13 Gennaio 2015

Scampoli di storia: il tradimento di Mariuccia Laurenti e l’arresto di Luigi Frausin (1944)

el sunto Mariuccia Laurenti era una ragazza bellissima, libera come lo erano le ragazze del Litorale rispetto ai costumi del tempo. La storia del suo tradiment

Rubrica a  cura di Paolo Geri 

Parte I: il tradimento

Nel marzo 1944 a Trieste le attività spionistiche si intrecciavano e sovrapponevano. Quella città che – secondo lo storico Giampaolo Valdevit – sarebbe diventata da lì a pochi anni un microcosmo della guerra fredda, era già laboratorio delle alleanze e delle divisioni future.
La Gestapo e la polizia italiana con il famigerato ispettore Collotti e la sua “banda” arrestavano e rastrellavano per colpire la lotta di Liberazione.
In parallelo iniziava ad incrinarsi il rapporto di collaborazione fra gli inglesi e i partigiani jugoslavi, cosicchè l’ attività spionistica degli alleati non era più solo rivolta all’ obiettivo principale della sconfitta di Hitler ma anche a limitare, in prospettiva, le conseguenze della vittoria di Tito.
C’ era poi il complicatissimo intreccio dei rapporti fra comunisti sloveni che combattevano i nazi-fascisti dal 1941 e le forze clandestine del Partito Comunista Italiano che anche a Trieste si erano andate riorganizzando dopo l’ 8 settembre 1943. Siamo all’ epoca del “secondo C.L.N. triestino”, costituitosi dopo lo scioglimento del precedente a seguito degli arresti effettuati nel dicembre 1943 dai nazi-fascisti. In questo “secondo C.L.N.” sono ancora presenti, a fianco delle altre forze antifasciste, i comunisti diretti da Luigi Frausin e Vincenzo Gigante.

E’ in questo clima che maturò il tradimento di Mariuccia (Maria) Laurenti che avrebbe portato al più grave colpo inferto alle organizzazioni clandestine italiane e slovene che operavano a Trieste.

Il padre di Mariuccia era di origine slovena, la madre friulana. A Trieste si era diplomata all’ Istituto Commerciale. Suo fratello Eugenio era commissario ella Brigata Partigiana Triestina. Sposatasi giovanissima con un impiegato militarizzato di origine abruzzese, la Laurenti decise di lasciare il marito quando, incinta, scoprì che lui aveva contratto la sifilide. Rinunciando alla gravidanza, decise di dare una svolta alla sua vita. E si avvicinò alla lotta clandestina.

Era una ragazza bellissima, libera come lo erano le ragazze del Litorale rispetto ai costumi severi del tempo. Era sveglia, allegra, civettuola, intelligente. Per queste caratteristiche il suo lavoro di “staffetta” veniva molto apprezzato. Inoltre di lei si era innamorato, pare corrisposto, Vincenzo Bianco (“Vittorio”) che era stato inviato a Trieste dal Partito Comunista Italiano dell’ Alta Italia per dirimere le divergenze insorte fra i comunisti triestini e gli esponenti del Partito Comunista Jugoslavo sulla futura appartenenza statuale della città. Bianco, pur molto più anziano di lei, avrebbe voluto sposarla.

Le furono affidati incarichi delicati e riservati: tutti si fidavano di lei. Mariuccia Laurenti conosceva molto – forse troppo – dell’ organizzazione clandestina della Resistenza triestina, in particolare dei comunisti italiani. Ma non aveva alle spalle la formazione politica e umana che consentiva ad altri di valutare i rischi e controllare la paura, nè tantomeno la tempra per resistere fino alla morte agli interrogatori ed alle torture. Aveva solo vent’ anni quando fu arrestata dalla polizia italiana e affidata alla Gestapo. Crollò di fronte all’ alternativa “collaborazione o morte” e parlò. L’ organizzazione clandestina del Partito Comunista Italiano a Trieste ne fu decapitata.

Quando Mariuccia Laurenti fu rimessa in libertà, iniziò (o continuò ?) a fare il doppio gioco, frequentando i vecchi compagni di lotta clandestina e, insieme, spifferando informazioni importanti alla polizia fascista. Decise infine di consegnarsi ai partigiani del IX° Korpus per chiarire il suo comportamento. Fu messa sotto processo: nessuno era disposto a crederle. Branko Babic (“Vlado”), commissario politico del IX° Korpus, disse: “Fin che vive Mariuccia non si può lavorare con sicurezza”. Nell’ aprile del 1945 Mariuccia Laurenti venne fucilata.

Ancora oggi, a sessant anni di distanza, non è chiaro se l’ elemento decisivo che aiutò i nazi-fascisti negli arresti dell’ agosto 1944 furono le informazioni di Mariuccia Laurenti o se vi fu una parallela “soffiata” che insistenti voci, mai peraltro dimostrate con prove documentali, attribuirono ed attribuiscono tuttora a elementi slavi dell’ “Osvobodilna Fronta” triestino.

Lo scampolo continua martedì prossimo con la seconda e ultima parte

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