3 dicembre 2009

Dalla Serbia con orrore

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Venerdì, 27 novembre. Ore 22.30. Cinecity. Sala 4.

Un simpatico ragazzone serbo presenta il suo primo film: Zone of the dead.

Lui è Milan Todorovic e ha diretto (coadiuvato dal coregista Milan Konjevic) quello che sembra essere il primo film horror girato in Serbia. Tra le altre cose, si tratta di una co-produzione italiana e questo mi fa pensare che esistano ancora produttori italiani che investono sul cinema di genere e quindi mi chiedo: perché non lo fanno anche in Italia? In realtà qualcosa fanno, ma pochissimo e poco (pochissimo) distribuito, ma questo è un altro discorso.

Zone of the dead è un chiaro omaggio ai film di zombie spuntati come funghi a cavallo tra la fine degli anni ’60 e i primi degli ’80. Forse è più di un omaggio: la trama miscela un buon 80% di tematiche zombie molto vicine a film come Zombie di Romero e un restante 20% di storie alla Carpenter della prima ora.

Siamo in Serbia e due sbirri dell’Interpol, Mortimer Reyes (interpretato da Ken Foree, sì, proprio lui, il flagello degli zombie nel film Zombie di Romero) e Mina Milius (Kristina Klebe, vista nel remake di Halloween di Rob Zombie) coadiuvati da un poliziotto serbo (Miki Krstovic, noto attore serbo), hanno l’incarico di scortare un misterioso criminale (Emilio Roso). Il loro percorso prevede di passare attraverso Pančevo, che a loro detta è la città più inquinata della Serbia. Nel frattempo la città è stata invasa da un agente batteriologico ha trasformato gli abitanti in scatenati zombi alla cerca di carne umana. Dopo un incidente, i tre poliziotti scappano con il misterioso prigioniero, inseguiti dagli zombie che spuntano da ogni dove. Entra poi in scena una specie di militare pieno di armi che li aiuterà a risolvere la situazione.

Ora, a me dispiace un mondo stroncare un’opera prima di un giovane palesemente volonteroso, ma sinceramente proprio non ci siamo. Argomentiamo.

La sceneggiatura è zoppicante, infarcita di dialoghi inutili dove invece sarebbero serviti scambi di battute che tracciassero meglio i fatti accaduti (il background della storia) e risparmiassero allo spettatore il disorientamento causato dalle informazioni buttate là, senza capo né coda.

Pur avendo un cast di tutto rispetto, la recitazione degli interpreti maschili è mediocre, a tratti imbarazzante. Certe volte sembra che gli attori tengano in mano le pistole come se fossero bollenti. Nella norma la performance di Kristina Klebe.

Buoni gli effetti speciali, sia quelli tradizionali (ottimo il trucco degli zombie, anche se a tratti un po’ esagerato), sia quelli digitali (curati da un’azienda italiana).

Nel 2009 si sarebbero potuti evitare tutti quegli imbarazzanti comportamenti da film horror dei protagonisti perseguitati dai mostri, tipo indugiare palesemente nella fuga per dare l’impressione di essere molto vicini a essere catturati, oppure le scene isteriche che solitamente portano alla morte dei personaggi femminili, eccetera.

Insomma, Zone of the dead è un film prodotto con assoluto decoro (considerando anche che parliamo di Serbia), ma del quale non si sentiva assolutamente il bisogno, in quanto si tratta di una riproposizione pedissequa degli stilemi e delle storie degli anni ’70, completamente priva di qualsivoglia elemento d’innovazione. Ecco, è questo il punto che a volte mi costringe a strigliare i giovani artisti: sono troppo tesi a “omaggiare” i loro “maestri” e poco concentrati sull’innovazione e, a volte, perfino intimoriti dalla sperimentazione. Film consigliato ai cultori del genere. Più sotto il trailer del film.

Per chiudere, un ringraziamento al Science+Fiction / Festival Internazionale della Fantascienza di Trieste, che in una città di zombie culturali come Trieste, ogni anno ci da la possibilità di valutare e godere di produzioni che altrimenti, per noi che siamo nascosti nelle pieghe dell’ombelico dell’Europa, sarebbero paradossalmente irraggiungibili (e a pensarci bene, tale discorso si potrebbe estendere all’Italia intera). Chapeau!

Parola di Custerlina

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