23 marzo 2011

Pray the devil back to hell: “la pace è un processo, non un evento”

Parlano le donne. Quelle costrette a vedere ogni giorno, per le strade della propria città, il conflitto più doloroso in cui si possa venire coinvolti, la guerra civile. Quelle che, davanti alle atrocità commesse tanto dai soldati del regime quanto dai civili insorti, non rimangono a guardare. Nella serata di martedì 22 marzo 2011, alle ore 19.00, il teatro Miela di Trieste  dà voce all’Associazione Donne Africa e spalanca le porte al documentario “Pray the devil back to hell”. Un racconto dai toni forti, di scontri protratti per quattordici anni e dell’impegno di un gruppo di donne coraggiose, il Woman in Peacebuilding Network, che si batte per ottenere la Pace nel  Paese. E che ci riesce.

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Lo scenario del conflitto è la Liberia, Stato governato dal 1989 da Charles Taylor, figura importante nel commercio sanguinario dei diamanti.  I protagonisti della guerra  (combattuta di quartiere in quartiere) sono ragazzini, che vengono spesso drogati prima di andare ad uccidere.  Il popolo liberiano si chiede: “può un proiettile scegliere?”  E’ in questo clima che  donne cristiane e musulmane si uniscono, lasciando in disparte le diversità religiose, per realizzare iniziative volte a ristabilire la pace nel Paese.

Il messaggio del movimento è intuibile già dall’aspetto delle loro aderenti: tutte indossano semplici abiti bianchi. Uno schiaffo per il regime, che da tempo esige una popolazione femminile adornata di gioielli.
Le voci narranti, tra cui  quelle di Leymah Roberta Gbowee (leader del gruppo liberiano) e di Janet Johnson Bryant (giornalista e speaker presso Radio Veritas), parlano di difficoltà, non solo a raggiungere  l’obiettivo finale del WIPN, ma anche ad affrontare quello che viene successivamente. Come perdonare i “signori della guerra”, i bambini soldato, per le crudeltà commesse. Tuttavia viene sottolineato, “la pace è un processo, non un evento”.

La conclusione del racconto somiglia a quello di una fiaba della buona notte: Taylor è mandato in esilio nel 2003, poco dopo avviene il disarmo dei ribelli da parte delle forze dell’Onu (sotto gli occhi del gruppo di Leymah) ed in seguito viene eletto presidente della Liberia Ellen Johnson Sirleaf, primo presidente donna in Africa. Ma le donne liberiane avvertono: siamo qui, e se ci sarà bisogno di noi, torneremo.

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