14 Febbraio 2015

L’ Otello di Lo Cascio lascia perplessi

el sunto Otello di Luigi Lo Cascio liberamente ispirato all’Otello di William Shakespeare è in scena in questi giorni al Rossetti

Mentre abbandono la sala, intercetto la conversazione di un terzetto di liceali, che stanno commentando la messa in scena appena vista: “Ma la storia era proprio questa?” “No beh, era una riscrittura.” “Sì, di sicuro Shakespeare non faceva una tragedia con solo quattro personaggi” “Non credo che Shakespeare abbia citato Ludovico Ariosto in maniera così esplicita.” “Già. Non era un nell’Orlando Furioso che…”

Nessuno dei tre si lamenta per il dialetto siciliano che tutti i personaggi, tranne Desdemona, usano. Anche se è stato uno scoglio non facile da superare, e vari spettatori hanno lasciato la platea, scuotendo la testa, probabilmente a causa delle difficoltà linguistiche.

Ma che dire della riscrittura e di questa messa in scena dell’opera shakespeariana, a opera del regista e attore, che qui si riserva la parte di Iago? Il progetto è sicuramente ambizioso e consapevole, e mette in primo piano la gelosia, e in secondo piano la complessa tematica legata al colore della pelle di Otello. Quasi tutto il resto è come asciugato via: personaggi, scenografia, movimenti degli attori sono ridotti al minimo. Nei momenti in cui chiudo gli occhi per concentrarmi sul testo, ho l’impressione di non perdermi nulla di essenziale.

Anche il montaggio della trama cambia radicalmente, aprendosi sulla descrizione del favoloso fazzoletto che sarà fatale a Desdemona: quasi a dire è nella dimensione della fiaba, nel Cunto, che erompe questa tragedia dove nessuno vive per sempre felice e contento: infatti, dopo il cunto del fazzoletto, arrivano la tortura e l’esecuzione di Iago. La verità è ristabilita, ma questo non porta né ordine né pace.

Lo Cascio sembra quasi sostituire al codice bianco/nero che Shakespeare ha usato con grande consapevolezza (sovvertendo spesso il sentire comune che lega il bianco al bene e il nero al male) il codice uomo/donna. Otello diventa una tragedia della gelosia patriarcale, e il dialetto siciliano rimanda a una cultura legata in modo forte fino a tempi recenti al delitto d’onore e al considerare le donne come proprietà maschili.

Ma seguendo questa pista, e cercando di mostrare i limiti e le contraddizioni di questo potere patriarcale (che finisce per uccidere, a causa di un sentimento scambiato per amore, proprio l’oggetto cui dichiara amore), che questo Otello inciampa, costruendo una Desdemona davvero poco umana, sempre onesta e sempre perfetta. Certo, se Otello uccide la santa perché la crede sgualdrina l’atrocità del suo crimine risalta ancor di più: Ma così mette in scena un mito, non un fatto che potrebbe essere davvero accaduto – e che di fatto accade anche troppo spesso.

In più, avendo già annunciato il finale, e mantenendo il personaggio femminile (l’unico in scena) nelle lande mitiche e mistificatorie dell’“eterno femminino”, Lo Cascio fornisce troppe certezze, e lascia poco spazio allo spettatore per riflettere e stupirsi. Le contraddizioni vivono principalmente nelle parole e nei dubbi di Otello, che siamo abituati a considerare un mostro a partire dall’inizio – e che riceve inoltre un’assoluzione onirica nel finale. Forse, asciugandola troppo, la tragedia originale ha perso parte della sua potenza e della sua complessità, che non ha riguadagnato con il montaggio o le aggiunte. Ma confrontarsi con un gigante come Shakespeare non è mai cosa semplice.

L’Otello di Luigi Lo Cascio liberamente ispirato all’Otello di William Shakespeare, va in scena ancora oggi e domani.
La scheda dello spettacolo.

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