18 giugno 2018

A Trieste un Electric Run ben poco elettrizzante

el sunto L'Electric Run doveva essere la “corsa più luminosa del pianeta”, un evento “dove balli più di quanto corri” ma si è rivelato, a malincuore, una delus

di Camilla Soncini

Doveva essere la “corsa più luminosa del pianeta”, un evento “dove balli più di quanto corri” ma si è rivelato, a malincuore, una delusione.

A tanti, me compresa, l’Electric Run era sembrata un’idea bellissima e innovativa. Certo, non ci si aspettava di raggiungere i livelli di altre metropoli dove la corsa ha ottenuto enorme successo e standard qualitativi elevatissimi, però bisogna ammettere che il video sponsor che è stato divulgato per promuovere l’evento è lontano anni luce da quel che è accaduto nella realtà triestina.

I primi malcontenti dei partecipanti sono sorti già il giorno precedente alla corsa, quando, ritirati i primi kit gara compresi nel prezzo del biglietto (Normal ticket a 20,50 €), si è potuto constatare la scarsità di gadget. Nel kit, infatti, oltre ad alcuni starlight, i promessi gadget degli sponsor si sono ridotti a un braccialetto colorato con la scritta “Bluenergy”. Anche la maglietta offerta per la gara non è stata entusiasmante, una normale maglia bianca con una scritta nera, nulla di luminoso o fluorescente.  “Daranno altri bei gadget lungo il percorso”, ho pensato fiduciosa, dal momento che avevo anche letto un articolo in cui era scritto, addirittura in grassetto, che la Bluenergy sarebbe stata presente con delle stazioni di ricarica per regalare gadget luminosi.

Inoltre, i kit disponibili al ritiro, il giorno 15 giugno sono terminati già nel primo pomeriggio, quando invece la consegna avrebbe dovuto continuare fino alle 19.30.

Qualche lamentela anche per le code che si sono verificate durante il ritiro dei kit il giorno stesso dell’attesissima corsa, tenutasi il 16 giugno.

Nonostante i primi disguidi, c’era ancora la voglia di quel divertimento che ci era stato preannunciato dalla pubblicità dell’evento.  Ma a che ora sarebbe stata la partenza? E quale il punto esatto? Informazioni discordanti sono arrivate soprattutto in merito all’orario di inizio. Sul sito ufficiale dell’Electric Run nessuna informazione chiarificatrice. Alla fine, la corsa è iniziata alle 21.20, quando si potevano ancora vedere alcune persone smarrite che cercavano la direzione giusta da prendere.

L’entusiasmo della partenza, che comunque era ancora tanto, è andato presto scemando.

Gli archi di luce che avrebbero dovuto inondarci di colore non erano luminosi affatto, forse perché l’orario in cui la corsa si stava svolgendo non permetteva un’oscurità sufficiente. Poi però ci siamo resi tutti conto che i lampioni accesi in viale Miramare erano i primi responsabili della mancanza di atmosfera e di buio, cosa che rendeva inutile la presenza di quei pochi punti “scenografici”. Nemmeno il famoso braccialetto della Bluenergy ha brillato minimamente, tanto da farmi pensare che non fosse fluo. Ho dovuto smentirmi solo una volta arrivata a casa, dove di buio ce n’era davvero e dove il braccialetto ha finalmente preso vita, anche se troppo tardi.

Gli archi gonfiabili, poi, tanto gonfi non erano. Alcuni erano proprio a terra e le persone per passarci sotto hanno dovuto sollevarli a mano. Più partecipanti hanno anche notato che alcune luci che illuminavano i gonfiabili da terra non funzionavano.

L’Electric Run ci era stata spacciata come la corsa «dove balli più di quanto corri», affermazione azzardata visto che per tre quarti del percorso regnava il silenzio. Le casse per la musica erano presenti solo sotto agli archi luminosi e non erano abbastanza potenti da accompagnare la passeggiata. Nessun palco, nessuna animazione. E la scelta delle musiche? Forse gli organizzatori pensavano che ci saremmo messi a ballare un lento, dato che le canzoni che ho sentito sono stati pezzi quali November rain e Wind of change.

Il sito dell’Electric Run, oltre agli slogan già citati, gridava «Food and beverage al tuo servizio per tutta la corsa. Cibo di strada e bevande energetiche accompagneranno la vostra performance sportiva».  Dicevano che ci sarebbe stata una vasta scelta per tutti i gusti e tutte le età ma noi abbiamo solo visto un unico e povero stand all’interno del Porto vecchio, con nessuna grande varietà. Di bevande energetiche nemmeno l’ombra. Un utente su Facebook lamenta il fatto che non sia stata offerta neanche dell’acqua lungo il tragitto.

Un’altra ragazza lascia invece un commento riguardo al suo stupore per la mancanza di addetti alla sicurezza lungo il percorso e si chiede dove fossero gli addetti alla croce rossa.

Chissà se questi commenti scritti sulla pagina ufficiale “Electric Run Italia” li troverete ancora, perché gli amministratori della pagina hanno rimosso i commenti negativi di chi ha partecipato alla corsa. La pagina non presenta di per sé uno spazio per le recensioni ma gli utenti hanno deciso, in gran numero, di lasciare un commento sotto vari post. Commenti che esprimevano un malcontento per svariati motivi, che in linea di massimo sono stati riassunti in questo articolo.

Non si pretendeva che qualcuno rispondesse ai commenti e si scusasse, anche se forse l’organizzazione avrebbe potuto farlo, ma cancellare le opinioni scritte di chi ha partecipato all’Electric Run e ha constatato tutta una serie di problematiche è a dir poco vergognoso e non ha fatto che alimentare la rabbia delle persone.

Se i commenti prima avevano uno scopo propositivo e avrebbero potuto essere motivo di riflessione per le future Electric Run, ora il popolo di Facebook è infuriato.

Mi auguro però che il fallimento dell’Electric Run non diventi un deterrente per futuri eventi che la città può offrire e l’auspicio è che gli enti locali continuino a promuovere iniziative sportive, culturali e di intrattenimento, oltre ai suggestivi concerti nella nostra magica piazza Unità. Automobili impazzite a parte, il dj set in piazza è stato il momento più riuscito della serata ed è stato positivo che non fosse riservato ai soli corridori ma aperto a tutti.

A tutti voi che avete partecipato all’ Electric Run e che a fronte di quanto è stato offerto vi siete giustamente lamentati del costo del biglietto, voglio farvi tornare in parte il sorriso ricordandovi che una quota del ricavato è stato donato all’Area Giovani del CRO di Aviano.

Camilla Soncini

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