5 luglio 2013

Mario Biondi al Grado Festival 2013 batte la lobby degli aperitivi a 5 euro

Non  sarà certo un concerto di quelli che ti cambiano la vita ma non si può certo dire che quello di Mario Biondi alla Diga Nazario Sauro di Grado per il Grado Festival 2013 non sia stato un ottimo concerto. Ottimo perché due ore abbondanti di buona musica oggi come oggi non si sentono con facilità, ottimo perché la band che supporta l’omone è  fatta di gente strafiga, ottimo perché Mario Biondi è uno che sul palco ci sa stare.

Un edizione soft questa del 2013 per il Grado Festival, con la solita impeccabile organizzazione di Azalea. Soft non certo per lo spessore dei contenuti (Mario Biondi, Nicola Conte, Al Di Meola, Brian May, a Trieste  per robe così faremmo sacrifici umani ad Odino) quanto per impatto acustico ed umano. Non più Patti Smith e Simple Minds, quindi, ma roba che si suona a volumi più contenuti, più adatti a non turbare la quiete dei villeggianti; l’impianto, infatti, in certi momenti del live è andato un po’ sotto ma niente di così grave da pregiudicare un ascolto gradevole.

Mario Biondi è un po’ imprigionato nei cliché: la sua musica è ottima ed ha riferimenti di spessore, il miglior soul della Motown, il Philly sound, certe spurzzate cool jazz. Tuttavia è anche la musica più gettonata dai gestori di baretti wannabe milano con lo spritz a 5 euro e una pizzetta riscaldata sul tagliere dell’Ikea. Ecco, se facciamo la tara di questo insopportabile cliché, Biondi è una delle meglio cose che l’Italia abbia proposto in questi anni. C’è tanto groove, c’è musicalità, c’è gente che sa suonare, c’è un vocione imperioso. Ecco il secondo clichè: “Mario Biondi, quello che canta come Barry White”. Ecco, Mario, piazzare quel recitato sommesso nell’intro di un paio di pezzi significa un po’ cercarsela eh…

Ma transeat, torniamo alla sua musica: riferimenti colti si diceva. Ad un certo punto è partito uno svolazzo di archi tale che non mi sarei sorpreso di veder spuntare sornione Vincent Montana, Jr.; in questo, lo ripeterò fino alla nausea, una buona parte del merito va agli Italian jazz players che lo accompagnano nelle sue esibizioni dal vivo. Uno straordinario Marco Bianchi alle chitarre (se non sapete chi è googlate Several People, mi ringrazierete) (ah si, non parlate di questo disco al gestore del bar dove fate aperitivo, ve ne prego) , l’immarcescibile Ciro dei neri per caso alle tastiere e ai cori, un basso bomba nelle mani di Tommaso Scannapieco.

La scaletta è punteggiata qua e la da qualche chicca; una sorprendente cover di Close to You dei Carpenters (ma occhio che il pezzo porta la firma di sua maestà Burt Bacharach), una languida ballata che porta la firma di Al Jarreaeu, un bel pezzo in italiano.

Chapeau, Mr. Big Voice.

 

 

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2 commenti a Mario Biondi al Grado Festival 2013 batte la lobby degli aperitivi a 5 euro

  1. isabella

    E’ stato strepitoso!

  2. Fiorenza G.Degrassi

    …e chapeau anche a Roberto Lisiak per il puntuale ed accattivante resoconto.

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