16 novembre 2014

Il re pastore: l’amore e il tradimento protagonisti dell’opera di Mozart

el sunto Questa non vuole essere una tipica rubrica musicale ma una rubrica, dove si trattano argomenti che vengono solitamente lasciati fuori dalle recensioni

Questa non vuole essere una tipica rubrica musicale ma invece cercherà di trattare degli argomenti satellite che vengono solitamente lasciati fuori dalle recensione perché,in effetti, non costituiscono il fulcro dell’evento musicale, ma cercheremo comunque di ricreare una situazione in cui si riesce ad ascoltare la musica con qualche cognizione di causa in più. Non un articolare genere, non un particolare gusto ma semplicemente i differenti metodi che si possono sviluppare per presentare la musica al pubblico con diverse modalità.

L’esempio di questa settimana è l’ultima opera che è stata presentata al Teatro Verdi, Il Re Pastore. Una delle prime opere di Mozart che ha origine da una serenata ancora nello stile più giovanile e quasi barocco. La rappresentazione comporta de facto delle interessanti opportunità per quanto riguarda la ricezione di una poetica mozartiana più completa; l’opera è infatti una delle meno rappresentate del compositore salisburghese e poterla vedere in scena nella proria città è indubbiamente uno stimolo interessante. La regia è semplice e la scenografia, che riutilizza i fondali della passata Clemenza di Tito, si adatta abbastanza bene (ma non perfettamente) alla situazione rappresentata.

Dal punto di vista musicale il pensiero che viene in mente a tutti è che non suona certo come il tipico Mozart. La sonorità tipica del compositore classico non è infatti ancora matura e quindi ci si può anche perdonare la breve durata (due atti in confronto ai tre previsti dall’autore del testo Pietro Metastasio.

Il testo è stato scritto in un meraviglioso italiano settecentesco nel 1751 e, ventiquattro anni dopo, Mozart la snellisce e la riduce a quello che può essere definita una serenata: l’amore è il tema principale di quest’opera, tema che verrà trattato nella stessa maniera del Così Fan Tutte, realizzato dieci anni più tardi su libretto del fedele amico Lorenzo Da Ponte (autore anche del Don Giovanni e delle Nozze di Figaro).

Il tema del tradimento e dell’amore è presentato in maniera molto simile ed è probabile che sia stato ispirazione anche per l’opera di Da Ponte (l’unica che non abbia adattato da altre opere precedenti).

L’amore dunque, un tema ricorrente nelle opere di Mozart (com’era comune d’altra parte nel periodo) viene trattato musicalmente in quest’opera con freschezza e ingenuità. Qualità più nascoste nelle composizioni mature dell’autore di Salisburgo, prova del fatto che anche i geni, nel corso della loro vita, mutano la loro concezione e il loro intento espressivo nei confronto del sentimento che vincit omnia.

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