20 gennaio 2015

Prog Revolution al Trieste Film Festival

el sunto Appunti arruffati e personalissimi sulle proiezioni viste & piaciute del Trieste Film Festival. Qui si parla di Prog Revolution.

Se, come me, benedite la radio ogni volta che vi regala, inattese, le note di un brano degli Area (ma anche della PFM), non potete perdervi Prog Revolution, documentario prodotto da Sky Arte, che verrà proiettato domani sera al Miela, per la rassegna del Trieste Film Festival, dedicata alla scena lombarda del progressive rock.

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Soprattutto se, come me, apprezzate il suono e il “tiro” di queste band ma non conoscete già tutti i loro segreti, o se non vi sembra di conoscere abbastanza la storia della musica italiana, oltreché d’Italia, in quel periodo, questo film vi racconterà, con la voce dei protagonisti e materiali d’archivio, quel momento in cui la musica pop italiana diventa grande, come lo si direbbe un adolescente che diventa adulto.

Nella parabola che va dall’inizio degli anni Settanta (quando ancora la musica pop era in buona parte fatta di cover di pezzi inglesi e americani, e quella di casa di canzoni) alla morte di Demetrio Stratos e al concerto in sua memoria del giorno seguente, il 14 giugno 1979, si intrecciano idealmente due storie: quella di un paese vecchio che viene contestato dai giovani “capelloni” con il sogno di cambiare il mondo e quella dell’evoluzione del rock in una musica più complessa, raffinata, sperimentale e con una forte vena di improvvisazione.

Ammettiamolo: sarebbe stato difficile “sbagliare” un documentario su questo argomento. La colonna sonora è già un’ottima base. Molte copertine di quei dischi sono a tutt’oggi dei capolavori di grafica. I protagonisti intervistati sono tutti personaggi interessanti. Gli strumenti musicali stessi sprigionano fascino. Ma il lato più interessante del film è forse quello che va oltre tutto ciò, e mostra come in quella stagione la musica, la comunicazione visiva, le neonate radio, molte riviste, le pratichil movimento studentesco si muovessero insieme in una dimensione dove il personale e il politico provavano (e riuscivano, fino all’esplodere delle inevitabili contraddizioni) a sovrapporsi.

Insomma: Prog Revolution riesce a restituire, senza facili nostalgie, un quadro storico poco noto e a consegnare un’energia e una voglia di mettersi in gioco in modi nuovi e creativi, in un momento storico che ha più che mai bisogno di inventare percorsi all’interno e contro gli scenari di quel capitalismo avanzato che oggi governa, e che si è consolidato proprio sulle ceneri di quella stagione.

In attesa di rivedere a Trieste lo spettacolo di Paolo Fusi L’estate infinita, che racconta un’analoga storia di musica e politica abbracciando una scena musicale e un arco temporale più ampi, e con un linguaggio differente, andate a gustarvi questo documentario. E restate a vedere, dopo, Rocks in my pockets, che non ho già visto di persona, ma di cui tutti mi dicono grandi cose.

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