19 gennaio 2014

Seconda giornata del Trieste Film Festival

Ed eccoci giunti alla seconda giornata del Trieste Film Festival in cui l’argomento principale delle proiezioni sembrava privilegiare il rapporto fra l’uomo ed il suo confrontarsi con la società e le proprie pulsioni. Alle 16.30 è stato proiettato  il film lituano Lošejas-The Gambler, alla presenta dell’attore protagonista Vytautas Kaniusonis. Ciò che stupisce è la qualità del film che, nonostante sia una “prima volta” per il regista Ignas Jonynas (al suo primo lungometraggio) e per l’attore principale (finora occupa soprattutto nell’ambito teatrale) riesce a regalare un prodotto pieno di soluzioni brillanti e con una fotografia ed un’interpretazione eccellenti.  La storia, il cui sviluppo è durato oltre sei anni, è tutt’altro che banale: il capitalismo arriva nei paese i dell’ex Unione sovietica ed il soldo assieme al sogno di guadagni facili contagia tutti gli ambienti sociali. La filmografia dell’est cerca spesso di costruire i propri messaggi raccontando microcosmi e stringendosi attorno ad ambienti sociali limitati come ad esempio una famiglia, un posto di lavoro, un villaggio. Qui si parla del gruppo di emergenza di una città lituana, dove dottori e infermieri creano un sistema di scommesse basato sulla morte dei pazienti. Fra un salvataggio e l’altro si scommette su quale paziente passerà per primo a miglior vita ed internet fa la sua parte offrendo la possibilità, attraverso un sito chiamato Deadbook, di allargare il giro di scommettitori. In un individualismo sfrenato e infarcito di disperazione e problemi quotidiani, solamente il protagonista riuscirà, per amore, a redimersi espiando con la propria morte i peccati di un’intera società senza più valori. Un racconto crudo e senza romanticherie scontate che scivola via nelle quasi due ore di pellicola lasciandoci riflettere sulla deriva dei legami umani e di una generazione anestetizzata dai “piaceri” del capitalismo. Passando agli eventi collaterali del Festival alle 17.00, presso la sala video del teatro Miela, si è tenuta, invece, la conferenza di Čedomir Kolar how to produce an oscar winning film, durante la quale il produttore di No man’s land ha ripercorso la propria storia lavorativa, partendo da Belgrado, dove ha studiato, per poi passare a Roma, dove ha iniziato i suoi primi passi per conoscere il mondo del cinema, per finire a Parigi, dove vive tutt’ora. Dall’incontro emerge la passione del produttore per il suo lavoro e i suoi rapporti con i registri dei film.  Il produttore ha descritto anche come si diventa produttori e cosa si deve fare per produrre un film, illustrando anche le sue esperienze nei vari paesi in cui ha vissuto. La curiosità per il suo lavoro è trapelata dalle molte domande che gli sono state poste dagli spettatori.
Per quanto riguarda lo spettacolo principale, proiettato alle 20.30, viene intelligentemente proposto il film Le grand cahier-A nagy füzet; co-produzione che tratta anch’esso, come il lungometraggio lituano, il tema della spietatezza individualistica dell’uomo ma scegliendo una strada completamente diversa. Basato sul bestseller The Notebook di Ágota Kristóf, tratta di  due gemelli che, in piena seconda guerra mondiale, vengono affidati dai genitori alle “cure” della nonna (chiamata “la strega” per i modi rudi e lo stile di vita solitario) e costretti ad una vita durissima. Inseriti in un ambiente quasi disumano, nulla viene loro risparmiato, tanto da portarli a pianificare una serie di esercizi di sopravvivenza, di prove atte a renderli forti ed insensibili alla sofferenza. All’interno del festival questo film è il primo “pugno nello stomaco”  con una storia che in pratica percorre la crescita di due assassini, due ragazzi normalissimi che vengono portati alle decisioni più estreme da una società malata a causa della guerra e dei drammi personali dei personaggi. Due anime estremamente unite che, alla fine di questo percorso, non esiteranno di sacrificare il proprio padre per salvarsi da un campo minato ed attuare l’ultima loro prova definitiva: la separazione. Lungometraggio coraggioso che non manca di stupire per i personaggi ben scelti, convincenti e l’ambiente ben ricostruito della poco trattata Ungheria delle croci frecciate.

Con lo spettacolo delle 22.30 si esce dalle tematiche più impegnate (almeno così credevo inizialmente) per rilassarsi con il film croato, record d’incassi in patria, Svećenikova djeca-Scherzi da prete (prossimamente anche nei cinema italiani). Il giovane don Fabjan, prete in una piccola isola dalmata, è preoccupato per il ridicolo tasso di natalità dell’isola e decide di incrementarlo, con l’aiuto del farmacista e dell’edicolante locali, bucando i preservativi e scambiando le pillole anticoncezionali con semplici vitamine. Quella che fino a venti minuti dalla fine appare come una divertente commedia sugli stereotipi di un ambiente tradizionalista, si trasforma improvvisamente in un’imprevedibile film di denuncia sociale dove neanche le anime più pure, legate al “rassicurante” ambiente ecclesiastico, riusciranno a vincere i propri istinti più nascosti. Un ritorno al cuore della cinematografia balcanica a cui siamo più affezionati, dove grandi temi vengono spiegati con piccole storie; dove si ride, si piange e ci si emoziona in un saliscendi di colpi di scena improvvisi e, forse per questo, ancora più intensi.

8 commenti a Seconda giornata del Trieste Film Festival

  1. Dag

    Bella cronaca, grazie.
    Unico appunto: che non si faccia troppo i Mollica, gli esaltatori di tutto. Se c’è qualche pellicola che è una “boiata” proviamo a dirlo, senza paura.

  2. G.Paliaga

    E’ quello che ho sempre fatto e che farò in futuro. In questa giornata ho visto tre film buoni e come tali li ho commentati. A breve arriva un altro articolo…

  3. michela

    cari dag e g.paliaga, rivendico anch’io il diritto di dire chiaramente che un film o un libro sono brutti. E’ sottinteso che è la nostra personale opinione, e magari ad altri sembreranno belli: ma troppa gente ha “riguardo” di esprimere un parere negativo. Ho letto acrobazie verbali incredibili su certe riviste per non voler dire male su opere di artisti illustri oppure di illustri sconosciuti, ma amici…. io ho tenuto per anni blog di cinema, ho recensito libri, e non mi sono mai peritata di dire -motivandolo- qualcosa di negativo. Certo, anche per me è più gratificante parlare di un’opera bella, ma quando ci si imbatte in attori / autori cani, non si deve temere di dirlo: avanti così, voi due!

  4. emma peel

    E’ vero Michela, ricordo che non ti sei peritata di dire che Mila Jovović è una racchia. A me non sembra tanto racchia, e lo dico da donna. Ma ok, dei gusti non discuto, anche se il tuo tono snob, da right wing radical chic, insomma…

  5. michela

    Rinfresco la memoria ad emma peel:
    sarebbe piuttosto arduo sostenere che la Jovovich sia una racchia, e infatti non l’ho mai detto. Ma come accade a qualsiasi essere umano, ha avuto anche lei i suoi periodi negativi. Per non dire poi che certi look di scena valorizzano o castigano anche le attrici più belle: lei quando girò IL QUINTO ELEMENTO era di una magrezza scheletrica, con capelli rosso carota che non le donavano, e vestita di stracci per tutto il film (bende, mi sembra).

    4
    michela
    15 marzo 2013, 11:59

    Fabry, IL QUINTO ELEMENTO è un brutto film di una quindicina d’anni fa con una giovanissima Milla Jovovich, tra l’altro in un periodo di pessima forma fisica. Era un film di Besson, insignificante, che non ha lasciato traccia e in cui il “quinto elemento” era proprio la Jovovich. Niente a che vedere con aria, acqua, terra e fuoco

    ecco un tipico esempio di come accade a qualcuno di manipolare le cose dette da qualcun altro, solo perchè gli sta sul chiulo 🙂

  6. emma peel

    Ah, queste ragazze scheletriche coi capelli rosso carota, che indossano costumi succinti…

    http://www.qnm.it/intrattenimento/fotogallery/le-dieci-attrici-aliene-piu-belle-di-sempre_6355_3.html

  7. emma peel

    Ah, queste ragazze scheletriche coi capelli rosso carota, che indossano costumi succinti…

    http://www.qnm.it/intrattenimento/fotogallery/le-dieci-attrici-aliene-piu-belle-di-sempre_6355_3.html

  8. michela

    non una parola, ovviamente, sulla frase attribuitami MILLA JOVOVICH E’ UNA RACCHIA
    che fosse fuori forma in quel film, troppo magra e con brutti capelli, era ed è mia convinzione.

    http://media.theiapolis.com/d8-iL6B-k8-l15Z/milla-jovovich-as-leeloo-in-the-fifth-element.html

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