9 giugno 2010

Ravalico: “Alla Caritas non diamo soltanto aiuti economici, ma una rieducazione al consumo di beni e risorse”

Era l’ottobre del 2008. La grande crisi economica globale incominciava a farsi sentire. Da allora sono passati quasi due anni e la situazione non sembra migliorare. Basti pensare alle nostre piccole realtà: almeno una volta in questo mese ci sarà capitato di rinunciare all’acquisto di qualcosa.  Almeno uno dei nostri conoscenti recentemente ha perso il lavoro o a malapena riesce a sostenere le spese del mutuo e a provvedere allo stretto necessario. O peggio ancora noi stessi ci troviamo in situazioni simili. Dietro alle “piccole” crisi quotidiane di ciascuno di noi ci sono tanti sacrifici, ma spesso anche strategie di acquisto da rivalutare. Un esempio: se non riesco a pagare un mutuo, perché non rinuncio all’abbonamento alla pay tv?

Di questo e di altro abbiamo discusso con il direttore della Caritas di Trieste Mario Ravalico e con il dottor Marco Aliotta. Entrambi conoscono molto bene le dinamiche sociali di Trieste.

Marco Aliotta si occupa dei progetti Caritas europei, che quest’anno vedono la Caritas di Trieste direttamente coinvolta in una serie di iniziative.
“ Il 2010 è l’anno europeo della lotta contro la povertà, di cui la Caritas Europa è uno dei principali promotori. Sono state organizzate una serie di iniziative a livello europeo.  – ci spiega – I vescovi delle realtà locali sono andati a far visita ad un servizio delle singole Caritas diocesane, per dare un segno tangibile della vicinanza alle persone che vivono ai margini della società. Attraverso il nostro sito si può firmare la petizione europea Zero Poverty.“
Trieste sarà la sede di un’importante conferenza all’interno del programma Progress del progetto Inclusion. La conferenza si terrà a metà settembre e saranno presenti realtà Caritas di quattro nazioni confinanti: Croazia, Slovenia, Italia e Austria. Durante i primi due giorni gli operatori si confronteranno su progetti e sulle buone pratiche, incentrate sul tema del “ciclo della vita”. Si cercherà di capire in che modo prevenire la povertà, piuttosto che combatterla, come e con quali strumenti intervenire. Infine ci sarà un momento finale per i cittadini, durante il quale si cercherà di far emergere i risultati di questo lavoro interno.

Aliotta spiega che la conferenza rappresenta il culmine di un percorso europeo che la Caritas di Trieste sta facendo negli ultimi quattro anni, mantenendo contatti costanti con i Paesi confinanti, ma anche con il sud-est europeo e gli altri stati dell’Unione Europea. Ci si è resi conto che le dinamiche sociali dei singoli stati sono molto simili fra di loro e che ci si può confrontare per trovare delle strategie efficaci. Ciò che cambia sono i sistemi welfare, le risposte che le istituzioni e le Caritas danno in ogni singolo paese.

Ma quali sono le dinamiche sociali specifiche di Trieste? E come le affronta la Caritas? Chi sono i “poveri” di Trieste?  Lo abbiamo chiesto al direttore della sede di Trieste Mario Ravalico.

Direttore, qualche parola sulla Caritas di Trieste che dirige da ben 12 anni…
Ogni Caritas dispone di un osservatorio, da dove si osservano le dinamiche sociali, le normative, le leggi. Si tratta di un luogo di studio con persone competenti e con personale esterno. Qui ci si pone delle domande come ad esempio: di fronte a un problema x, le leggi sono sufficienti? Di fronte a determinati bisogni come ci adattiamo? Una volta l’anno si producono dei report sull’attività dell’osservatorio.

Una persona in difficoltà dove e a chi può rivolgersi?
La Caritas dispone anche di un luogo di ascolto cui la gente presenta un bisogno o dove vuole essere orientata. Molti si rivolgono a noi per chiedere un sostentamento economico per il pagamento delle bollette. In questo senso voglio precisare che da anni cerchiamo di non limitarci a dare soltanto aiuti finanziari, ma cerchiamo innanzitutto di capire quali sono le cause di una situazione di disagio. Circa 750/760 persone l’anno, 75% dei quali residenti a Trieste, si rivolgono al nostro centro di ascolto. Il luogo di ascolto diventa così anche un luogo di relazione e di presa in carico dei problemi.
I volontari sono in costante contatto con i servizi sociali e con le aziende sanitarie.
Osservata una determinata situazione, individuato il bisogno e le risorse e ascoltata la gente, si cerca di trovare una soluzione.

Mi faccia un esempio.
Fino a quattro anni fa a Trieste c’erano delle docce pubbliche, che d’estate non erano operative. La gente in difficoltà non aveva più un posto dove lavarsi. Così abbiamo istituito un servizio di docce e lavanderia, aperto il lunedì, mercoledì e venerdì.

Disponete anche di luoghi d’accoglienza per le persone senza una casa?
Abbiamo quattro case di accoglienza. Una si trova in via dell’Istria ed è convenzionata con il Comune: qui si accolgono i residenti senza abitazione. Inoltre disponiamo di una casa per donne in difficoltà, madri sole con figli a carico, di una casa per giovani e di una casa per persone che sono già in grado di provvedere a se stessi, ma non hanno soldi per pagarsi l’affitto. Inoltre abbiamo messo a disposizione un ambulatorio medico e dentistico ed una mensa.

La gestione di una struttura così complessa presuppone  un personale preparato o comunque dei volontari formati…
Infatti, alla Caritas c’è una particolare attenzione alla formazione. Organizziamo corsi ad hoc per volontari e ci appoggiamo all’IRSES, che organizza corsi di formazione per i nostri dipendenti. Se devo mandare un volontario in una casa con mamme e bambini, devo conoscerlo bene e offrigli un’adeguata preparazione.

Quindi essere direttore della Caritas non deve essere semplice, poiché implica una grande responsabilità.
Devo gestire circa 30 persone. Spesso mi trovo ad affrontare situazioni molto delicate. Una decisione può influenzare il futuro di una persona o di un’intera famiglia. Prendere decisioni non è mai facile  quando hai a che fare degli esseri umani in difficoltà.

Come si è posta la Caritas di Trieste rispetto alla recente crisi economica. Quali misure ha adottato?
Rispetto alla crisi recente a gennaio del 2009 ci fu un momento riflessione; cosa fare rispetto ai problemi della famiglia e degli individui in difficoltà? Le indicazioni sono state tre:
1. che le Caritas si facciano vicini per educare la gente, giovani e famiglie ad uno stile di vita diverso: le risorse non sono infinite e noi ci comportiamo come se lo fossero.
2. Rafforzare tutti i servizi di distribuzione di beni primari. Abbiamo rafforzato il servizio mensa, le borse della spesa e la distribuzione dei buoni per la spesa.
3. Qualora dovessero emergere situazioni particolari, istituire un fondo straordinario di solidarietà per far fronte a queste difficoltà.

Mi faccia un esempio!
In una famiglia composta da cinque nuclei uno dei genitori perde il lavoro e non riesce a pagare il mutuo. Per aiutarla, attingiamo a un fondo straordinario di solidarietà con offerte dalla gente, dai comuni di Trieste, Muggia e San Dorligo della Valle, da banche e dalle fondazioni.
Se una famiglia deve andarsene da un appartamento per andare in un appartamento Ater, ma deve prima saldare dei debiti, possiamo intervenire con una cifra massima di 1500 euro o con prestiti a tasso zero fino a un massimo di 3000 euro, da restituire in piccole rate. L’aiuto viene concesso dopo una segnalazione dell’assistente sociale. Inoltre la famiglia dovrà mettersi a nostra disposizione presentando la sua situazione economica e un foglio con gli acquisti della settimana. Il progetto si chiama infatti “progetto di accompagnamento economico”: non solo aiuti in denaro, ma anche ad esempio supporto e consigli sulle strategie d’acquisto, consulenze fatte da specialisti, insomma una “rieducazione al consumo dei beni e delle risorse”.

Oltre ai cosiddetti “barboni” chi sono le persone che oggi si rivolgono a voi?
In questi ultimi tre mesi alla mensa di via dell’Istria arrivano anche nuclei familiari triestini, non solo i cosiddetti “barboni”. Tentiamo di evitare che vengano a mangiare in mensa e cerchiamo di dare loro il pasto da portare a casa oppure dei buoni spesa per evitare l’emergere di conflitti.



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2 commenti a Ravalico: “Alla Caritas non diamo soltanto aiuti economici, ma una rieducazione al consumo di beni e risorse”

  1. Macia

    Dal 7 giugno Ravalico non è più il direttore della caritas. Ecco il bel saluto che ha rivolto ai suoi collaboratori:

    Ai volontari e agli operatori presenti nei serivizi della Caritas

    Carissimi amici e collaboratori,
    ormai lo sapete: in questi giorni, dopo 12 anni, sto concludendo, non per mia scelta, il mio impegno di servizio nella nostra Caritas. E’ stato faticoso, talvolta molto pesante, ma nello stesso tempo bello ed esaltante, come lo è ogni impresa ecclesiale realizzata sotto lo sguardo di Lui che, in tutti questi anni, ho sentito sempre presente e vicino a sostenermi, insieme alla vostra preziosa amicizia.
    “Durante tutta la sua storia, la Chiesa ha sempre manifestato la fede nella verità rivelata da Gesù che Dio è carità ed ha sempre creduto ed insegnato che da Dio carità l’uomo riceve il dono di amare e realizzare la fraternità universale fra tutti gli uomini” (Costituzione della Caritas diocesana, 25 luglio 1982, premessa, cfr GS, 39).
    E’ stato questo il pensiero che il Vescovo Eugenio mi propose come motivo ispiratore, all’inizio del mio nuovo servizio; e a questo pensiero ho cercato, come ho potuto e con i miei limiti ma con assoluta fedeltà alla nostra Chiesa tergestina, di ispirarmi nel mio quotidiano impegno. Non so se a questo richiamo sono stato capace di essere sempre fedele. Lo sa sicuramente il Signore.
    Oggi, rispetto a dodici anni fa, la Caritas è di molto cambiata: è cresciuta, per servizi offerti a chi ne ha bisogno, anche oltre il nostro stretto orizzonte locale, costruendo ponti e proposte per avvicinare la nostra Chiesa ad altre Chiese; ma la Caritas è anche cresciuta in credibilità e in autorevolezza, presentando nella nostra città “il volto bello della nostra Chiesa tergestina”. E di questo, voi tutti con me, ciascuno per la propria parte, siete stati gli artefici e i corresponsabili. Di questo vi dico un grande grazie, consapevole che senza l’apporto della vostra esperienza, intelligenza e sostegno, poco avrei potuto fare da solo.
    Lascio una Caritas – vera esperienza di Chiesa – che da molti è guardata con rispetto e ammirazione. Ora sta a voi far sì che essa, con voi, continui il suo cammino e la sua presenza nella nostra Chiesa e nella nostra Città, impegnandovi affinché, per quanto possibile, a nessuno sia dato di cambiarne il suo volto, il suo stile o di sminuirne l’efficacia delle sue opere-segno e della loro azione.
    Questo è il messaggio che mi permetto di lasciare a ciascuno di voi, con i quali – indistintamente – mi lega una profonda amicizia e ai quali chiedo scusa se delle volte non sono stato in grado di essere prima di tutto amico vero e punto di riferimento, come avrei desiderato.
    Non posso chiudere questo messaggio senza ringraziare il vescovo mons. Eugenio Ravignani che, in tutti questi anni, mi ha sempre accompagnato e sostenuto nel mio servizio con la sua amicizia, la sua preghiera e il suo continuo incoraggiamento. E con lui i suoi più stretti collaboratori: da mons. Ragazzoni a mons. Muggia e agli altri Vicari Episcopale – mons. Voncina, mons. Tanasco e don Del Ben – che, sempre, mi sono stati preziosi punti di riferimento.
    A tutti un cordialissimo e affettuoso abbraccio.
    Mario Ravalico

    Trieste,8 giugno 2010

  2. Sara Matijacic Sara Matijacic

    Vero, ieri è stato il suo ultimo giorno di lavoro. Mi sono dimenticata di scriverlo. Grazie per l’informazione. :-)

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