6 dicembre 2016

L’Osmiza sul mare: anteprima del nuovo libro di Diego Manna

el sunto In anteprima un racconto tratto da L'Osmiza sul mare, il nuovo libro di Diego Manna edito da Bora.La/Monon Behavior. Presentazione l'11 dicembre

Buon San Nicolò!
Come regalo, un’anteprima de L’Osmiza sul mare, nuovo libro di Diego Manna pubblicato da Bora.La/Monon Behavior.

Il libro è ambientato in un’osmiza del Carso, in una serata in cui ventitré improbabili personaggi racconteranno una storia ciascuno. Humour, fantascienza, romanticherie, filosofia, pane e formaggio. C’è il tavolo dei vecchi, che ci ricorderanno di come si stava meglio quando si stava peggio, con i loro racconti ambientati nelle città di Nosepolis e Bondeifemo, o con la divertente missione degli alieni Magnamocoly e Colpan, che dovranno affrontare la tanto temuta natura del pianeta Terra. C’è il tavolo dei giovani poeti, narratori di sognanti storie d’amore tra zanzare, lampadine, cavallucci marini, sole, luna, tuoni e saette, ci sono i viaggiatori, un ciclista, un motociclista e un marinaio, che ci farà fantasticare con la leggenda di Julian Raven, pirata arciere capace di affondare le navi nemiche con una sola freccia. C’è il tavolo degli scienziati studiosi dell’evoluzione della natura umana, del cervello, del rapporto di questo col vino e di come Gesù sia riuscito a musicare tutto il processo della Creazione. E c’è infine il trespolo dei gabbiani, o dei cocai, affascinati dalle leonesse e dagli oranghi particolarmente saggi, perché anche gli animali, a Trieste, hanno sempre una bella storia da condividere.

Il libro si trova in tutte le librerie di Trieste e Bisiacaria a 10 euro.
Oppure comodamente online da tutto il mondo a questo link su Botega.La.
Disponibile anche in formato ebook.

LA PRESENTAZIONE SI TERRA’ DOMENICA 11 DICEMBRE ALLE ORE 18.30 PRESSO IL CIRCOLO D-SOTTO, IN VIA BERNINI 2. A SEGUIRE, PICCOLO RINFRESCO FORMATO “OSMIZA” GESTITO DALL’OSMIZA DI LONGERA “AMICI DEL KK ADRIA”.

Ecco in anteprima il racconto dell’Oste buontempone.

ARSALAN, GENIO MODERNO
Il racconto è disponibile anche gratuitamente in formato ebook a questo link.

Questa storia ha come protagonista un signore di nome Giovanni. Un nome come qualunque altro, giusto per mettere subito in chiaro che non si tratta di una storia di epiche imprese né di eroi senza macchia e senza paura. Altrimenti un nome più appropriato sarebbe stato Ercole, Gianromualdo o Paride, o qualcosa di più esotico, tipo Jonathan, Kevin, Parsifal, Ramses e cose così… ma bon, non ha importanza.
Giovanni quella domenica stava passeggiando tranquillamente lungo uno dei suoi sentieri preferiti. Sotto il consueto paio di jeans logori e sdruciti indossava dei lunghi calzettoni, per tenersi al riparo dalle insidiose zecche, che con i primi caldi avevano già dato inizio alla loro attività di parassiti rompipalle. Una camicia a quadri con le maniche tirate su ne completava l’abbigliamento. In tasca giusto qualche moneta, per due calici in osmiza prima di rientrare a casa.
Dabbasso, si sentivano le voci di chi preferiva trascorrere il giorno festivo in riva al mare. Il sentiero infatti si sviluppava lungo il ciglione carsico, e da lì si godeva di un panorama eccezionale. Giovanni, quasi come un gatto, adorava cercare il punto più alto per poter avere la miglior visuale su tutto ciò che gli stava accadendo attorno, per poi sedersi a fantasticare sulla bellezza della natura e sulla complessità delle opere dell’uomo che poteva scorgere dal suo cantuccio, in cui solo sedeva, e sulla caducità di queste, destinate prima o poi a perire nell’obsolescenza dettata dall’inarrestabile scorrere del tempo… ma bon, non ha importanza.
Giovanni adorava quelle sue lunghe camminate. Lo aiutavano a prendere le distanze dai problemi di tutti i giorni. A dimenticarli, diluendoli piano piano con il canto degli uccellini e l’odore del bosco che lo circondava. Quella settimana era arrivata la bolletta della luce. E sicuramente c’era stato un errore, vista la cifra che gli veniva chiesto di pagare. L’indomani sarebbe andato a informarsi. Avrebbe preso il suo numero e avrebbe atteso in coda il suo turno per potersi lamentare. Poi sarebbe andato a ritirare la pensione, ben sapendo che questa volta non si sarebbe potuto sottrarre dall’ascolto delle nuove vantaggiose offerte che ogni volta gli operatori cercavano di rifilargli. Infine, gli restava l’appuntamento con la visita medica per il rinnovo della patente. Ma almeno lì sapeva che ad attenderlo c’era quasi sicuramente quella nuova dottoressa che tutti ricordavano per i modi vellutati, la perfetta simmetria, la prosperosa sensibilità e la soda professionalità, il tutto evidenziato dalla camicetta chiusa appena al terzo bottone… ma bon, non ha importanza.
Mentre il pensiero di questi appuntamenti stava pian piano lasciando posto alla pace circostante, Giovanni notò un luccichio alla base di un albero, poco al di fuori del sentiero.
Si avvicinò, incuriosito, facendo attenzione a non cadere dal ciglione, che proprio in quel punto finiva a strapiombo. Scostando delicatamente l’erba alta che la circondava, Giovanni si ritrovò tra le mani nientemeno che una lampada di ottone. Una lampada in tutto e per tutto simile a quella di Aladino, per capirci.
Sorpreso, si sedette su di un masso che si trovava lì accanto, e cominciò ad analizzare l’oggetto rinvenuto.
Aveva un aspetto antico e misterioso. Tuttavia, una volta ripulito per bene dai residui di terra sulla superficie, pareva quasi di nuova fattura, tanto che Giovanni, insospettito, iniziò a cercare la magica formula “Made in China”. Ma non trovò nulla di simile. L’unica sigla, scritta in caratteri che parevano richiamare sinuose movenze da danza del ventre, riportava enigmaticamente le lettere “C” e “G”. Vi era poi una fessura, rivolta verso l’alto, delle dimensioni di una moneta, che poteva far presumere che la lampada fosse semplicemente un originale salvadanaio, perso nel bosco da qualche sbadato marmocchio che forse ora lo stava cercando, o magari ne aveva già ricomprato un altro… ma bon, non ha importanza.
Fatto sta che Giovanni, affascinato dall’accaduto, si lasciò sopraffare dall’immaginazione e, una volta accertatosi di essere completamente solo, fece quello che avremmo fatto un po’ tutti: strofinò la lampada. Così, giusto per provare.
Con sua grande delusione, non uscì alcun genio. Al suo posto, una voce suadente recitò:

Benvenuto nel servizio Modern Genius & Co, la nuova linea di lampade in conformità con gli standard della Comunità dei Geni, nonché l’unica a poter vantare la certificazione “CG”, che ne garantisce il perfetto funzionamento nel rispetto di tutte le normative vigenti negli Stati in cui la lampada viene utilizzata. Per poter accedere alla consulenza del Genio, ti invitiamo ad inserire nell’apposita fessura l’obolo volto a garantire la copertura assicurativa, obbligatoria per la liceità del servizio, seguendo il tariffario comodamente scaricabile online su www.moderngenius.cg. La lampada non dà resto.

Giovanni, come potrete immaginare, rimase di stucco. Con la bocca semiaperta per lo stupore, continuò ad osservare l’oggetto, attendendo che succedesse qualcos’altro. Ma, dopo quel messaggio, non accadde più nulla. Tutto era tornato alla quiete di prima.
Così, ancora incredulo per quanto aveva appena udito, strofinò nuovamente la lampada, e ancora una volta la stessa voce ripeté lo stesso messaggio. Vinto dalla curiosità, nonostante il suo animo profondamente sparagnino, decise di provare a proseguire nell’avventura. Inutile a dirsi che non disponeva di un cellulare moderno con cui connettersi a internet per consultare il tariffario, fedele com’era al suo vecchio inossidabile Nokia 3310. Un telefono serve per telefonare, ricevere telefonate e basta, ripeteva sempre. Già mandare sms era qualcosa di extra, di cui non capiva lo scopo… ma bon, non ha importanza.
Da buon taccagno, decise dunque di provare con la moneta del minor valore che aveva in tasca. Dieci lire, che utilizzava al posto dell’euro per sganciare il carrello della spesa. La portava sempre con sé, perché “metti che un giorno un carrello se la mangi, si sarà mangiato dieci lire e non un euro.”
La inserì nella fessura, ma non successe nulla. Provò allora a rovesciare la lampada, nel tentativo di recuperare la moneta. Ma non percepì alcun suono né movimento, nemmeno scuotendola. Le sue preziose dieci lire sembravano essersi volatilizzate. Spazientito, sbottò: – Dannata lampada! Restituiscimi la mia moneta!
Al che, la solita voce rispose:

La lampada non dà resto. Per sollecitare la restituzione del denaro introdotto, collegarsi al sito www.moderngenius.cg e scaricare il modulo Inc.00L-4T4, da inoltrare debitamente compilato all’Ufficio Reclami, raggiungibile via fax allo 0053012616982. L’accettazione del reclamo non garantisce la restituzione di quanto richiesto.

Giovanni, rassegnato, in cuor suo disse così addio alle dieci lire. La curiosità, tuttavia, rimaneva. Si frugò velocemente nelle tasche, valutando l’opportunità di tentare la sorte con un’altra moneta. La scelta ricadde su un euro, cifra tonda e non grave perdita nel caso in cui la lampada si fosse mangiata pure quella.
– Mal che vada – pensò – mi resta ancora abbastanza per un calice in osmiza.
Stavolta la reazione della lampada fu immediata. La solita voce, che a Giovanni ormai non pareva più tanto suadente, recitò:

Grazie per aver scelto il servizio Modern Genius & Co. Vi ricordiamo che per la direttiva 69/2014 del Sindacato Geni, Maghi e Strolighi, nei giorni festivi alla tariffa base va aggiunto il contributo di solidarietà, da calcolarsi in base al nuovo Tasso Nazionale di Importanza Sociale della festività medesima.

Giovanni mugugnò. In effetti era domenica, giorno festivo. Si domandò quale fosse il contributo da aggiungere per questo tipo di festività. In fondo ci sono ben cinquantadue domeniche in un anno. Se non addirittura cinquantatre, quando il primo gennaio casca di domenica. O se l’anno è bisestile e il primo gennaio casca di sabato o domenica… ma bon, non ha importanza. Fatto sta che Giovanni decise che l’importanza sociale della domenica non poteva essere particolarmente elevata, e infilò 50 centesimi nella lampada.
Finalmente uscì il genio.
– Buongiorno! Sono Arsalan, codice identificativo operatore genio numero 175. Con chi ho il piacere di parlare?
– Un genio vero! Ma allora funziona! Piacere, io sono Giovanni.
– Piacere Giovanni. Non mi risulta alcun utente registrato con questo nome. Ti sei forse iscritto con qualche altro nickname?
– Nick cosa? Iscritto dove? Io pensavo semplicemente di poter esprimere qualche desiderio…
– Certo, ma il servizio desideri è attivo solo per gli utenti registrati. Quindi se non hai ancora un account, dovrai farlo ora. L’iscrizione è ovviamente gratuita.
– Gratuita non direi… mi sembra di averti già dato un euro e mezzo…
– Oh certo, intendi l’obolo per la copertura assicurativa. Grazie per il tuo contributo. Purtroppo sono ormai molti anni che per noi geni vige l’obbligo di stipulare una polizza di responsabilità civile contro terzi, da quando c’è stata la sentenza di cassazione sul caso Nizenom, quello stupido ragazzino americano.
– Perché? Cos’è successo?
– Ha vinto la causa intentata all’Ordine Dei Geni per essersi ferito alla mano mentre strofinava una lampada. A causa del risarcimento miliardario abbiamo rischiato la bancarotta.
– Miliardario? Così tanto per una ferita alla mano?
– Eh, al processo il ragazzino ha dichiarato che uno dei suoi desideri sarebbe stato quello di diventare il pittore più famoso della storia del mondo, quindi una ferita di quel tipo assumeva un valore esorbitante.
– Insomma vi ha fregato.
– Esatto. Da allora l’Ordine ha reso obbligatoria l’assicurazione, e noi dobbiamo richiedere un obolo ai nostri utenti per poterla pagare.
– D’accordo. Allora, cosa devo fare per iscrivermi?
– Mi serve giusto qualche dato. Nome?
– Giovanni Sonababic.
– Luogo e data di nascita.
– Trieste, 3 aprile del 1943.
– Residente a?
– Trieste, via di Basovizza 13.
– Codice fiscale?
– Anche il codice fiscale? Ma cos’è, l’agenzia delle entrate?
– Va bene dai, questo è opzionale. Basta così. Ora devi scegliere un nickname e una password.
– Cos’è un nickname?
– Il tuo soprannome per accedere al servizio. Puoi usare Giovanni se vuoi, è libero.
– Va bene, vada per Giovanni.
– Password? È praticamente una parola d’ordine che solo tu conosci.
– Ah, capisco. Metti “Sonababic” allora, così sono sicuro di ricordarla.
– Mi spiace, ma per la tua sicurezza non possiamo accettare il tuo cognome come password.
– Ragionevole. Metti “lampada”.
– Mi spiace, ma la password deve avere almeno nove caratteri.
– Mmmm… allora metti “passwordlampada”.
– Mi spiace, ma la password non può contenere la parola password.
– Orco tron. Metti “lampadatrieste”.
– Mi spiace, ma la password non può contenere riferimenti geografici.
– Comincio a stufarmi. Metti “Geniodemerdachepalle”.
– Mi spiace, ma la password deve contenere almeno un numero.
– Aaaaah!!! “Geniodemerdacheduepalle” andrà bene?
– Mi spiace, ma questa password è già utilizzata da un altro utente.
– Chissà come mai… rilancio: “strucaunbotonsaltaunmacaco”.
– Perfetto.
– Amen. Posso esprimere i miei desideri ora?
– Quasi. Prima devi dare il consenso al trattamento dei tuoi dati personali al fine di poterti garantire il servizio richiesto. Sai, è la nuova normativa sulla privacy…
– Beh certo, acconsento, altrimenti non te li avrei dati…
– Acconsenti anche al loro utilizzo a fini commerciali?
– Acconsento a tutto quello a cui c’è da acconsentire, basta che andiamo avanti.
– Perfetto.

Problemi di incontinenza? Niente da nascondere, prima o poi arrivano per tutti! Ma da oggi puoi provare i nuovi UltraPampel, perfetti per tutte le età, vincitori del prestigioso premio “Minzione d’onore 2016”.

– Ma… cos’era sta roba?
– Un jingle pubblicitario. Gli affari non vanno più come una volta per cui l’Ordine Dei Geni ha stipulato un contratto con una concessionaria di réclame. I nostri principali introiti arrivano da qui.
– Ho capito, ma perché proprio una pubblicità di pannoloni?
– Sono réclame targetizzate in base ai dati personali degli utenti registrati. Tu risulti il potenziale acquirente perfetto.
– Ringrazio. Posso esprimere i miei desideri ora?
– Certo! Arsalan è al tuo totale servizio. Hai due desideri residui. Cosa vuoi che faccia?
– Ma come due? Non erano tre?
– Ah, bei tempi quelli. Ora purtroppo ci sono ancora le accise da pagare per la guerra contro i maghi di cento anni fa. Ogni tre desideri, uno viene tassato dall’Ordine, per cui te ne restano due, mi spiace.
– Va bene dai, tempi moderni e crisi per tutti. Accontentiamoci. Senti… i desideri restano fra me e te vero, non è che vai a raccontarli in giro…
– No, no, tranquillo, abbiamo un inappuntabile codice etico che ci impedisce di rendere pubblici i desideri espressi.
– Okay. Allora diciamo che… ma sì dai… non l’ho mai fatto in fondo, togliamoci sto sfizio almeno da vecchio. Il mio primo desiderio è: vorrei passare una notte con le dieci ragazze più belle del mondo.
– Ah, notevole! Tra l’altro uno dei desideri più gettonati, devo dire…
– Bene! Quindi stasera lo esaudirai?
– Certo! Tuttavia, a causa della delibera 69/13 del Ministero delle Pari Opportunità contro le discriminazioni di genere, la sola presenza femminile è illecita in quanto verrebbero a mancare le quote azzurre, gialle, viola, verdi, rosse, blu e arcobaleno. Per poter passare la notte con dieci donne eterosessuali, dovranno anche essere presenti e partecipi almeno: cinque maschi eterosessuali, cinque gay, cinque lesbiche, cinque transgender, cinque travestiti, cinque drag queen, cinque bisex…
– Ok, ok, ok, ho capito. Facciamo che rinuncio a questo desiderio. Cambiamo totalmente campo. Da giovane avrei voluto diventare una cantante famoso, mi sarebbe piaciuto essere il John Lennon italiano. Anzi, Paul McCartney, che era anche più bello. Ora diciamo che preferisco qualcosa di più tranquillo, ma di maggior fascino. Morricone. Ecco, mi piacerebbe diventare bravo come Ennio Morricone, e autore di mille composizioni famose in tutto il mondo.
– Perfetto, non c’è problema. È un desiderio elementare facilmente esaudibile. Mi serve solo che compili i moduli DRM2 e Label Copy per la SIAE, pagando i diritti d’autore sugli album pubblicati e una volta ricevuti i contrassegni regolarmente vidimati potremo procedere.
– In che senso pagare i diritti d’autore? Sarei io l’autore!
– Naturalmente, ma per tutelare al meglio i tuoi interessi è previsto che chiunque utilizzi le tue canzoni paghi i diritti d’autore, quindi anche tu. Diritti che poi, essendo tu stesso l’autore, ti verranno reindirizzati, decurtati della giusta percentuale necessaria per questo egregio servizio di tutela. Per mille canzoni, quindi diciamo cento album circa, la spesa dovrebbe aggirarsi attorno ai settantamila euro.
– Ma io non ho settantamila euro!
– Hai però un secondo desiderio…
– Sì ma… allora, facciamo così. Tieni un attimo fermo il primo. Lo mettiamo in forse. Ora, se io ti chiedessi questi settantamila euro, anzi, facciamo centomila, cifra tonda… anzi, grasso il dindio, facciamo un milione di euro. Li avrei qua in mano subito?
– Eh no! Per la legge di stabilità il massimo di contanti trasferibili sarebbe di mille euro. Per un milione di euro dovrei farti un bonifico, ma un trasferimento di questo tipo sarebbe immediatamente tassato del 50% per la nuova disposizione 43/2016 bis dell’Agenzia Delle Entrate. Incorreresti inoltre nel servizio SPIA – Sequestro Preventivo Introiti Accumulati che, dopo aver passato al setaccio i tuoi conti italiani ed esteri, le tue proprietà, i tuoi materassi, i tuoi cassetti, le tue mutande e i tuoi calzini bucati, te li restituirebbe, a meno che non sia stata trovata qualche irregolarità, nei tempi necessari, decurtati della giusta percentuale necessaria per questo egregio servizio di tutela.
– Ho capito, lasciamo stare. Ci sarà qualcosa di più semplice a questo mondo. E se puntassi su un grande classico… che ne so, una vittoria alla lotteria?
– Questo è un desiderio messo al bando dall’Ordine dei Geni a causa della diffida 48/2013 ricevuta dall’Antitrust, autorità garante della concorrenza e del mercato.
– Se trovassi una valigia piena di soldi nel bosco?
– Su questo tipo di desideri c’è il diritto di prelazione da parte di un’importante organizzazione non governativa.
– Che organizzazione non governativa?
– Shhh… Cu è surdu, orbu e taci, campa cent’anni ‘n paci. Chiddu è lu bonu chi vidi e taci… baciamo le mani…
– Ah ecco, mancava nel quadretto…

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– E riecco la pubblicità targetizzata. Ringrazio per l’ottima considerazione. Senti genio, qua si fa buio e non sono ancora riuscito ad esprimere un desiderio…
– Chiamami pure Arsalan, sempre al tuo servizio senza limiti di tempo. Hai ancora due desideri a disposizione.
– Lo so benissimo! Dai, proviamo con qualcosa di più… altruista. Vorrei… vorrei… vorrei la pace nel mondo, ecco.
– Mi spiace, ma questo desiderio è protetto dal copyright dei concorsi di bellezza.
– E allora… quando è troppo è troppo. Facciamo così Arsalan, esprimo il desiderio che tu mi restituisca il mio euro e cinquanta, dopodiché vado a bermi i miei calici in osmiza e siamo amici come prima.
– Desideri la ricevuta?
– Ma sì, grazie, almeno mi resterà un ricordo di questa storia strampalata.
– Perfetto. Ecco fatto!

Giovanni si ritrovò in mano un euro e venti. Sulla ricevuta spiccava regolare la ritenuta d’acconto di trenta centesimi. Con calma, prese in mano la lampada. La osservò, ripensando a quanto era appena accaduto. Poi, all’improvviso, la scagliò con tutte le sue forze verso il dirupo. La vide rimbalzare su qualche roccia per poi finire nell’azzurro del mare.
Arsalan gridò.
– Noooooo! Ti prego! Lì non mi troverà più nessuno! Sarò costretto a vivere sott’acqua per il resto della mia esistenza… Ti prego, recupera la lampada, ti supplico! Farò qualsiasi cosa… qualsiasi. Ti darò tre desideri, te lo prometto. Tre desideri in nero, aumma aumma, uacciuari, inter nos, quello che vuoi. Ma ti prego, tira fuori la mia lampada dal mare!
Giovanni lo guardò, con serafica serenità.
– Mio caro Arsalan, lo farei volentieri, ma purtroppo quella è un’Area Marina Protetta, e lì non si può entrare. Servono permessi speciali, moduli da compilare, firme e registri di presenza. Ma chissà, magari il mese prossimo mi prende la voglia e faccio tutta la trafila burocratica per salvarti. Per il momento mi accontento di poter ancora ordinare da bere senza portare all’oste le analisi del sangue. Buona giornata!

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