1 gennaio 2010

Il mondo intero vacilla: incontro con Wu Ming

“Che segno è quando un arcobaleno appare, non c’è stata pioggia e l’aria è secca e tersa? È quando la terra sta per tremare, e il mondo intero vacilla”.

Venezia, Anno Domini 1569. Un boato scuote la notte, il cielo è rosso e grava sulla laguna: è l’Arsenale che va a fuoco, si apre la caccia al colpevole. Un agente della Serenissima fugge verso oriente, smarrito, “l’anima rigirata come un paio di brache”. Costantinopoli sarà l’approdo. Sulla vetta della potenza ottomana conoscerà Giuseppe Nasi, nemico e spauracchio d’Europa, potente giudeo che dal Bosforo lancia una sfida al mondo e a due millenni di oppressione. Intanto, ai confini dell’impero, un altro uomo si mette in viaggio, per l’ultimo appuntamento con la storia. Porta al collo una moneta, ricordo del Regno dei Folli. Echi di rivolte, intrighi, scontri di civiltà. Nuove macchine scatenano forze inattese, incalzano il tempo e lo fanno sbandare. Nicosia, Famagosta, Lepanto: uomini e navi corrono verso lo scontro finale.

Quindici anni dopo, l’epilogo di Q. Wu Ming, il collettivo di scrittori che al suo esordio si firmò Luther Blissett, torna nel mondo del suo primo romanzo.

Fin qui, la scheda di Altai, il nuovo romanzo del collettivo di scrittori bolognesi chiamati Wu Ming. Io aggiungerei due cose. La prima: non si tratta della continuazione di Q, ma di un nuovo romanzo leggibile del tutto indipendentemente (Wu Ming 1, durante la presentazione al Knulp del 22 dicembre scorso teorizza anche la possibilità di leggerli in senso invertito). La seconda: è una lettura benefica per quasi tutti noi, che a volte abbiamo una visione monolitica della Storia e spesso non ci aspettiamo che all’epoca le cose possano essere andate all’incontrario rispetto alla direzione in cui vanno oggi.

A seguire, l’intervista a Wu Ming 1, in esclusiva per Bora.la.

Interpretare il presente guardando al passato. E’ questa una delle possibili letture di Altai?

Tutti i nostri romanzi storici parlano del presente facendo riferimento al passato. Inoltre, per Wu Ming, la scelta del periodo storico non è mai stata casuale. In Altai, per esempio, c’interessava ragionare sul Mediterraneo di oggi attraverso l’analisi di ciò che era più di 400 anni fa. Tra le altre cose, ne esce un dato interessante e cioè che i flussi migratori erano invertiti. Gli ebrei, per esempio, fuggivano dalla cristiana Spagna per andare a rifugiarsi sotto l’ala protettrice dell’islamico Impero Ottomano, dove trovavano condizioni di vita migliori e, soprattutto, una certa tolleranza religiosa. Questo è un fatto storico che fa riflettere.

Riguardo a queste tematiche, un articolo del Corriere del Veneto, pur pubblicando una recensione tutto sommato positiva, vi accusa di essere “anti-cattolici” e “anti-veneziani”. Come vi ponete rispetto a queste affermazioni?

Molti lettori di orientamento politico opposto al nostro ci apprezzano, ma si trovano costretti a dissentire con noi per ragioni ideologiche e quindi cercano di appellarsi a temi pretestuosi o supposti errori storici. Lo stesso giornalista che tu citi, ci imputava errori che in realtà noi abbiamo confutato con facilità (qui la discussione completa).

In Altai, colpisce molto la varietà di lingue parlate dai personaggi: si spazia dall’italiano, al veneto, alla lingua franca dei porti mediterranei, fino all’idioma parlato dai giudei e al turco. Inoltre, mi pare che la narrazione, da un punto di vista linguistico, sia estremamente ricercata. Quanto ha pesato la ricerca linguistica nella fase di preparazione e di stesura del romanzo?

La ricerca linguistica è stata una fase molto importante. Ci siamo avvalsi della collaborazione di alcuni consulenti, soprattutto per il veneziano, e di numerosissime fonti che si possono reperire in Internet per il judezmo (n.d.r. lingua degli ebrei spagnoli). Inoltre, siamo stati molto attenti anche dal punto di vista filologico. Per esempio, all’interno della narrazione non abbiamo utilizzato i lemmi italiani che non esistevano ancora prima del 1569. (n.d.r.: durante la presentazione, Wu Ming 1, cita la parola “traiettoria”, che è entrata in uso in epoche successive e quindi è stata sostituita con “parabola”)

Siete stati molto precisi anche nella ricostruzione storica.

Noi siamo molto pignoli perché riteniamo giusto che un romanzo storico sia preciso e corretto, ma allo stesso tempo siamo costretti ad esserlo proprio per i motivi che dicevo prima, in quanto i nostri lavori sono sempre sotto la lente critica dei nostri detrattori. I Wu Ming sono dei sorvegliati speciali, contrariamente ad altri colleghi che si possono permettere svarioni storici di tutti i tipi senza che nessuno abbia da obiettare alcunché.

Grande attenzione è stata posta all’introspezione psicologica profonda dei personaggi, che invece in Manituana e Q sembrava relegata a un registro minore. E’ stata una scelta cosciente e programmata oppure è arrivata spontanea durante la scrittura?

E’ stata una scelta cosciente e programmata fin dall’inizio. Volevamo sperimentare una strada nuova rispetto all’approccio comportamentista che finora avevamo adottato per gli altri romanzi. Ci sembrava giusto iniziare a dare più spessore ai personaggi, per esempio arricchendoli delle loro esperienze passate, delle loro emozioni e dei loro ricordi.

Ogni romanzo di Wu Ming è una nuova scoperta, come se l’autore fosse sempre un altro. Non è un rischio a livello commerciale?

Non ci piace la serialità e non ci piace ripeterci. Inoltre, il discorso commerciale c’interessa fino a certo punto. Per noi è importante dare ai lettori materia sulla quale riflettere e per tenere alta la loro attenzione siamo anche disposti a tradire le loro aspettative. Mai a deluderli, però!

Altai è una regione montuosa geograficamente molto distante dai luoghi del romanzo. Perché questo titolo?

Altai è il falco che viene citato in due punti del romanzo. Quest’animale ha un significato metaforico che lasciamo al lettore scoprire, ma al quale ci piaceva far riferimento nel titolo. Inoltre, noi scegliamo sempre titoli che restino identici a prescindere delle traduzioni in altre lingue.

Cosa dobbiamo aspettarci nel prossimo futuro da Wu Ming, un nuovo romanzo sulla linea storica di Q e di Altai, oppure una ripresa di Manituana?

Riprenderemo la Trilogia Atlantica iniziata con Manituana. Nell’immediato, a fine gennaio, io sarò coinvolto in un’ascensione al Monte Kenia, sulla quale scriverò un reportage legato a un accadimento storico occorso durante la seconda guerra mondiale e che aveva visto per protagonista un soldato italiano, che per passione verso la montagna, era fuggito da un campo di prigionia inglese proprio per scalare quel monte, per poi fare ritorno nella sua cella e guadagnarsi l’ammirazione degli inglesi.

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4 commenti a Il mondo intero vacilla: incontro con Wu Ming

  1. emm emm

    Ottima intervista, grazie!

  2. Pingback: Intervista a Wu Ming | Alberto Custerlina

  3. Bravo Al e bravi WuMing! sto per cominciare Q e poi mi metterò sotto con Altai!

  4. l’inizio del libro Altai, letto da WuMing1, con accompagnamento dei bravissimi MaxMaber Orkestar
    http://www.wumingfoundation.com/suoni/WM1_Maxmaber_Altai_Knulp.mp3

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