26 novembre 2013

Trieste scatta la zona rossa

Sorseggi l’ultimo caffè in uno dei bar del centro e ti conservi lo scontrino come ricordo.

Come dimenticare questo evento nefasto?
Fumerai una sigaretta ai piedi della fontana dei Quattro continenti ma non saprai dove gettarla, visto che tutti i contenitori dei rifiuti sono stati spostati.
Tombini sigillati.
Cassette postali sigillate ma con una striscia di ribellione con scritto “Putin Criminale Ambientale”.
Un via vai senza sosta di uomini e donne delle forze dell’ordine e dei servizi di sicurezza.
Mezzi della polizia, dei carabinieri , vigili del fuoco, dei vigili urbani,  girare senza sosta per le vie del centro.
Soffia una leggera bora mentre i bar iniziano a chiudere la loro attività perché cosi ha deciso la burocrazia nel nome della sicurezza.
Intanto i vigili entreranno in tutti i locali del centro, forse per ricordar loro che il momento x si avvicina.
Tra chi corre, in fretta e furia in Piazza dell’Unità e chi prende per mano il proprio bambino che guarderà con stupore le Alpi innevate e la nave pronta a salpare per chissà quale destinazione
 la torre del municipio di Trieste inizia a battere l’ora. L’ora della zona rossa.
Molti si chiederanno ed ora cosa accadrà?
Ci butteranno fuori dalla Piazza?
Quelle transenne che circondano il centro città sono lì pronte per essere utilizzate.
Molte giungono anche dal Comune di Monfalcone, quelle della sola Trieste non erano sufficienti per assediare il centro città.
Solidarietà comunale nel nome della sicurezza e dei tanti benefici.
Ma quali?
Non è dato sapere.
Invece sono noti i sacrifici che i cittadini dovranno affrontare.
La città vivrà un caos, il traffico andrà in tilt, mentre dall’altro lato vi sarà l’ordine imposto assoluto, la tensione sarà alle stelle, mentre loro, i governanti, nel bel mezzo del salotto vuoto di Trieste, andranno alla ricerca del dialogo.
Il Foro del dialogo, questo è lo striscione che dominerà sulla facciata del Teatro Verdi.
Il Foro del dialogo ma con la democrazia sospesa.
Bella contraddizione, forse.
E gradualmente scatterà la zona rossa.
Quel rumore fastidioso delle transenne trascinate sul ruvido asfalto, in tal momento, recherà ancora più fastidio.
E poi, accade anche l’inverosimile, anche se di inverosimile in tal momento vi è veramente tanto.
Incontrerai un tuo conoscente in Piazza dell’Unità ed ovviamente si parlerà di Putin, della Putincrazia, della zona rossa, perché a Trieste i cittadini è di questo che parlano mica dei meravigliosi benefici che arriveranno. Ed un motivo vi sarà.
All’improvviso apparirà una persona, che si fermerà lì ad ascoltare il nostro discorso non appena verrà pronunciata la parola Putin.
Ci volteremo a guardarla, ma lui impassibile rimarrà lì, fermo, immobile.
Non voleva proprio spostarsi.
Ed allora compresa la situazione non si parlerà più di Putin.
Andrò via, dopo aver salutato il mio conoscente.
Ma quella statua prima immobile ora si muoverà.
Mi seguirà per qualche metro e con accento russo mi dirà Putin? E poi con la mano imiterà il mitra e farà i versi del mitra.
Un folle?
Un provocatore dell’est?
Tutto può essere.
Neanche il nome di Putin si può fare a casa propria, nella propria piazza, nella propria città.
Sembra di essere tornati ai tempi della guerra fredda.
Intanto il freddo incrementa.
E le prime transenne inizieranno a circondare Trieste per lentamente negare nel pieno centro della città semplicemente ogni  libertà.
E prima di voltar le spalle al golfo di Trieste penserai che qualcuno dovrà, e si che le dovrà, delle scuse ai cittadini di Trieste e forse anche dell’altro.
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