia. Abbiamo visitato il forte, mettendoci alla prova con le varie didascalie delle foto che descrivevano la storia della vallata, tutte rigorosamente in sloveno. Come consolazione abbiamo fatto man bassa di tutti i volantini turistici in italiano che abbiamo trovato, riproponendoci di tornare a vedere tutti i bei luoghi pubblicizzati.
Ripartenza verso Bovec ( da noi soprannominato il paese sportivo, per via di tutti i kayaker, escursionisti e ciclisti lì presenti); sosta e birretta nel bar centrale del paese e poi via in direzione di Cezsoca e Log cezsoski su un percorso ciclabile molto pittoresco tra campi, paesini e faggete. Qui abbiamo superato per la prima volta il Soca e abbiamo visto tantissimi kayakers, tra cui anche molti bambini, divertirsi tra le sue acque spumeggianti.
Dopo un po’ pranzo al sacco a Log cezsoski con i piedi a mollo nel fiume guardando i kayakers sfilarci davanti. Da li abbiamo dovuto lasciare la stradina ciclabile per immetterci sulla strada principale che costeggia il fiume. Il traffico non era eccessivo ma noi, ormai abituai alle belle stradine in mezzo ai boschi, appena abbiamo trovato una stradina secondaria a Trnovo abbiamo deviato senza pensarci due volte. Il sentiero scelto, un facile sterrato in mezzo al bosco ci ha portato fino a Kobarid (Caporetto) facendoci prima fare qualche salitina per arrivare fino alle pendici del črni vrh (Monte nero) ed ai borghi di Magzod e Dreznice Ravne e poi una bella discesona fino al paese. Giunti a Kobarid abbiamo cercato alloggio all’ecocampeggio “Koren” sito proprio sulla riva del fiume, ma essendo tutto pieno abbiamo dovuto ripiegare su una stanza nella gostilna-pizzeria “Pri Fredrigu” che si trova proprio dietro la piazza del paese. Lasciate giù le borse in camera siamo subito andati a vedere il museo della grande guerra, che ha avuto a Kobarid uno dei palcoscenici più brutti per l’Italia. La mostra è molto grande ed interessante, piena di foto e di reperti storici e ci ha portato via ben più di un’ ora! Poi doccia meritata, pizza in gostilna e gelatino in un bar del paese.

23.08.2013
Oggi mega colazione in giardino della gostilna dopo una notte molto afosa. Usciti da Kobarid abbiamo deviato per vedere la cascata del torrente Koziak, ma dall’inizio del sentierino sarebbero stati 40 min di camminata.. così abbiamo desistito e abbiamo proseguito, sempre su una stradina secondaria tra prati falciati, casolari di pietra e mucche al pascolo in direzione di Tolmin.
Qui dopo un caffè al bar abbiamo deciso di seguire la strada che costeggia il fiume e che ci porterà fino Most na Soči, per poi scalare la collina del Mrzli vrh e tornare sulla strada principale che ci porterà fino Kanal.
L’ Isonzo nella zona di Most na Soči, probabilmente per via di una diga, si allarga molto tanto da sembrare quasi un lago… ed arrivando nel paese proprio questa la sensazione che abbiamo: camminamenti lungo la sponda, barchette ormeggiate a piccoli moli e paperelle che nuotano… che differenza con il fiume costeggiato fino poco fa!!!! Lasciato il laghetto artificiale e scollinato veloci oltre il Mrzli vrh ci rimettiamo in viaggio sulla strada principale fino Kanal. Arriviamo al paese giusto per gustarci una buona crema carsolina in un bar con bellissima terrazza panoramica sul fiume… e a seguire riposino sulla spiaggetta di sabbia sottostante. Noi più freddolosi abbiamo fatto solo quattro passi tra le basse acque del Soca mentre i due motociclisti olandesi che condividevano la spiaggetta con noi se la sono spassata tuffandosi dalle rocce nelle varie pozze fonde che forma il fiume.
Uscendo da Kanal abbiamo trovato un’altra strada secondaria che scorre proprio accanto alla ferrovia e che ci permette di arrivare fino a Nova Gorica senza dover più pedalare in mezzo al traffico. Seguendo la strada ferrata attraversiamo Gorenje vas e Plave in un continuo ma leggero saliscendi per poi passare sotto la ferrovia ed entrare di nuovo nel bosco. Lì si corre praticamente sopra il fiume ed è strano vedere come ora sia cambiato.. non è più quel torrente vivace e spumeggiante di ieri…ormai è un fiume tranquillo.. che corre placido e liscio, come un’autostrada color smeraldo. Pian piano anche la vegetazione attorno a noi è cambiata. I boschi più umidi di faggi, salici ed abeti lasciano pian piano il posto a querce, sterpi e sommaco. Dopo Sveta Gora(Montesanto) quando la strada corre sulle pendici del monte Sabotino il cambiamento è proprio repentino. Dal verde bosco ci si ritrova catapultati nella landa carsica.
Ormai lo sterrato è finito, in corrispondenza del Solkanski Most a Nova Gorica abbiamo ripreso la strada asfaltata e per consolarci ci siamo fermati per un’ ultima birra al Kayak bar dove, seduti sulla terrazza panoramica abbiamo osservato i kayaker esercitarsi sui percorsi di gara. Rinfrescata la gola siamo ripartiti e nella zona industriale di Salkan abbiamo scoperto un piccolo valico secondario che ci fa ha fatto sconfinare in Italia ed arrivare a Gorizia per l’entrata di servizio, lungo Via dello scoglio. Cercando di evitare il centro città e seguire il fiume, abbiamo percorso prima il parco di Piuma, il ponte ragazzi del 99, il parco di Campagnuzza e successivamente uno sterrato (reminescenza dell’adolescenza di Luca) che ci ha fatto sbucare nella zona industriale di Savogna d’Isonzo. Da lì non ci è restato che seguire la strada -ed il fiume che ci scorre a fianco- fino a Sagrado. Lì ci siamo separati momentaneamente dall’Isonzo per seguire il suo fratellastro, il canale De Dottori, creato a Sagrado da una chiusa. Seguendo il canale lungo alcuni sterrati siamo arrivati a San Pier d’ Isonzo e li ci siamo ricongiunti col fiume. Qui l’Isonzo è ancora diverso: causa il terreno ghiaioso l’ acqua scorre tutta sotto terra ed il letto del fiume si presenta asciutto, pieno di ciottoli bianchi e grigi e di vegetazione stentata. Per rivederlo di nuovo con un’ po’ d’ acqua siamo dovuti proseguire seguendo il suo argine fino a san Canzian d’Isonzo dove il terreno un po’ più argilloso permette all’acqua di risalire in superficie. Ultimi km all’interno del Parco della Cona per arrivare all’ ultimo paese del nostro viaggio, Staranzano, dove l’ormai imponente Isonzo si butta in mare mescolando le sue acque con quelle salate dell’Adriatico.
Il percorso del 22.8
Il percorso del 23.8

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