13 maggio 2014

Studenti dell’Università di Slow Food in esplorazione del Carso

Tra lunedì 5 e venerdì 9 maggio è tornata nei nostri territori l’Università di Scienze Gastronomiche, arrivando dalla sede centrale di Bra con un gruppo internazionale di 19 studenti che frequentano il corso Master ‘Food Culture and Communication’ con indirizzo in ‘Food Place and Identity’. L’Università è un progetto partorito da Slow Food e ha condotto qui, questa volta, un gruppo veramente internazionale, con discenti di Italia, Sudafrica, Belgio, USA, Ghana, Etiopia, Germania, Australia, Giappone, Corea del Sud, El Salvador, Tailandia.

Giovedì e venerdì il gruppo ha esplorato in particolare il Carso e Trieste. Abbiamo seguito la giornata di giovedì, sulla quale diamo foto e appunti, ma ricordiamo come il gruppo abbia visitato anche una serie di caffè della città, un centro di torrefazione del Porto Franco, l’azienda olivicola Fior Rosso e il ristorante Scabar.

Per quanto riguarda giovedì, la famiglia di Benjamin Zidarich ha fatto degustare le prelibatezze di Prepotto con il padrone di casa che ha sottolineato l’importanza per la sua azienda di offrire formazione e istruzione per la nostra comunità e i suoi clienti su cosa è il Carso, la sua cultura, sulle difficoltà e il fascino di produrre da questa nostra terra rossa piena di pietra, vicina al mare, con aromi e sensazioni peculiari.

Poi, nel nostro piccolo, è stata la volta di chi vi scrive, a nome del collettivo di Čibo.Sì, di dare un’infarinatura sull’antropologia complicata di carsolini e triestini, col focus del loro legame con la terra, passando per i corsi di orticoltura di Pliskovica organizzati da noi in questi anni. Finita un’introduzione con tanto di foto sul lavoro dell’ultimo triennio, ho portato il gruppo a toccare il Carso con mano, da Prepotto, sul sentiero Gemina, passando per pietraie, muretti a secco, le miriadi di frammentati fazzoletti di terra rossa, la rosa canina in fiore, gli asparagi selvatici assaggiati e le strofinature nella santoreggia, il casìn del gracchiare delle rane nel rinnovato kal (stagno) della romantica Slivie, per giungere ai bicchieri e le panche dell’osmizza di Fabec a Malchina, ovvero un classico rito comunitario per molti di noi.

A Malcnina, Franc Fabec, in qualità di padrone di casa e presidente della Lega Agricoltori (Kmečka Zveza), ha risposto alle domande degli studenti su cosa stia facendo la politica delle istituzioni per la nostra agricoltura (“niente, a partire dall’ideologia per cui la natura non va mai toccata e qualsiasi cosa fatta dagli agricoltori è un danno, quando la storia migliore del Carso racconta tutto altro”) e ha ricordato come il Carso sia un luogo di essenze speciali se è vero che la flora del Carso è ricca di un numero di specie grandemente superiore a quello del territorio della Germania intera. Oltre la mitica pancetta arrosta aromatizzata al finocchietto, Fabec ha proposto le foto di un Carso di inizio novecento: un altro paesaggio, un’altra era.

Alice Noel Fabi, tutor dell’Università, ‘capogita’ per questa volta del gruppo e originaria dei nostri luoghi ci ha lasciato questo commento: «Trieste, il Carso e la gente del luogo ci hanno accolti con grande ospitalità e anche se timidamente con la voglia di farsi scoprire. «Parlando con il gruppo alla fine dell’esperienza sono emerse diverse riflessioni. Innanzitutto la sorpresa di trovare un territorio così vario, affascinante e ricco di eccellenze gastronomiche caratterizzato da un’identità complessa ed un po’ difficile da interpretare. «Tanti sono rimasti stupiti di quanto poco si conoscano questo territorio ed i suoi prodotti. E stata un’esperienza di grande spunto per riflettere su come si possono valorizzare questi elementi promuovendo uno sviluppo sostenibile di un territorio, cercando di mantenere e preservare in maniera dinamica la cultura e le tradizioni gastronomiche di un determinato luogo!». Da Zidarich

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