di Luigi Vianelli
Quanto tempo è passato dal quel tragico dicembre 1996, quando la Banca d’Italia revocò l’autorizzazione all’attività bancaria per la Tržaška Kreditna Banka e la mise in liquidazione coatta! Il Corriere della Sera arrivò a intitolare un suo articolo “Giallo al confine. Gli strani affari della banca degli sloveni di Trieste”. Una brutta storia, fatta di spericolati movimenti finanziari e faccendieri balcanici di ogni colore e tipo.
Due erano all’epoca le istituzioni bancarie in mano alla minoranza: oltre alla Trzaska, a Gorizia c’era la Kmečka Banka, che già nel 1994 era stata messa in amministrazione straordinaria.
Oggi la Tržaška Kreditna Banka è stata assorbita dalla Banca Antonveneta (Gruppo Montepaschi), ma anche la Kmečka non esiste più, nel senso che negli ultimi dieci anni la minoranza slovena ha deciso un radicale restyling delle proprie attività finanziarie, ed uno dei passaggi chiave è stato proprio la cessione della Kmečka Banka.
Un nuovo inizio
Terminato bruscamente il lungo periodo di “patronato jugoslavo”, che garantiva comunque il cabotaggio delle istituzioni finanziarie della minoranza, proprio nel 1996 la Kmečka Banka decise di trasformarsi da istituto di credito cooperativo in società per azioni, al fine di trovare un nuovo partner strategico.
Poi nel 2001 l’inizio della grande svolta. La banca si divide in due: l’attività bancaria viene ceduta alla Banca Popolare di Cividale, mentre tutte le attività finanziarie confluiscono nella società per azioni KB1909 (1909 è l’anno di nascita della banca, fondata dal Partito Agricolo Sloveno – Slovenska Kmečka Stranka), che rapidamente diviene la holding di un gruppo molto variegato.
Dieci anni
I primi anni sono quelli della definizione dell’attività e della messa in opera delle fondamenta: se nel 2002 KB1909 – incorporata la finanziaria Medias Spa – alla fine dell’anno denuncia ricavi per 2 milioni e un utile di 145.000 euro, nel 2008 è diventato un conglomerato di trentun società fra controllate e partecipate, con un fatturato di 91,6 milioni e un utile di gruppo di 5,3 milioni.
I settori in cui opera KB1909 sono l’elettronica (con le controllate Mipot, Neoseven e Kronoe Electric), l’immobiliare (capogruppo KB Invest più cinque controllate), il settore medicinale (capogruppo Mark srl più cinque controllate), l’editoria (capogruppo Distries doo più quattro controllate), il settore alimentare (Cogeco Spa, KB Commodities e due controllate), il settore finanziario (KB Finance), più altre sei controllate operanti in settori vari.
Alcuni importanti palazzi che vediamo fra Gorizia e Trieste sono di proprietà del gruppo, come il Palazzo del Cinema di Piazza della Vittoria a Gorizia e il KB Center di Corso Verdi, sempre a Gorizia.
Ma oramai le attività spaziano in diversi paesi: dalla Serbia alla Slovenia, dalla Croazia alla Svizzera, oltre ovviamente all’Italia, ove tuttora si crea il 60% del fatturato complessivo.
KB1909 non solo possiede la maggioranza assoluta del gruppo Mladina di Lubiana, che pubblica il settimanale omonimo e il mensile Monitor, ma detiene anche una partecipazione nella società editrice del Primorske Novice di Capodistria. La Cogeco spa – storica società triestina operante nel settore del commercio del caffè crudo – dal gennaio del 2008 è del gruppo, e tramite quest’ultima a maggio dello stesso anno KB1909 si è portata a casa anche la torrefazione Vidiz & Kessler.
KB1909 è anche la capofila del consorzio di società italiane e slovene che ha progettato un nuovo elettrodotto transfrontaliero, da Vrtojba a Redipuglia. Il progetto è stato ufficialmente presentato a marzo scorso.
L’ultima operazione a ottobre 2009, quando tramite la controllata Mitteldata si aggiudica all’asta la Grimac di Bologna, azienda produttrice di macchine per caffè.
Lo sbarco in borsa
KB1909 detiene un record: è la prima società non slovena ad aver collocato un proprio strumento finanziario alla Borsa di Lubiana: è accaduto nel 2007, quando le obbligazioni del gruppo hanno avuto accesso alla negoziazione nel circuito finanziario sloveno.
La proprietà
Ma dietro a KB1909 chi c’è?
La proprietà è saldamente in mano alla minoranza, che per il tramite del fondo Sklad Trinko detiene il 25% delle azioni ordinarie. Altri soci importanti sono la Nova Ljubljanska Banka (7%), la Banca di Cividale (2,3%), le Banche di Credito Cooperativo del Carso e di Doberdò (1%). Quattrocento piccoli azionisti si dividono il resto.
Fra i maggiori detentori delle azioni privilegiate c’è invece la finanziaria regionale Friulia, che ha acquistato 3 milioni di titoli. Questo acquisto dalle finanze pubbliche a suo tempo aveva creato un po’ di maretta, tanto che l’allora consigliere regionale di AN Adriano Ritossa aveva chiesto informazioni in un’interrogazione ufficiale, ipotizzando violazioni di norme comunitarie, oltre ad una sorta di aiuto regionale “mascherato” alla minoranza slovena.
Certo è che KB1909 oggi può ben essere considerata come una fenice ed un esempio del modo innovativo in cui una minoranza e le sue istituzioni possono attivamente andar oltre al piccolo cabotaggio delle proprie risorse.
Un esempio anche per la minoranza italiana in Istria, che da sempre lamenta la propria scarsa incidenza sull’economia della regione.







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