18 luglio 2016

Come dare corpo alla Città di carta?

el sunto Bora.la invita cittadini e interessati a pensare museo della letteratura per raccontare Trieste. Ecco alcune questioni da soppesare in merito.

Abbiamo cominciato a ospitare interventi che soppesano l’opportunità di creare a Trieste un museo della letteratura. Maria Isabella Costadura e Riccardo Cepach hanno portato argomenti interessanti e ben fondati, e sentiremo nelle prossime settimane altre voci. Ma non è poi così semplice immaginare il corpo di questa “Città di carta”: oggi ci soffermiamo su alcune criticità – augurandoci che qualcuno le affronti nei prossimi interventi.

Dizionario Autori TriesteIl “perimetro” della letteratura da valorizzare tramite il museo. Ci sono “limiti” spaziali, temporali, linguistici: in che prospettiva vanno valutati, e con quali criteri? Chi va incluso e quanto va valorizzato ciascun autore e autrice nel futuro museo della letteratura? Quanto peso verrà dato alla produzione in sloveno e in dialetto? E alle altre lingue non native del territorio?
Anche senza arrivare all’enorme (eppure ancora incompleto) numero di autori registrati da Chiereghin e Martelli nel loro dizionario, l’impresa non sarà semplice, né “neutrale” e potrebbe dare luogo a infinite polemiche e potenzialmente infiniti rallentamenti.

La gestione dei musei locali presenta parecchie criticità, la prima e più stringente di natura economica. All’interno di una ecologia dei musei del territorio, c’è posto per il museo della letteratura? Di quali forze potrebbe disporre (e anche: potrebbe attrarre degli sponsor di rilievo almeno nazionale?) per prosperare? Aprire un museo per non valorizzarlo o lasciarlo agonizzante è una pessima politica, che va assolutamente evitata.

La forma del museo è attuale e vitale? In che modo può il museo contenere e raccontare la città, anzi il territorio? Conosciamo o possiamo immaginare altre forme o formule per valorizzare il patrimonio letterario del territorio? Quale sarebbe lo spazio per le iniziative inerenti ma pensate e costruite fuori dal museo, quando esso diventasse operativo?

Il profilo degli interessati, lo conosciamo già? Disponiamo di un osservatorio o almeno di dati aggregati che ci permettano di capire qual è la portata dell’interesse di turisti e visitatori per la Trieste della letteratura? O quale peso essa abbia e possa avere nella visita di un turista medio? E quanto potrebbe essere interessante per residenti e vicini?

La coscienza letteraria della città e quella dei cittadini sono due entità poco coincidenti. Se ancora all’inizio degli anni Sessanta, quando Anita Pittoni concluse l’attività delle Edizioni dello Zibaldone, era ancora robusta quella coscienza letteraria che fu estremamente vitale a Trieste nei primi anni del Novecento, oggi le cose ci sembrano stare diversamente: in città si parla di Saba più per la sua pipa scomparsa che per i suoi versi immortali. La letteratura fornisce allora uno specchio fedele, ma solo del nostro passato?

Quindi, per sintetizzare: a quali condizioni un museo della letteratura sarebbe in grado di integrarsi in un sistema turistico più esteso da un lato, e dall’altro di fornire ai residenti “materiale di pensiero” per la costruzione di un’identità locale all’altezza delle sfide del XXI secolo?

Questi sono le principali questioni che secondo noi vanno soppesate e discusse, prima di sostenere un progetto che (ricordiamolo) non sarebbe l’unico per un ulteriore museo a Trieste. Confidiamo che i prossimi interventi sulle pagine di bora.la possano fornire interessanti spunti di discussione in merito.

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