18 Marzo 2013

Oggi in consiglio comunale la decisione sull’impianto a biomasse

I gruppi consiliari del centro sinistra di Gorizia lanciano pubblicamente l’allarme sulla questione dei progettati impianti a biomasse di Gorizia e oltre a invitare il consiglio comunale a non votare , proprio questa sera, a favore dell’insediamento in via Trieste, fanno chiarezza sugli aspetti tecnici e normativi della questione, sulla superficialità con cui finora la trattativa è stata condotta e sull ‘inadeguatezza e necessità di aggiornamento del vigente regolamento di igiene pubblica ( che ignora la gestione, e probabilmente l’esistenza, degli impianti a biomasse). E avvisano: se il Consiglio darà parere positivo, nella prossima Conferenza dei servizi (formata da Provincia, Comune, Azienda sanitaria, Vigili del fuoco…) l’approvazione del progetto renderà effettiva la variante urbanistica. E’ uno degli effetti della procedura semplificata prevista per favorire l’installazione di impianti per energie rinnovabili: eliminato il doppio voto in Consiglio, prima e dopo le osservazioni fornite dai cittadini, si riducono anche le possibilità di informare e coinvolgere i cittadini su scelte importanti e, in questo caso, molto discutibili. Vediamo perchè.
La ridottissima distanza dalle abitazioni di una struttura classificata come “industria insalubre”, la scarsa chiarezza e le informazioni addirittura contraddittorie fornite circa l’impianto, la superficialità e l’inerzia dell’amministrazione, che non ha mai chiesto le misure compensative a beneficio della popolazione previste dalla legge: queste sono le preoccupazioni e le problematiche che il centro sinistra ha sollevato. “
“È vero – si legge in un comunicato di Giuseppe Cingolani – che l’ARPA certifica che le emissioni non supererebbero i limiti consentiti dalla legge, ma anche le emissioni di un’automobile rispettano i limiti di legge, eppure nessuno lascerebbe la propria macchina col motore acceso davanti alla porta di casa per 24 ore al giorno. Da notare che l’ARPA chiede comunque di verificare le emissioni dopo l’avvio dell’impianto, nelle condizioni climatiche più critiche”.
In assenza di una legge nazionale o regionale che stabilisca una distanza minima dalle abitazioni per impianti a biomasse, ci sono Comuni che si sono dati dei criteri (ad esempio inserendo norme specifiche nei Regolamenti d’igiene pubblica) e hanno fissato limiti che in media , per impianti equivalenti a quello progettato in via Trieste, non sono inferiori al chilometro: ovviamente il nostro comune non è stato così previdente, ma l’esperienza degli altri dovrà pur insegnarci qualcosa. Se non altro a valutare in maniera appropriata il fatto evidenziato da Cingolani, e cioè che l’impianto goriziano ( progettato accanto alla ferrovia che corre lungo via Trieste) disterebbe molto meno di cento metri dalle case della zona, e circa 700 metri dal centro cittadino.
Altra osservazione negativa: “ il 74% del calore prodotto andrebbe disperso, mentre potrebbe essere recuperato e incanalato per sostituire numerose caldaie domestiche o altri processi di combustione per uso industriale operanti in zona, permettendo addirittura di migliorare la qualità dell’aria rispetto alla situazione attuale, secondo le stesse relazioni fornite dagli uffici del Comune.”
“L’imprenditore interessato – leggiamo ancora nella nota – sarebbe disponibile ad operare un intervento del genere, anche perché col recupero di calore riceverebbe 40 euro di incentivi in più per ogni Megawatt prodotto (8.000 all’anno). Abbiamo però appreso con stupore da lui stesso che il Comune, pur potendolo fare in base alla legge regionale 19 del 2012, non l’ha mai contattato per proporgli né questa, né alter misure di compensazione. È sconcertante questa totale mancanza di iniziativa e di interesse dell’Amministrazione per una maggiore tutela dei cittadini.”
Ma non è ancora finita. “ Rileviamo infine che regna il caos sulle informazioni riguardanti l’impianto: dalle relazioni dei consulenti dell’impresa risulterebbe che la totale automatizzazione dell’impianto richiederebbe l’impiego solo di due lavoratori per un turno giornaliero. Ma in sede di Commissione consiliare l’imprenditore ha dichiarato che l’impianto darebbe lavoro addirittura a 35 persone. A chi dobbiamo credere: all’imprenditore o ai documenti ufficiali dei suoi consulenti?”

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