8 giugno 2015

Praticare la differenza secondo Assunta Signorelli

el sunto Assunta Signorelli racconta il suo modo di intendere e praticare l’eredità basagliana, nel libro Praticare la differenza: donne, psichiatria e potere.

Martedì 9 giugno alle ore 18.00, presso lo spazio Villas nel comprensorio di San Giovanni sarà presentato il libro di Assunta Signorelli Praticare la differenza. Donne, psichiatria e potere, appena pubblicato per i tipi di Ediesse, casa editrice legata alla CIGL. Il libro raccoglie interventi sul lavoro e le lotte politiche della psichiatra giunta nel 1971 a Trieste per lavorare con Franco Basaglia, e che ha raccolto e declinato a suo modo il pensiero dell’uomo che chiuse i manicomi in Italia.

Assunta SignorelliAssunta Signorelli non ha mai avuto timore a “pensare di traverso”, anche rispetto a una certa scuola basagliana che ha preso forma a Trieste dopo la morte di Basaglia, e lo ha sempre fatto a partire dal suo essere donna, dal rivendicare una specificità di sguardo e di approccio che le deriva dall’appartenenza al genere femminile, con tutto ciò che questo ha comportato e comporta, da un punto di vista storico, sociale, politico.

Una basagliana “fuori dal coro”, verrebbe da dire – aggiungendo però che in un coro la contraddizione (che per Franco Basaglia era un vero e proprio motore di cambiamenti tanto filosofici quanto pratici) viene troppo presto ricondotta ad armonie prestabilite, prima che le dissonanze conquistino troppo spazio, troppa autonomia; fuori dal coro ma proprio per questo più vicina a quel nocciolo duro del pensiero basagliano che resta impenetrabile alle banalizzazioni, alle strumentalizzazioni, alle santificazioni.

Praticare la differenzaIn questo libro emerge un punto fondamentale del suo “praticare la differenza”, ossia del modo che Assunta Signorelli ha sempre avuto di intendere il proprio lavoro: il farsi carico della sofferenza altrui deve prevalere sugli approcci scientifici e istituzionali; e il farsi carico della sofferenza altrui, specialmente quella degli ultimi, è in prima istanza un compito politico, non medico: nella mancanza di un benessere sociale ed economico diffuso, in un mondo dove le esistenze dei singoli vengono private di senso, il malessere della psiche trova un ottimo terreno per radicarsi – e una risposta soltanto medica può affrontare i sintomi, ma non le cause della malattia.

Posizione scomoda, questa, per chi vuole stare in pace con le istituzioni. Posizione scomoda che Assunta Signorelli ha fatto propria in molte battaglie per il diritto alla salute, ben oltre i momenti di lotta degli anni Settanta oggi tramandati nell’epopea della chiusura del manicomio. Molte di queste sue battaglie si sono chiuse con esiti che possono essere giudicati come sconfitte, ma che hanno lasciato il segno nelle pratiche e nelle vicende di molte delle persone che vi hanno partecipato.

Non a caso in questo libro, gli altri riferimenti culturali più importanti per Assunta Signorelli sono il filosofo francese Michel Foucault, attento ai corpi e alle vite prima che alla metafisica, e Frantz Fanon, scrittore e psichiatra antimperialista, paladino della decolonizzazione del Terzo Mondo, assieme alla filosofa Rosi Braidotti, da sempre interessata al nesso tra i corpi e la realtà circostante: questi non sono santini buoni per chi vuole chiudersi a pontificare su una cittadella celeste, sono fabbri che hanno forgiato strumenti teorici indispensabili per agire praticamente nelle lotte politiche.

La posizione femminista dell’autrice, che lei stessa definisce faziosa perché “per le donne essere faziose vuol semplicemente dire assumere il proprio punto di vista come chiave di lettura della realtà, e riuscire così ad esplicitare il non detto”, diventa preziosa per chi cerca di conoscere la pratica basagliana al netto di tanta retorica monotòna che vi si sta costruendo intorno, e per tutti quelli che pensano ancora che la politica abbia a che fare più con le lotte per i diritti, che con la gestione della cosa pubblica da parte di chi viene chiamato ad amministrarla.

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