27 Marzo 2013

Paolo Barbato racconta il suo nuovo album ed una vita da dj

Incontriamo oggi Paolo Barbato, affermato dj produttore, originario di Ronchi dei Legionari e reduce dalla pubblicazione del cd “Drive Through”, firmato assieme a Klod Rights e pubblicato da Irma Records.

 

 

Paolo, come nasce la collaborazione con Klod Rights che vi ha portato all’uscita di “Drive Through”?

Ho avuto la fortuna di incontrare Claudio (Klod) in circostanze casuali ed ho trovato in lui il giusto complemento, lui ha contribuito molto con le parti di piano e sintetizzatore suonate, laddove io ho curato la fase di editing e quella relativa al suono in se stesso. E’ quest’ultimo un particolare fondamentale, in quanto se I suoni non sono attualizzati, il disco suona vecchio. L’idea dell’album e’ arrivata man mano che si andava avanti a lavorare su delle singole bozze, molte delle idee che si sono sviluppate nelle tracce che compongono il disco erano schegge ferme nei nostri hard-disk da parecchio tempo. Il titolo “Drive Through” nasce perché una buona parte del processo creativo si è svolta proprio durante i miei lunghi viaggi in auto: prima di partire per un dj set a centinaia di chilometri da qui, usavo caricare sulla chiavetta usb tutti gli abbozzi e li favcevo andare in random, spesso sorprendendomi nel notare particolari che non sarebbero emersi neanche dopo otto ore trascorse in studio. In fase produttiva abbiamo cercato di mantenere il tutto a livello locale, solamente il master è stato effettuato a Follonica (GR).

Il disco esce per la Irma Records, etichetta nota da più di vent’anni per qualità e raffinatezza delle sue uscite, direi una bella soddisfazione.

Collaboro da molti anni con loro per la stesura di diverse compilation, il rinnovato interesse per la pura elettronica da ballo ha fatto sì che l’etichetta si dimostri entusiasta a pubblicare “Drive Through”. Come per ogni uscita Irma, abbiamo molto curato l’aspetto grafico ed il packaging.

L’anno prossimo festeggi i 30 anni di carriera dietro ai giradischi, quali sono state le tappe fondamentali che ti hanno portato fin qui?

Sicuramente i primi anni ’90 dove sono stato resident al Mirò di Brescia: il modo di lavorare all’epoca era completamente diverso rispetto ad oggi, si lavorava in team per un’intera stagione in un solo locale, quindi si veniva riconosciuti anche attraverso la discoteca di cui si faceva parte, addirittura si organizzavano dei tornei di calcio dove gli staff dei vari club si sfidavano amichevolmente. Ora, perlomeno qui in Italia, non vedo questo tipo di coesione, si tende a lavorare per un locale il Venerdì e per un altro il Sabato, in un’ottica molto individualista e poco incline al lavoro di gruppo. Un’altra tappa fondamentale della mia carriera è stata la residenza tra il 1995 ed il 2001 all’Ambasada Gavioli di Izola (SLO): era il ’95 appunto quando sono stato notato dai titolari mentre facevo i Venerdì al Pieffe di Gorizia, l’Ambasada era ancora un capannone al grezzo, ho avuto quindi l’onore di vedere l’architetto Gavioli (ovvero colui che ha progettato tutti i principali locali della riviera romagnola) all’opera e di portarvi i primi ospiti importanti. All’epoca la house in Slovenia era di fatto sconosciuta, c’è stato un duro lavoro iniziale per far entrare quel sound, lavoro che poi si è ripagato completamente in quanto da lì ho iniziato a suonare in lungo ed in largo per tutta la ex-Jugoslavia, ricordo ancor oggi con emozione le edizioni più gloriose del festival Valkana Beach di Pola.

Attualmente come dj dove stai suonando?

Prevalentemente in Slovenia d’inverno ed in Croazia d’estate, attraverso la mia etichetta discografica (www.stereophonic.it) sono anche approdato anche in Portogallo, Austria e Sud Italia. Mi sono molto divertito anche qualche estate fa in Montenegro, dove il ministero del turismo ha organizzato degli after-beach. Le sensazioni più forti, che mi hanno riportato indietro di dieci anni almeno le ho avute di recente suonando a Monaco di Baviera.

Un tempo si parlava di “scena” per indicare una particolare commistione tra locali, dj e pubblico su un determinato posto, sono stati spesi fiumi di parole ad esempio per la scena slovena dei primi anni 2000, attualmente qual’è la situazione da quelle parti?

Se ti parlo ad esempio di Ljubljana, non è rimasto nulla di tutto ciò, ad esempio è stato chiuso un locale favoloso come il K4, dove ho vissuto sensazioni da brivido. Ora ci sono situazioni molto commerciali e qualche megafestival dove tutti si accalcano per entrare in una delle zone vip, lasciando nel contempo la pista vuota.

Dalle nostre parti invece?

Poche cose, è molto difficile far spostare masse considerevoli, se riesci a riempire un locale con 300 persone puoi considerarti più che fortunato. Per quanto mi riguarda, dopo la buona esperienza del party prenatalizio “Sound of Waves” di Grado, è in preparazione il festival estivo, sempre nella località balneare sulla spiaggia della Costa Azzurra, dove Luca Trevisi (LTJ Experience) suonerà dopo il concerto di Mario Biondi, successivamente ci sarà Benny Benassi e si stanno concludendo le trattative per portare David Guetta.

Ultimamente ti porti appresso dei pupazzetti, ne sistemi sempre uno in consolle e li fotografi in varie situazioni, di che cosa si tratta?

Ho sempre avuto sin da bambino la passione per i Teddy Bear, avendo armadi pieni di vecchi jeans e quant’altro, ho deciso di riciclarli affidandomi ad una sarta, la quale ultimamente fa fatica a soddisfare tutte le richieste, l’ultima è per uno stock di 100 pezzi da mandare a Miami.

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