12 luglio 2010

Il Concerto dell’amicizia è in parte un’occasione mancata

“Pur restando un’iniziativa lodevole e significativa, dimostra che non si è ancora arrivati a riti di commemorazione condivisa”.
E’ il nocciolo dell’intervista rilasciata da Enrico Maria Milic, direttore di Bora.La all’agenzia Apcom relativamente al Concerto dell’amicizia che verrà diretto domani sera a Trieste dal maestro Riccardo Muti.

Dopo più di mezzo secolo trascorso a stabilire “chi ha iniziato prima” o a “fare il conteggio dei morti da una parte e dall’altra”, secondo Milic è arrivato il momento per elaborare una “empatia verso il dolore degli altri”.

In altri termini, ora che “anche gli ultimi figli delle vittime di tanta sofferenza stanno per morire”, la Storia – inclusa la Commissione mista Italia -Slovenia istituita negli anni ’90 – ha detto tutto quanto c’era da dire. Secondo l’antropolgo triestino, è dunque il momento del giro di boa: “i due popoli dovrebbero
concentrarsi nel comprendere il dolore reciproco che si sono causati gli uni con gli altri, invece che sulla esatta ricostruzione di ogni singolo fatto”.

A dare l’esempio “dovrebbero essere proprio le leadership politiche, imparando a commemorare sempre insieme, i simboli e i luoghi della sofferenza patita dalle loro nazioni. Ecco perché- chiude Milic – il Concerto dell’amicizia è in parte un’occasione mancata”.

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34 commenti a Il Concerto dell’amicizia è in parte un’occasione mancata

  1. sindelar

    E folpo dixi: Milic 1 – Resto del mondo 0 😉

  2. piero vis'ciada

    no capisso sta smania dele comemorazioni condivise (tra stati diversi)
    xe stati che ancora no ga una sua propria memoria da se stessi condivisa… de cossa andemo in zerca ? mah…

    mi me par che i ne la vol far bever…
    (http://www.flickr.com/photos/pierovis-ciada/4785588071/)

  3. Sempre un’occasion per rugnar…

  4. abc

    Secondo me invece è un enorme passo avanti. Speriamo che non intervengano i soliti guastatori.

    A proposito ecco cosa dice il quotidiano della famiglia del nostro premier
    http://www.ilgiornale.it/cultura/alle_radici_dellodio_che_incendio_trieste/12-07-2010/articolo-id=460244-page=2-comments=1

  5. alpino

    non si può nemmenofare gli amiconi di facciata e pugnalarci alle spalle due minuti dopo è inutile forzare un’amicizia ed una condivisione storica che non c’è, d’altro canto sto benedetto concerto non l’hanno mica voluto esuli, nipoti di sloveni assassinati dal fascismo et similia…è roba che cade dall’ipocrisia delle alte sfere dove vigono le strette di mano e i finti accordi e trattati..il passato non si sotterra con 4 strimpellade de violini..alpino dixit

  6. I commenti di evidente stampo provocatorio (nonchè già ripetuti in svariate discussioni) vengono cancellati. Gli utenti che insisteranno con commenti di questo stampo verranno bannati.

  7. chinaski

    allora prevedo il record negativo di commenti 🙂

    enrico, amico antropologo, io sono tutto sommato abbastanza d’ accordo con te. pero’ sai qual e’ il problema? e’ che i cittadini ormai non riconoscono ai politici nessun genere di rappresentativita’ “morale”, indipendentemente dal paese e dallo schieramento politico. per cui mi sa che i politici possono mettere tutte le corone che vogliono, fare tutti i discorsi che vogliono, ma non caveranno un ragno dal buco, perche’ non sono credibili. e d’altra parte se non sono credibili e’ anche perche’ sono espressione di un elettorato che e’ a sua volta cinico e privo di grossi ideali. ragion per cui credo che alla lunga tutte le nostre animosita’ di confine finiranno semplicemente per confondersi nel rumore di fondo del mugugno generalizzato.

  8. piero vis'ciada

    (6) … go fin paura de scriver… comunque domani xe giornata importante e finalmente poderò svelar la vera ragion che ga portado qua a trieste riuniti per la prima volta le massime cariche de questi tre paesi…

    per intanto ciapeve quella che i ne vol far creder:

    Dichiarazione congiunta, resa pubblica dal Quirinale:

    “Noi Capi di Stato di Italia, Slovenia e Croazia abbiamo accolto con piacere e interesse l’invito del Maestro Muti a presenziare al Concerto dell’Amicizia che avrà luogo a Trieste il 13 luglio nella piazza dell’Unità d’Italia, consapevoli dell’alto messaggio di pace e fratellanza di cui è portatrice l’iniziativa. In tale occasione il Maestro Muti dirigerà l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e l’Orchestra Giovanile Italiana arricchite dalla presenza di numerosi giovani musicisti provenienti dalle Accademie Musicali Universitarie di Lubiana e di Zagabria, oltre a coristi italiani, sloveni e croati.

    Prima del concerto, deporremo una corona di alloro alla Narodni Dom, orribilmente incendiata il 13 luglio 1920, e al monumento all’esodo dalle terre natali degli Istriani, Fiumani e Dalmati, nel doveroso ricordo delle tragedie del passato e nel comune impegno a costruire insieme un futuro di libera e feconda cooperazione tra i nostri paesi e i nostri popoli nell’Europa unita.

    Con la nostra presenza intendiamo testimoniare la ferma volontà di far prevalere quel che oggi ci unisce su quel che ci ha dolorosamente diviso in un tormentato periodo storico, segnato da guerre tra Stati ed etnie.

    Ormai, Italia, Slovenia e Croazia si incontrano nel contesto dell’Unione Europea, per sua natura portatrice di rispetto delle diversità e di spirito di convivenza tra popolazioni, culture e lingue che hanno già operosamente e lungamente convissuto per secoli. Di qui il nostro impegno a coltivare sempre il rispetto dei diritti di tutte le minoranze.

    In ciascuno dei nostri paesi, coltiviamo com’è giusto la memoria delle sofferenze vissute e delle vittime di cieche violenze, e siamo vicini al dolore dei sopravvissuti a quelle sanguinose vicende del passato.

    Il nostro sguardo è volto all’avvenire che con il decisivo apporto delle generazioni più giovani vogliamo e possiamo edificare in un’Europa sempre più rappresentativa delle sue molteplici tradizioni e sempre più saldamente integrata dinanzi alle nuove sfide della globalizzazione”.

    a doman…

  9. matteo

    ma a qualcuno interessa cosa dicono i politici?

  10. Chinaski la ga intivada. I vol agevolar riconciliazioni & co?

    (e qua me chiedo se realmente la magioranza dei abitanti gabi tuto sto bisogno de riconciliarse..)

    Bastassi far una mega-sagra/concerto POPOLAR, in un logo diverso ogni estate, a scelta da Citanova fin a Duin. Ma xe tropo casin pensar, organizar.. meio do strette de man in furia (che xe za qualcossa, rispeto al nulla o quasi de prima, ma come diseva chinaski chi ghe pol dar tuto sto valor?).

    Mi ciapassi sto evento per quel che xe: un bel concerto de Muti.

  11. ufo

    Con tutta la dovuta deferenza verso i signori e padroni di questa info-landa, rispettosamente dissento: il bicchiere è mezzo pieno. Doveva essere un concerto. Con ospiti, direttore e musicisti di prestigio, certo, ma pur sempre un concerto. Salamelecchi di diplomatici, strette di mano, musica, applausi ed alla fine ti restituiscono la giacca ed arrivederci. Grazie alla fortunosa quanto non preventivata coincidenza di date è diventato un qualcosa di più, un passo lungo quel percorso di riconciliazione che le genti di buona volontà vorrebbero continuare a percorrere, malgrado il duplice ostacolo composto da chi per ragioni di bassa politica non vorrebbe proprio percorrerlo e da chi, invece, ha per motivi altrettanto poco nobili una fretta immotivata nel dichiararlo terminato così come sta e non un passo di più.

    Cruciale, dicevo, la scelta della data del concerto, probabilmente pigliata a caso nei buchi liberi del calendario di Riccardo Muti; perché se così non fosse vorrebbe dire che in Italia c’è un nuovo Machiavelli. Essere a Trieste in quell’anniversario e non recarsi al Narodni dom sarebbe stato per Türk improponibile: per intenderci, sarebbe stato come se Napolitano si recasse ad una inaugurazione in via Fani nell’anniversario esatto della strage e si limitasse a tagliare il nastro dalla parte opposta della via. Questo il punto in cui la decisione è passata a Napolitano: avrebbe potuto scapolare proponendo un altra data (e a tutti sarebbe stato evidente l’imbarazzante motivo), avrebbe potuto lasciare che Türk e Josipović al Narodni dom ci andassero da soli (e la sua assenza sarebbe stata più vistosa della luce del faro tergestino), ha coraggiosamente scelto di aggregarsi. Perché in quest’Italia, e specialmente in questo buco nero che è Trieste, ci vuole coraggio politico ad ammettere il passato. Un applauso dunque a Napolitano, che ha scelto questa volta la strada più difficile andando contro i cattivi consigli che gli arrivavano da queste sponde (e non sto certamente parlando del sottosegretario ai rigassificatori). Che poi le ragioni della politica abbiano preteso un ulteriore tappa ed un altra corona di fiori nulla toglie e nulla aggiunge al significato di quanto avrà luogo stasera.

    E dopo? Dopo tutto quanto come prima. Oggi il Piccolo fa presente che dei cinque quotidiani in Slovenia ben due scrivono del concerto – vale a dire che per tre su cinque l’occasione è talmente storica da non valere un articolo. Si sapeva che al Piccolo avevano qualche problema nel scrivere (a Josipović non basta essere ospite d’onore per avere la cortesia della kljuka sopra la ‘c’), ora scopro che anche il far di conto fa acqua: a dedicare qualche riga all’evento sono Primorske novice, Delo e Večer – gli ultimi due, per inciso, nelle pagine degli eventi di cultura. Tanto vale godersi il concerto, che domani è un altro giorno.

  12. ufo

    Continuo a dissentire anche sul resto di quanto riportato (sorry). Non posso lasciar passare come licenza poetica l’affermazione che “anche gli ultimi figli delle vittime di tanta sofferenza stanno per morire”: personalmente sono anch’io “figlio di vittima di tanta sofferenza” e nego assolutamente qualsiasi illazione sul mio stato di conservazione (al massimo posso ammettere qualche punto di trigliceridi sopra l’ideale, e forse un paio di chili di troppo). Come ebbe ad affermare Mark Twain: la notizia della mia scomparsa è del tutto prematura. Come quella della fine della Storia che mi sembra venga avanzata dall’antropologo triestino…

  13. piero vis'ciada

    chi voleva andar de quà…chi voleva andar de là…
    chi voleva carne, chi pesse e chi pizza…
    ‘po mi go rivado a veter tuti dacordo:
    http://www.flickr.com/photos/pierovis-ciada/4789033949/in/set-72157623649904254/

  14. alpino

    arlon no ga tutti i torti, se xe un momento in cui sloveni e italiani no i se becca xe davantri ad una pivo e un piatto de civapcici, forse ste monade altolocate per nulla vicine alla gente dovrebberro lasciar il posto a momenti di festa e sagre con stand italiani e sloveni e anche qualche austriaco, ci vorrebbero tante piccole gusti di frontiera

  15. ser Paolo

    Quasi completamente d’accordo con chinaski, ma Napolitano xe un politico de tuto rispeto.

  16. chinaski

    ser paolo

    si’, in italia napolitano forsi xe l’ unico a cui i citadini ghe riconossi un certo grado de rapresentativita’ “morale”.

  17. @chinaski

    se i politici no xè rapresentativi…
    alora ghe faremo far i riti de memoria condivisa ai baloneri. ops, no, anche lori i xè cisti.
    no so

  18. chinaski

    enrico, xe ovio che i politici xe i unici che pol far i riti. pero’ el problema resta, e non solo in italia. se i politici no i xe percepidi anche come autorita’ morali, el rito perdi significato.

  19. chinaski

    in un certo senso, credo che sia stada proprio l’ autorevolezza de muti a sblocar la situazion. no so, forsi me sbaio.

  20. chinaski

    pensavo anche che in israele le uniche iniziative credibili per el dialogo tra israeliani e palestinesi le xe rivade dal mondo de la cultura.

  21. Alora, sta roba de far concerti condivisi no xe solo Muti che la fa, gavè presente i concerti che fa Baremboim con israeliani e palestinesi?
    far musica insieme xe una roba che unissi.

    Naturalmente, el solito Boris Pahor rugna ( sul Piccolo) che no basta, mi inveze sottoscrivo le parole, sempre sul Piccolo, de Demetrio Volcic:
    “I ricordi e la storia vanno coltivati, anche studiati, ma senza l’ottica aberrante del soldato giapponese, che non ha ancora compreso come la Seconda guerra mondiale sia terminata da un pezzo e non ci sia alcuna rivincita da pretendere.”

    E a Trieste, e anche sui commentatori qua de Bora. la ghe ne vedo un pochi de sti “giapponesi”.

  22. Chinaski, gavemo pensado le stesse robe, almeno sui concerti!

  23. ma vien anche i Tochiotèl?

  24. chinaski

    dtw

    no, lori i sonera’ ale olimpiadi dele clanfe. vinzi chi che riva a farghe andar i corto i amplificatori col schizzo.

  25. sindelar

    Perchè l’ottica del soldato giapponese deve essere aberrante? E’ l’ottica del regime che istruisce il soldato ad essere aberrante. Tutti i regimi si basano sull’immagine di rigidità, dello spezzarsi assieme a tutto il paese piuttosto che ‘piegarsi’. Il “se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi” è uno splendido esempio di autocondanna.
    Avete notizie di un dittatore presentarsi alle folle arringandole con dubbi sulla tenuta del regime? “In caso di emergenza usate le uscite segnalate con la luce verde” ?

    Per il soldato giapponese o non esisteva sconfitta o non esisteva Giappone.

    http://www.musubi.it/index.php/biblioteca/vari/159-onoda

  26. matteo

    l’unico rimpianto è l’austria

  27. matteo

    del soldato giapponese intendo

  28. Mi trovo d’accordo con quanto ha scritto Enrico, tranne per un punto, a mio parere molto importante: non tutta la storia è stata ancora scritta, se teniamo conto del fatto che ad oggi gli archivi di Belgrado sono ancora inaccessibili.

    Nessuno ha ancora una chiara idea di dove siano le carte belgradesi dell’OZNA e dell’UDBA. Si teme che siano state distrutte per evitare problemi. A suo tempo, il governo di Milosevic disse che il palazzo che le conteneva era stato distrutto dai bombardamenti della NATO.

    Di fatto, ad oggi non abbiamo ancora un’idea chiara di come lavorasse l’apparato repressivo segreto della Jugoslavia di Tito, tanto che per esempio la ricostruzione della storia degli omicidi politici compiuti dai servizi jugoslavi al di fuori del territorio nazionale è fatta sulla base di testimonianze prese qua e là.

    L.

  29. piero vis'ciada

    quindi infine no go capido questo:

    “A dare l’esempio “dovrebbero essere proprio le leadership politiche, imparando a commemorare sempre insieme, i simboli e i luoghi della sofferenza patita dalle loro nazioni. Ecco perché- chiude Milic – il Concerto dell’amicizia è in parte un’occasione mancata”.

    …ma perchè cossa xe sucesso ieri ? e da quando emm se preocupa dele “nazioni”

  30. A Matteo…rimpianto dell’Austria…si è vero…pero’ è stata propio l’Austria a far passare gli slavi per lavoro oltre le alpi Giulie e Dinariche in territorio latino anche per contrastare l’irredentismo italiano.Il mio cognome Gropaitz è stato da prima cambiato in Gropajc proprio dagli sloveni.

  31. Eros

    Questo Flavio mi sembra un provocatore, lo segnalo alla moderazione

  32. ufo

    A mi sembra un che ga problemi a scriver giusto el suo steso nome. Propongo all’administracija che el se provedi a costruir un apposito pulsante per casi simili, che ghe meti un segno a crose al posto dela firma.

  33. Eros

    Gropajc cosa saria? de Gropada? Come EL SINTER…

  34. Dario Bazec

    A Bibliotopa volaria farghe oservar, se la me consenti, che Boris Pahor el ga tute le raxoni par rugnar.
    De quando mondo xe mondo e se scrivi la storia (e no le ciacole), no se ga mai visto dopo novanta ani un testimone oculare sopravisuto a un evento orendo come quel del Narodni Dom, ma gnanca a altri. D’acordo che Boris Pahor alora gaveva sete ani, parò ‘l stava a 400 m del Balkan. Quindi ‘l ga visto tuto e el xe rimasto sciocado par tuta la vita.
    El xe stà intervistà anca dal Primorski Dnevnik, parò la nostra stampa nasional, Picolo compreso, no se ga gnanca ciolto la briga de dimandarghe cos’ che iera veramente suceso.
    E sì che a più de qualchidun el podeva darghe una drita.
    Ma ‘l fato più grave xe che nisun se ga ricordà che quel xe stado l’inizio de la persecusion fasista. Infati ‘l giorno drio i ga bruxa ‘l Narodni dom a Pola. I ghe ga dà fogo a un mucio dei organixasioni slovene e croate. Po co i fasisti i xe ‘ndai al potere i ga serà tute le scole slovene e croate (zirca 2200) e 80.000 studenti i xe rimasti sensa istrusion in madre lingua, con insegnanti vignui de’ l taco a darghe per le man per ogni sbaglio per taljan. 60.000 sloveni e croati ga dovesto scampar in Jugoslavia.
    Bisogna ‘ncora continuar? Questo i doveva contar, parché, come che dixeva un politico triestin, co’ se conta la storia bixogna contarla tuta, sansa erori e omisioni.
    Steme ben
    Dario

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