11 Dicembre 2012

“Triplette”: l’alternativa all’impianto di Gas Natural

Ieri pomeriggio  presso la Direzione centrale ambiente, energia e politiche per la montagna, una delegazioe del Tavolo Tecnico Rigassificatori di Trieste ha incontrato l’assessore Regionale alle Finanze, al Patrimonio e programmazione, all’Ambiente, all’Energia e politiche per la montagna Sandra Savino. Hanno partecipato al colloquio con l’assessore Savino il Coordinatore regionale UIL Vigili del Fuoco Fvg Adriano Bevilacqua,  Giorgio Trincas, Carlo Franzosini, Federico Grim e Livio Sirovich. Presenti anche  Tiziana Cimolino, Lino Santoro, Gianrossano Giannini, il Coordinatore Uil vigili del fuoco Marino Colonna, il vicedirettore all’Ambiente Gianni Mighetti e il direttore centrale all’Ambiente Giovanni Petris.

Considerate le recenti riflessioni dell’assessore Savino in merito al rigassificatore apparse sul Piccolo l’11 novembre, il Tavolo Tecnico Rigassificatori Trieste ha ritenuto indispensabile un confronto mirato alla discussione delle tecnologie alternative alla soluzione di Gas Natural compatibili con le esigenze di Trieste. Il Tavolo Tecnico, in collaborazione con il Comune di Muggia, nel corso di incontri tenutisi anche presso i governi di Lubiana e di Zagabria, ha già avanzato ai ministri dell’Ambiente dei tre governi (quello italiano, quello sloveno e quello croato) la proposta di realizzare, come alternativa all’impianto, un “Triplete”.

Durante l’incontro il professor Giorgio Trincas ha illustrato le caratteristiche della proposta alternativa. <Gas Natural utilizza una tecnologia vecchia 40 anni – ha puntualizzato l’ingegnere – Bisogna ridiscutere il piano energetico nazionale, nato per diversificare i modi e le fonti di approvvigionamento>. Il “triplete” consiste in un impianto senza piattaforme fisse, collocato al largo nell’Adriatico settentrionale. Il punto  individuato per la collocazione è in acque internazionali ma comunque vicino alle acque territoriali dei tre Paesi, che lo gestirebbero assieme. La rigassificazione avverrebbe direttamente a bordo di navi gasiere-rigassificatrici di ultima generazione, senza utilizzare l’acqua di mare. Le navi attraccherebbero a delle boe di stoccaggio e scaricherebbero il gas in tre metanodotti diversi diretti a raggera verso i tre Paesi.

Tra i maggiori vantaggi che il triplete comporta, si sottolinea l’importante spinta positiva per l’occupazione. Tanto la costruzione dell’impianto quanto quello delle stesse navi gasiere può fare, infatti, riferimento alla cantieristica nazionale e l’aumento di nuovi ordini ai cantieri italiani e croati implicherebbe una ricaduta occupazionale non episodica. Lo sviluppo interesserebbe in misura non trascurabile anche l’impiego di ingegneri e altre figure legate al settore marittimo e a quello di trasporto e di gestione del gas.

Un altro aspetto essenziale, quello della sicurezza, inoltre, cambierebbe sensibilmente. Adottare il triplete come soluzione comporterebbe infatti una forte riduzione dei costi per diversi motivi. Innanzitutto, una metaniera non è obiettivo per atti terroristici (allontanando la possibilità di un altro “settembre nero”). In secondo luogo, sarebbero nulli i rischi di effetto domino in caso di incidente e minimo l’impatto ambientale grazie ai fondali più elevati, alla circolazione dell’acqua, ed alle correnti. La soluzione proposta, in quanto posizionata in mare aperto, consente di ridurre i rischi per la popolazione civile in caso di incidente rilevante. Infatti, per un impianto di rigassificazione, il livello di rischio antropico si riduce solo con l’aumento della distanza dell’impianto dagli insediamenti urbani e dai siti industriali.

Grazie alla flessibilità dell’impianto si sarebbe in grado di sopperire ai picchi di domanda di gas di uno dei tre Paesi, potendo il triplete, in caso di emergenza, funzionare con un sistema di scambio (e/o prestito). Infatti, questa soluzione ingegneristica consente di realizzare una bretella di sostegno alternativo alla rete di distribuzione del gas fra le località situate sulle sponde opposte dell’Adriatico, ovviamente da integrare con quella terrestre e con il gasdotto Southstream. Ancora ragionando in termini di quantità di gas, il sindacato Uil Vigili del Fuoco Fvg sottolinea come il settore abbia registrato in questo quinquennio una notevole flessione nella domanda e come il gasdotto Southstream costituisca già una risorsa in questo senso rilevante. <L’Italia utilizza 85 miliardi di metri cubi di gas quasi tutto importato. Se nel 2013 si esce dalla crisi c’è un incremento nazionale del 2,2% ci sarà bisogno di  altri 20 miliardi di metri cubi. A Tarvisio il Southstream tra tre anni porterà 65 miliardi metri cubi, destinati ad Italia saranno 22. In Italia c’è e troppo gas> sentenzia l’ingegnere Trincas.

Ancora, un tale impianto di rigassificazione, si presenta un alternativa importante in termini economici e temporali: in caso di dimissione e rimozione, il triplete presenta costi e tempi molto minori rispetto a quelli del rigassificatore proposto da Gas Natural, che per essere dimesso richiede tempi e costi esosi.

Sulle problematiche che il rigassificatore proposto dalla società spagnola comporta sono intervenuti il dottor Federico Grimm e il professore Carlo Franzosini. La clorazione delle acque marine, ricche dal punto di vista sia faunistico che di esseri vegetali, provoca la formazione di sostanze che salgono a galla, con conseguente produzione di schiume, che si raggruppano in masse.

La persistenza e la composizione delle schiume sono legate alle caratteristiche delle acque. Le quantità, inoltre, sono minime se misurate per litro di acqua, ma essendo composte da bolle liquide contenenti composti gassosi, sono considerevoli se misurate in termini volumetrici (litri formati per litro di acqua utilizzata).

Nel caso di rigassificatori utilizzanti tecnologia ad ORV (Open Rack Vaporizers) come quello proposto da Gas Natural, la formazione di schiume viene enfatizzata dalle grandi quantità di acque utilizzate e scaricate a mare: in media una moderna piattaforma di rigassificazione, dotata di 5 ORV, di cui 4 funzionanti in continuo, utilizza 32000 metri cubi d’acqua all’ora, ovvero 32 milioni di litri. Conseguentemente le quantità di schiume prodotte possono essere considerevoli.

Dura la replica dell’assessore Savino: c’è un tempo tecnico e uno politico. Il tempo tecnico è dedicato alle procedure amministrative e i temi affrontati nel 2004-06 non hanno dato appropriata indicazione. Ora Gas Natural è andata avanti nel procedimento. C’è bisogno di risposte politiche. Dopo i tempi tecnici c’è il tempo politico per definire l’intesa, cosa che va fatta dopo aver sentito tutte le parti interessate. Le procedure amministrative devono andare avanti perché la società proponente deve avere delle risposte.

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