20 aprile 2010

Genitori, figli, sistema educativo: a colloquio con la psicologa Ingrid Bersenda

Cosa vuol dire essere genitori e figli nella società contemporanea? Quali sono le dinamiche di questo rapporto molto delicato? Come il contesto socio-economico può influenzare tale rapporto? Ma soprattutto: cosa fare quando le cose non vanno come speriamo? Come comportarsi quando manca il dialogo tra genitori e figli? A chi rivolgersi?

Queste sono domande che si pongono genitori, educatori, insegnanti e chiunque sia in contatto con il mondo della scuola e dell’educazione.

Venerdì 16 aprile, presso il Club Altura, si è svolto l’incontro “Genitori e figli” moderato dalla dottoressa Ingrid Bersenda, psicologa che lavora come libera professionista presso lo studio associato di Palazzo Fontana a Trieste. Attualmente si sta specializzando in psicoterapia presso il “Centro padovano di terapia della famiglia” e si occupa di formazione per gli insegnanti (per maggiori informazioni vedi: http://www.psicologo.trieste.it/).

Come punto di partenza per una riflessione è stato scelto il film “ Gli anni in tasca” di Truffaut, presentato da Giuliano Magurano. Il film, uscito nel 1976, è ambientato in un piccolo paese della Francia, prevalentemente all’interno di un istituto scolastico, e narra il rapporto con la scuola, il ruolo del cinema nella socializzazione e nell’iniziazione sentimentale dei preadolescenti, il rapporto con gli adulti, distanti e distratti dalle loro preoccupazioni quotidiane, le manie e i luoghi comuni di un piccolo paese.

Durante la visione del film il pubblico, composto da rappresentanti di più generazioni, ha potuto fare un salto nel passato, rendendosi conto che nonostante il contesto economico-sociale sia notevolmente cambiato, molte dinamiche familiari di allora sono tutt’ora presenti. Gli adulti sembrano non capire il mondo del bambino. Inoltre nel rapporto fra genitori e figli spesso c’è poco dialogo. Durante il dibattito si sono aperte molte questioni, tra cui il ruolo della tecnologia nello sviluppo degli adolescenti e la perdita dei valori della cosiddetta “famiglia tradizionale”.

Vista la curiosità di approfondire il tema della serata, ho incontrato personalmente la dottoressa Bersenda, ponendole una serie di domande.

Da dove nasce l’idea di questo incontro?

Molto spesso siamo troppo poco consapevoli di alcuni aspetti della relazione genitore-figlio e del ruolo dei genitori. Discuterne insieme spesso non basta. Ho pensato che “Gli anni in tasca” poteva essere un buon punto di partenza per una riflessione approfondita. Si tratta di un film che illustra molto bene le varie dinamiche del rapporto genitore-figlio. Le dinamiche familiari si intrecciano con la realtà scolastica, cioè con il modo in cui il bambino si relaziona con gli insegnanti e i compagni di classe. Se l’insegnante saprà creare un ambiente sereno, dove il bambino si sentirà al sicuro e in armonia, quest’ultimo potrà influenzare in maniera positiva il nucleo familiare, a cui appartiene. Realtà scolastica e realtà famigliare dunque convivono e insieme contribuiscono allo sviluppo del bambino.

Il film apre un’altra questione molto importante, ovvero il rapporto che si instaura fra i genitori e gli insegnanti a scuola. Secondo te in quale misura un rapporto di fiducia fra l’ insegnante e il genitore può contribuire allo sviluppo del bambino?

Se il bambino percepisce che il genitore ha un rapporto di fiducia e di rispetto con l’insegnante, di conseguenza instaurerà con essi un rapporto di fiducia e di rispetto. L’insegnante è una figura di riferimento molto importante per la crescita del bambino. Nei casi in cui il genitore non sia d’accordo o comunque non capisca alcune considerazioni, atteggiamenti e metodi dell’insegnante, sarebbe auspicabile che ne discuta in modo aperto. Educatori e genitori dovrebbero lavorare e cooperare insieme per il benessere del bambino. Gli open day e in generale gli incontri tra genitori e insegnanti possono contribuire alla creazione di un rapporto basato sul dialogo e sul confronto. Inoltre è molto importante puntare sulla formazione sia degli insegnanti che dei genitori.

In questo senso come giudichi la realtà scolastica della provincia di Trieste?

Alcune scuole dell’infanzia della Provincia di Trieste stanno lavorando in questo senso, introducendo gli open day, i laboratori creativi, i corsi di aggiornamento,… . In generale i coordinatori scolastici tendono sempre di più a promuovere la formazione degli insegnanti e dei genitori, per renderli più consapevoli del ruolo importante che ricoprono nella crescita del bambino.

Se ripensi al tuo percorso scolastico e formativo, quali “strumenti” ti ha fornito per affrontare la realtà sociale concreta?

Come libera professionista mi sono resa conto che anche i genitori inevitabilmente influenzano il benessere dei propri figli. Molte famiglie cercano di venire incontro al bambino, nel caso che questi soffra di disturbi. Dei genitori e degli insegnanti consapevoli delle difficoltà del bambino possono fare molto per risolvere eventuali problemi.

L’idea di lavorare su e per i bambini, i genitori, ma anche le coppie in difficoltà, affinché possano raggiungere il benessere in quanto individui, è nata già quando frequentavo il liceo pedagogico a Trieste. Le basi della psicologia, alla pedagogia e alla didattica mi hanno aiutata ad intervenire sul bambino dal punto di vista educativo. Successivamente mi sono iscritta al corso di laurea triennale in psicologia, dove ho acquisito le teorie basilari della psicologia dello sviluppo, che mi hanno permesso di capire meglio lo sviluppo patologico del bambino. Durante il corso di laurea specialistica ho scelto di specializzarmi in psicologia dell’infanzia. Grazie ai tirocini formativi e al lavoro concreto di osservazione dei casi ho avuto modo di applicare ciò che avevo imparato dai manuali e dalle lezioni. Attualmente il percorso di specializzazione in psicoterapia mi sta aiutando a crescere professionalmente e ad ampliare ulteriormente i miei orizzonti, per lavorare in maniera più efficace sui bambini, ma specialmente sui genitori in difficoltà. Inoltre io stessa sto facendo formazione ai genitori e agli insegnanti per renderli consapevoli dell’importanza di un intervento tempestivo sul bambino in caso questi presenti disturbi di vario genere.

Truffaut sembra non credere alla cosiddetta “famiglia tradizionale”. Da qualche tempo assistiamo alla formazione di famiglie che si allontanano da questo modello: famiglie allargate, realtà mono genitoriali,… ecc. Come approcciarsi a queste nuove realtà?

Ogni famiglia è un nucleo familiare a sé stante e allo stesso tempo rispecchia delle caratteristiche comuni.
In ogni caso direi che invece di porci il problema della formazione di nuclei familiari che si allontanano dalla “famiglia tradizionale”, dovremmo puntare alla comprensione di queste dinamiche, confrontarci con professionisti come psicologi e psicoterapeuti. Se in una qualsiasi famiglia si manifestano dei problemi, se la coppia si trova in difficoltà, se un individuo cade in depressione o altro, non bisogna soffermarsi solo sui sintomi, ma capire cosa c’è dietro a determinati disagi: quali e come sono le relazioni in famiglia e come reagiscono i singoli componenti al sintomo. In ogni caso il nostro scopo deve essere il benessere dell’individuo nel sistema familiare.

Progetti futuri?

Beh, sicuramente ritengo necessario continuare il mio percorso di formazione specifica sui disturbi, sulle dinamiche e sui sistemi relazionali familiari, per poter lavorare in maniera più completa possibile nei vari casi che mi dovrò affrontare nel mio lavoro.
Colgo l’occasione per ricordare che mercoledì 28 aprile, alle 18, presso la Libreria Borsatti di Trieste si terrà l’incontro- discussione rivolto ai genitori, maestri ed educatori “Come faccio quando mio figlio fa i capricci” tenuto dalle dottoresse Ingrid Bersenda e Valentina Segati. Per ulteriori informazioni ci si può rivolgere al: 320 74 31637.

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