31 ottobre 2017

Magnesio, sudore e passione: il soccorso alpino, una presenza silenziosa [1]

el sunto La prima parte dell’intervista a Gabriele Pellizer, vice capostazione del CNSAS- stazione di Trieste.

Strano il mondo, soprattutto quello vissuto in verticale. Non ho ancora capito il perché, ma in questa comunità si assaporano sensazioni molto antiche, quelle che hanno a che fare con la nostra storia, quelle che fanno un rimando alla bontà tra le persone, all’aiuto reciproco.

Sto correndo per il sentiero 2 che da Opicina mi porta sul ciglione carsico e li ammiro il panorama. Il golfo di Trieste si specchia nei colori bellissimi di questo tramonto ottobrino. I colori rosso vivo e giallo che si mescolano a odori del bosco che rimandano a un buon piatto di risotto con i funghi e alle prime caldarroste. Seduto sulla rosa dei venti mi giro intorno e osservo il panorama. Dal golfo alla Valle di Vipava (non cambierò i nomi, sappiatelo). Eccolo, un punticino bianco in lontananza. Appena visibile. Il Triglav, la Stena e lo Zlatorog. Ricordi che riaffiorano, come le giornate passate ad arrampicare in quei posti, a pensare a nuovi progetti per rivivere quei posti in modo differente.

Un rumore assordante mi sveglia. Guardo a occidente e noto un’ elicottero giallo, quello del soccorso. Una scarica di adrenalina mi scende lungo la schiena. I ricordi della Stena spariscono all’istante e nuovi pensieri, ricordi e sensazioni mi turbano, questa volta con una sensazione d’angoscia. Mi ritornano in mente momenti non proprio piacevoli passati in montagna, come scariche di fulmini in cresta, incidenti più o meno gravi a cui ho assistito. Nel momento più buio di questi pensieri due colori di ridanno fiducia. Si, semplicemente due colori che identificano la speranza. Il giallo e il rosso. I colori del CNSAS o del Soccorso alpino. Rimetto le cuffie da corsa, ridiscendo dal pendio con movimenti veloci, ma precisi e riprendo pian piano a salite verso Ferlugi. Da li prendo il sentiero CAI 1 e sono subito a casa.

Il giorno dopo ho ancora in mente quell’elicottero che si staglia all’orizzonte e decido di dover andare sino in fondo: mi armo del mio bel quadernino arancione e vado a trovare una persona che di soccorso se ne intende. A Opicina, entro in un negozio nelle via centrale e incontro Gabriele Pellizer, vice capostazione del CNSAS- Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico – stazione di Trieste. Passata la timidezza, la mia prima domanda è una domanda bruciapelo, diretta, senza tentennamenti.

Perché lo fate?
“E’ giusto farlo. Noi come corpo di soccorso portiamo aiuto alle persone che si trovano in difficoltà, in un mondo che non è quello antropizzato, ma quello più difficile. E’ una cosa che senti dentro se frequenti la montagna. Non importa se la persona sia negligente o l’incidente è frutto di una semplice disgrazia, noi andiamo.”

Ho sempre immaginato il soccorso come un’attività di alta montagna con elicotteri. Nella stampa locale noto  invece un numero abbastanza elevato di interventi e mi rendo conto di come il vostro apporto sia fondamentale. Come siete organizzati sul territorio?
“ Il CNSAS, pur con una forte impostazione a carattere nazionale, dispiega sul territorio i Servizi Regionali e i Servizi Provinciali, dotati di autonomia organizzativa e funzionale. A loro volta i Servizi sono articolati in Delegazioni e Zone di competenza, alpine e speleologiche, cui è demandata la gestione dell’operatività.

E a livello regionale?
Allo scopo di effettuare soccorsi tempestivi ed efficaci, con il fondamentale apporto della conoscenza del territorio e delle sue specificità, ogni Delegazione o Zona è articolata in Stazioni che inquadrano e organizzano i tecnici su base territoriale. Il CNSAS FVG è al momento organizzato in 21 Servizi Regionali o Provinciali, 31 Delegazioni Alpine, 16 Zone Speleologiche, 214 Stazioni Alpine e 27 Stazioni Speleologiche, nelle quali sono complessivamente inquadrati più di 7000 volontari.

Come funziona il CNSAS nel territorio dell’ex provincia di Trieste e come interviene nello specifico?
Nel nostro caso siamo una realtà particolare, perché ricopriamo due province, quella di Trieste e Gorizia. Il nostro intervento viene richiesto dal NUE, numero unico di emergenza (112), attraverso una chiamata alla persona di turno. Sarà la persona di turno ad allertare i restanti volontari. Si tratta di un servizio h24 e 7 su 7, il che significa che anche in questo momento c’è una persona reperibile, la quale in caso di emergenza allerta la squadra. Ad esempio, se io adesso ricevessi la chiamata…”

Il quel frangente squilla il cellulare, Gabriele guarda lo schermo e ad un primo momento capisco che non si tratta di una chiamata di lavoro. E’ una richiesta di soccorso. Deve procedere in velocità, perché nel soccorso la velocità è tutto.

Il nostro territorio è molto particolare proprio perché i mezzi di soccorso si devono muovere molto velocemente. In 12-15 minuti devono essere sul postp pronti ad intervenire. Questa velocità di attivazione è data proprio dalla tempestività, in cui può essere sul posto il personale sanitario. Il volontario del soccorso alpino deve arrivare come primo sul posto per preparare un piano d’azione, sentire il resto dei volontari che si uniscono e procedere con il controllo dell’attrezzatura e iniziare le operazioni che possono essere sia di ricerca che di soccorso.

Lascio Gabriele alle sue competenze di vice capostazione, riprendo la via verso casa e molte domande mi passano per la testa. Mi chiedo, come climber, quali siano le migliori dritte da dare a coloro che vogliono passare un giorno o anche un pomeriggio all’aperto scoprendo in autonomia e in sicurezza le bellezze del nostro territorio.

[Continua]

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