19 Aprile 2013

Scampoli di storia: il clima a Trieste nel 1952-1953 nei ricordi di Piero Petruzzi

Rubrica a cura di Paolo Geri

Ho trovato sul sito della BETFOR Association (dove BETFOR sta per British Element Trieste Forces) sito gestito dai veterani inglesi i quali hanno prestato servizio militare nel Territorio Libero di Trieste una interessante intervista da loro rivolta a Piero Petruzzi.  Petruzzi è stato un quadro intermedio del P.C.I. – credo si iscrisse al Partito nella seconda metà degli anni Cinquanta dopo aver simpatizzato per il Territorio Libero di Trieste – che dal 1950 al 1954 servì nella Polizia Civile del Territorio Libero di Trieste presso il CID (Criminal Investigation Division) e più precisamente nello Squadrone Speciale, una squadra di otto persone che effettuarono il loro servizio in abiti civili per l’ esecuzione di compiti “speciali”.  Per il suo aspetto squisitamente di investigazione “politica” e sui politici di allora, potremmo definire questo reparto la DIGOS di quei tempi o forse meglio ancora  un pezzo dei servizi segreti alleati.  

Quando l’ ho conosciuto negli anni Settanta Petruzzi era uno delle personalità più preziose della Federazione Autonoma Triestina del P.C.I., incaricato di compiti riservati e delicati, spesso pericolosi fra cui la vigilanza delle nostre sedi e la scorta ravvicinata ai nostri dirigenti.  Oggi, pensionato più che ottantenne, lo incontro ancora con la sua figura imponente, dritto ed elegante, ogni 1 maggio in piazza Garibaldi con il garofano rosso al bavero della giacca.

Vediamo come ricorda Petruzzi il periodo delle manifestazioni filo-italiane del 1952-1953: “Già nel 1952 avevamo la sensazione di possibili situazioni di pericolo; avevamo avuto l’ ordine di stare in guardia e di controllare tutta una serie di personaggi, attivisti e dirigenti politici.   Ci fu fornita una lunga lista di nomi, alcuni dei quali poi li ritroviamo a capo delle manifestazioni del novembre 1953. Tra questi c’ era anche Francesco Paglia che poi morì negli scontri.

Già agli inizi del 1953 il clima in città e di conseguenza il comportamento della Polizia Civile era stato costretto a cambiare: per la prima volta nel mese di ottobre le pattuglie ebbero l’ ordine di muoversi armate di carabine anche durante il giorno mentre prima il servizio così armato veniva effettuato solo di notte dalle 23.00 alle 07.00 del mattino.  Evidentemente il comando alleato era in possesso di informazioni preoccupanti relative all’ ordine pubblico in città.   Era stato intercettato dalla nostra “intelligence” un telegramma inviato dal Presidente del Consiglio italiano Pella al sindaco Gianni Bartoli in cui Pella raccomandava di evitare manifestazioni, cortei e scontri di piazza  in quanto vi erano in corso trattative delicate sul futuro della città.  

Poco dopo abbiamo appreso che erano arrivati a Trieste dall’ Italia provocatori e personaggi pericolosi.   Il denaro arrivava agli agitatori triestini direttamente dagli uffici del Ministero dell’ Interno italiano: così veniva ad esempio finanziato il “Circolo di Cavana per la Difesa dell’ Italianità: si trattava della cosiddetta “Banda Johnny”.   Ci sono documenti firmati da Andreotti in cui compaiono i conti per le spese sostenute: gli “stipendi” per persone, per i veicoli.  Con questi fondi pagavano anche il carburante delle Lambrette che “spontaneamente” correvano per le strade di Trieste con le bandiere tricolori”.

“Tutte le manifestazioni filo-italiane erano organizzate da una minoranza politicizzata a destra che fu quella che commise gli atti di violenza. Naturalmente c’ erano anche manifestanti in buona fede.  Ma le provocazioni erano continue e le false notizie anche.  Ad esempio quando si leggeva su “Il Giornale di Trieste che un pacifico commerciante era stato selvaggiamente aggredito e poi, leggendo il nome, scoprivamo che si trattava di [omissis], cioè di un individuo pagato dall’ Ufficio numero 5 del Ministero degli Interni italiano.   ‘C’ era un garage dove i componenti delle “bande” di Cavana e del Viale si recavano per fare il pieno di benzina ed anche a ritirare le Lambrette per le manifestazioni.  Quando poi l’ Italia tornò a Trieste e questi teppisti non servivano più, parecchi di loro finirono in carcere.  Non erano idealisti: erano in realtà veri e propri delinquenti. 

Nei documenti che poi sono stati trovati in un armadio nascosto al Ministero degli Interni a Roma c’ erano le loro richieste: in una lettera chiedevano veicoli veloci, quaranta pistole e almeno due milioni di lire.   A quel tempo non avevamo prove ma sapevamo già molto e soprattutto chi tenere d’ occhio.  Per noi della Polizia Civile il clima era molto teso, tutte le licenze e i permessi erano stati sospesi, tutti gli agenti erano stati richiamati in servizio.  Avevamo ricevuto l’ ordine di muoverci sempre a coppie anche se eravamo in abiti civili; sempre armati e con il colpo in canna facendo attenzione a non frequentare zone della città dove avremmo potuto essere riconosciuti.”

(Le foto di Ugo Borsatti sono liberamente tratte dal web).

13 commenti a Scampoli di storia: il clima a Trieste nel 1952-1953 nei ricordi di Piero Petruzzi

  1. Avatar El baziloto

    Molto interessante. Alcune di queste cose erano gia’ apparse. Mi domando pero’ come sia possibile che nessuno di questi personaggi menzioni mai il ruolo dei servizi segreti jugoslavi in citta’ e nei dintorni. Eppure in quegli anni ci furono sia rapimenti che omicidi ad opera del’Udba. Nessuno se n’e’ accorto?

  2. Avatar ufo

    Forsi perchè i iera appunto segreti?

  3. Avatar matarrese cosmo

    negli archivi di Andreotti dicono che esiste un fascicolo su Trieste, sarebbe interessante la sua pubblicazione, integrale però….come sarebbe interessante sapere la verità sulle morti di Addobbati ed altri in pz Sant’Antonio. Sta venendo fuori appunto che gli anglo-americani c’entrino ben poco ma che il tutto è da ricondurre a questo manipolo di teppisti. come sempre la storia si lascia scrivere.

  4. Avatar GIAMPAOLO LONZAR

    @ VARI : ecco un succoso argomento !!!

    Qui con un po’ di buona fortuna andremo oltre i 1000 🙂 !!!!

    Che i dimostranti erano di destra era cosa nota, dato che mio padre era un dipendente civile del Betfor lo aveva sempre sostenuto e mi diffidava sia di partecipare che di curiosare dicendo

    ” no sta andar che pol nasser robe brute ,xe pien de gente de fora”

    Quello che e’ vergognoso e’ che hanno fatto
    ” molto comodo ” al Governo Italiano;
    sul principio ” va avanti tu che a me vien da ridere “, per scippare ai Triestini l’indipendenza data dal trattato di pace ed ancora oggi il subentro dell’Italia all’amministrazione AMG/ BUSZ e’ presentato come una annessione , negando l’esistenza giuridica del TLT/FTT.

    Non era un manipolo di teppisti , i fatti di novembre con relative vittime ,sono stati artatamente provocati da manifestanti provenienti da altre parti d’Italia che si erano dapprima recati a Redipuglia per le celebrazioni della vittoria della 1a Guerra e poi sono venuti a Trieste.

    Le vittime dei disordini che poi saranno ricordate come ” i moti del 53 ” non erano autoctone di Trieste , tranne uno che era l’uomo sbagliato nel posto sbagliato al momento sbagliato.

    Per quanto riguarda la morte di Addobbati , ancora oggi rimane un mistero anche perche’
    le cronache non riportano autopsie nè perizie balistiche per stabilire con che tipo d’arma sia rimasto vittima .

    In ogni caso riporto un comunicato
    del Public Relations AMG Trieste/ FTT :

    UP Nov. 7th 1953

    Sobbing and angry women inspected a score of pock-marks today on the very entrance of the church. They were ringed with red paint and touted as fresh bullet marks. But they were in places that could not possibly have been hit from where police were firing on the afternoon of the San’Antonio Church Riot.

    Ancora oggi sono visibili sulle colonne della chiesa.

    In ogni caso la cosidetta Banda Johnny di teppisti ,era nata sulle ceneri di questi individui di Piazza Cavana che si radunavano nell’osteria all’insegna ” All’Antica Grotta” ma costituitasi dopo il 1953 e che esercitavano le loro bravate sul colle di San Giusto , paragonati alla delinquenza di oggi sarebbero dei ” vivaci boy-scouts”

    Essendo la Polizia Civile organizzata dagli Inglesi ed al comando di un inglese Col. Gerald Richardson ,sul modello della polizia metropolitana di Scotland Yard ,
    l’acronimo CID identifica una squadra speciale investigativa che tuttora esiste
    con questo nome a Londra , a questo proposito il libro di Silvano Subani (ex-PC)la Polizia Triestina del 2003,
    spiega con dovizia di particolari i suoi compiti.

    Per i ruoli dei servizi Jugoslavi , era famosa la “macchina nera ” che effettuava rapimenti e faceva sparire personaggi che probabilmente in odore di collaborazionismo con gli Ustascia e/o i Domobranzi ; ma anche questo faceva comodo aile amministrazioni del dopoguerra , ognuno smaltiva e o riciclava le poprie spazzature.

    Sarabbe auspicabile che qualcuno scrivesse una storia del TLT/FTT -Zona A e Zona B
    dal 1945 al 1954 .

    Non esiste un testo unico e tutto deve essere raccolto da libri sparsi, giornali
    dell’epoca,testimonianze orali in fin dei conti persone che hanno vissuto quei anni sono ancora vive, documenti ce ne sono.
    Le tre verità di Trieste ,italiana,slava, indpendentista dovrebbero essere riunite e comparate.

  5. Avatar effebi

    Giampaolo, ma ti te se godi la pension da quanto tempo ?

  6. Avatar GIAMPAOLO LONZAR

    @ 5 EFFEBI : No go’ pension , lavoro ancora!!
    paron de mi istesso!

    No go avù la fortuna come tanti de imbusarse
    in cantier, in comun, etc con più ferie che giorni de lavor !!!

    Dove xe el reato ??? Che te fa sta domanda oziosa ???

  7. Avatar effebi

    niente, iera solo per darte una man a rivar a 1000 post

  8. Avatar GIAMPAOLO LONZAR

    @7 EFFEBI :

    grassie!!!

    ma ‘lora basta che scrivemo una parola a la volta ;una mi e una ti !!! 🙂

  9. Avatar sfsn

    anche se el post xe ancora de aprile, me par che metendose de impegno almeno a 100 ghe rivemo!
    El fato che le manifestazioni iera pilotade da Roma lo saveva tuti all’epoca. Dopo el ’54 inveze la vulgata storica ga imposto la storia dele manifestazioni spontanee.
    Comunque za nel volume del 1977 “Nazionalismo e neofascismo nella lotta politica al confine orientale 1945-75” dell’ Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione nel Friuli-Venezia Giulia i citava una caterva de episodi che confermava sta roba. A ultimamente xe salta fora anche “Le armi per Trieste italiana”, scrito da Silvio Maranzana che xe tuto fora che un titin o un indipendentista che documenta el fato che sti scontri iera creai ad arte per rivar ala spartizion del TLT tra Italia e Jugo

  10. Avatar erik prassel

    Bell’articolo.

  11. Avatar Mario

    Muli scuseme ma volevo farve una domanda.
    Mi so che sti italianeti che scorazsva par zità nel 53, i gaveva fermado un autista della Polizia Civile credo rente Corsia Stadion, i lo ga zucado fora de la machina, ligado co una corda e strasinà par la via con la sua machina fin a coparlo.
    De sto povereto no se sa gnente.
    Gavè forse vu altri qualche notizia de sto fato?
    Grazie!

  12. Avatar Michele

    Anch’ io da ragazzino qual’ ero all’ epoca ho sentito con raccapriccio i grandi parlare del tragico evento riportato da Mario il 23 settembre 2017 e non posso far altro che confermare il coinvolgimento del governo italiano nella situazione creatasi nel novembre 1953. Non ne fui testimone diretto ma in seguito ne venni a conoscenza ascoltando discorsi intercorsi tra mio padre ed amici o conoscenti che come lui avevano avuto parte attiva nei moti ed a volte rivangavano i trascorsi alla fine di pranzi o cene conviviali tra un bicchiere di vino e l’ altro. Posso anche confermare il fatto che tra i futuri manifestanti c’ erano gruppi di persone addestrate a tal scopo in Italia, avendone sentito più volte parlare da un quasi parente che frequentava spesso la nostra famiglia ed aveva partecipato a tali addestramenti.

  13. Avatar Brutium

    Tutto interessante. Tutte cose evidenti già portati a conoscenza. Però effettivamente manca una trattazione specifica che parli in modo obiettivo senza tinte ideologiche, del periodo 45/54 a Trieste, di quello che si era prospettato, di quello che effettivamente successe e di quello che nell’immediatezza del ritorno, e sottolineo ritorno, di Trieste all’Italia. Altrimenti non mi spiego il perché si continui a parlare di TLT o in Piazza della Borsa sia esposto ancora oggi, in tutta evidenza, uno striscione che inneggia al ritorno delle bandiere americana ed inglese ….. Come si può inneggiare chi ti ha preso in giro, ti ha usato politicamente per i propri scopi, ti ha promesso cose impossibili da realizzare e non ha portato volutamente a termine quel poco che si poteva realizzare scaricando all’Italia l’onere del mantenimento di una città che l’Italia aveva combattuto per averla e liberarla dal giogo austriaco salvo poi ricredersi perché tutto quello che di italiano aveva Trieste era artificiale, costruito a tavolino e soprattutto falso, una montatura civile e politica che serviva solo per creare più di un equivoco in un avamposto importante solo strategicamente per altri scopi.

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