Da ‘illyano’ a prima voce di un movimento per un’area autonoma del territorio triestino. E’ il percorso che sta disegnando di fronte a sè Uberto Fortuna Drossi, ex Assessore del Comune di Trieste, una delle figure tra le più preparate del movimento civico dei ‘Cittadini’.
In questa intervista, Drossi lancia l’idea di una mobilitazione dal basso a sostegno di una legge regionale d’iniziativa popolare che crei ‘Trieste Città Metropolitana‘, un unico ente che andrebbe a sostituire e assumere le competenze dei Comuni di Trieste, Dolina, Muggia, Sgonico-Zgonik, Monrupino-Repen e Duino-Aurisina, della Provincia di Trieste e dell’Autorità Portuale.
L’ex illyano, oggi libero professionista, sta organizzando una rete di imprenditori e volontari attorno alla sua idea.
E Fortuna Drossi, dalla prossima settimana, inizierà una collaborazione con Bora.La sui temi della politica locale.
- Qual è il senso della tua iniziativa per Trieste Città Metropolitana?
“Il senso della mia iniziativa è dato dalla consapevolezza di una situazione socioeconomica dell’area Triestina che ha la necessità di ritrovare un ruolo importante nel contesto di un Europa che si è allargata verso Est. Trieste nacque perché, oltre alla sua posizione nella geografia politica, le si attribuirono delle originali caratteristiche funzionali al suo sviluppo socioeconomico; oggi si sono ricreati i presupposti per ridarle una certa specificità.
Trieste deve assumere quelle caratteristiche che non la imbriglino nelle logiche dello sterile dualismo tra Trieste e il Friuli. In altre parole è necessario che Trieste si ritagli una certa autonomia gestionale del proprio territorio. Questa valorizzazione del territorio Giuliano sarà anche un’opportunità per la Regione e l’Italia. Perché non percorrere una nuova strada istituzionale? Sarà sempre meglio di quella fatta fino ad oggi.
“L’area Metropolitana non è un Comune, nemmeno una Provincia, ma una struttura amministrativa nuova e forte nell’assumersi la responsabilità del proprio destino e decidere come essere il centro tra il Nord, l’Est e il Mediterraneo. Sicuramente il Carso potrà avere quel ruolo socioeconomico che oggi non riesce ad avere, perché potrà essere supportato da una struttura amministrativa molto forte ed autonoma. L’autonomia dell’area Triestina non è un traguardo ma un punto di partenza per il suo sviluppo e per evitare il declino. Non dimentichiamo che già da tempo c’è una forte competizione del sistema città e Trieste potrebbe avere tutte le caratteristiche per accettare la sfida. Creare il consenso è importante per raccogliere le firme necessarie per una legge regionale di iniziativa popolare che determinerà il funzionamento e la costituzione dell’area autonoma del territorio Triestino.
Il successo del progetto di autonomia federale dipenderà dalla capacità di trasmettere il messaggio, quindi ci dovrà essere una grande partecipazione. Alla base di tutto ci deve essere la consapevolezza che questo è l’unico progetto politico per il futuro del territorio Triestino. Il messaggio dovrà essere capillare utilizzando tutti gli strumenti comunicativi, spiegando punto per punto i vantaggi del progetto. Sarà molto difficile avere il consenso della politica dei partiti, almeno inizialmente, incapaci di avere una visione del futuro perché schiavi del consenso”.
- Come giudichi l’attuale momento politico deio nostri territori, stretto tra le priorità sulla “sicurezza” e la crisi economica?
“Giudicare con due battute l’attuale momento politico è difficile, posso dire che, piaccia o non piaccia, la politica è lo specchio deforme della società. Oggi è più importante la percezione che la realtà, quindi è più facile suggestionare. La civiltà di uno stato non si misura dal numero delle telecamere o di antifurto installati, ma dal numero esiguo degli atti delittuosi. Il rispetto delle regole e del prossimo è fondamentale perché è un esempio di civiltà, purtroppo c’è un disprezzo per entrambe.
Il PIL non ha una crescita infinita, di conseguenza un arresto dell’economia è fisiologico. I paesi ricchi industriali hanno una visione religiosa dell’economia, quindi non hanno mai messo in dubbio nulla di quanto gli economisti dicevano”.
- Come giudichi la capacità del centrosinistra locale di incidere sull’agenda politica locale?
“Il centrosinistra locale come quello nazionale predica bene ma razzola male. E’ un circolo chiuso, incapace di evolversi e ripensare i principi base della sinistra, inoltre ha una visione schizofrenica del capitale o meglio dell’economia. La presunzione di essere depositario della verità ha portato il centrosinistra ad implodere verso un becero conservatorismo, specialmente nel linguaggio e nel metodo gattopardesco.
In uno Stato fortemente influenzato dalla Chiesa, il centrosinistra dovrebbe chiarire la posizione ambigua nei confronti del mondo laico e porre un argine al totalitarismo religioso, indifferentemente di qualunque fede si tratti”.
- Chi ritieni possa vincere la competizione a Sindaco per le prossime comunali, ovvero sulla base di quali priorità per la città?
“La scelta del prossimo Sindaco di Trieste sarà determinata dalla capacità dei triestini di distinguere il credibile dall’incredibile; oggi prevale la seduzione sull’onestà intellettuale.
Trieste è un bel contenitore con grosse potenzialità. Deve migliorare i suoi contenuti puntando sull’originalità e la qualità dell’offerta turistica, perché il turismo porta benefici quando il turista si ferma almeno due notti. Deve convincere che la qualità della vita la si vede anche dalla tipologia dell’industria, che deve essere di alto contenuto tecnologico e non inquinante.
Il Porto è diventato un simulacro dell’economia cittadina, pertanto solo l’istituzione dell’area Metropolitana può condurlo fuori dall’inerzia e farne parte integrante del tessuto socioeconomico. Oggi la mediocrità porta al declino economico, quindi la città deve avere una sana dose di ambizione per diventare interessante e stimolante per imprenditore. Una città oltre ad essere ricca di cultura, cioè cibo per la mente, deve avere le risorse economiche per essere tenera di cuore con l’assistenza sociale verso gli anziani. C’è bisogno di un progetto composto da tanti progetti che abbiano un senso comune”.


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