27 ottobre 2010

Scampoli di storia: Due grandi alpinisti triestini scomparsi: Enzo Cozzolino e Tiziana Weiss

Enzo Cozzolino

Che cosa accomuna la vita e l’ esperienza alpinistica di questi due grandi rocciatori triestini? La grande tecnica e la morte prematura. Per questo ho voluto ricordarli assieme. Enzo Cozzolino (“Grongo”) era nato nel 1949. Fece parte del prestigioso Gruppo Rocciatori dell’ Associazione XXX Ottobre di Trieste. Era di soli due anni più vecchio di me e l’ ho conosciuto quando ero ventenne anche se non ho mai avuto il piacere e l’ onore di arrampicare con lui: era per me – tecnicamente parlando – di un altro mondo. Fu un precursore del “free climbing”, sostenendo la superiorità dell’ arrampicata libera. Reinhold Messner ha dichiarato che Enzo in roccia aveva superato la fatidica barriera del settimo grado.

Enzo Cozzolino

Lo stile, la tecnica e la determinazione ne hanno fatto un caposcuola senza che lui se ne rendesse conto. A lui è dedicata la “Scuola di Alpinismo Enzo Cozzolino” di Trieste, nata nel 1988, ed il “bivacco Enzo Cozzolino” sul Monte Agner nelle Dolomiti sud-occidentali. Inoltre porta il suo nome il “Diedro Cozzolino”, di ben ottocento metri, al “Piccolo Mangart di Coritenza” da lui scalato nel 1970. Come tanti rocciatori triestini, Enzo inizia la sua attività alpinistica in val Rosandra ma poi passa al gruppo del Civetta dove ripete le più famose vie classiche. Nel 1968, nelle Dolomiti, sale a tempo di record la via “Paolo VI” al Pilastro di Rozes, lo spigolo e la parete Nord dell’ Agner, la via “Soldà” alla Marmolada e la “Tissi” alla Torre Armena. D’ inverno sale lo spigolo sud della Torre di Fanes e la via “Julia” alla Tofana di Rozes.

Piccolo Mangart di Coritenza

Nel 1969 inizia a salire da solo, fa una ventina di vie, tutte di V e VI grado, tra cui lo spigolo dell’ Agner e la prima invernale solitaria della via “Pisoni” alla Torre del del Lago. Il 1970 è un anno programmato dall’ inizio alla fine: allenamenti durissimi e dieta francescana per mantenere il peso forma. Nel 1970 Enzo inizia ad aprire vie nuove: insieme a Luciano Corsi sale, lungo un nuovo itinerario, lo spigolo ovest dello Spiz D’ Agner Nord e poi la parete sud di Punta Chiggiato. Sempre lungo nuovi itinerari, sale la parete nord dello Spiz D’ Agner Sud, la est della Pala di San Martino (assieme a Paolo Rumiz) e il diedro del Piccolo Mangart di Coritenza (assieme ad Armando Bernardini). Nel 1971 apre una nuova via sulla parete ovest della Cima Busazza (assieme ad Adelchi Casale), un’ altra sulla parete nord del Piz Popera (con Fabio Ardesi) ed infine una terza sulla parete ovest della Terza Sorella del Sorapis (con Bernardini). Nel gennaio del 1972 apre (con Flavio Ghio), in invernale, la difficile via dei “Fachiri” sulla parete sud della Cima Scotoni. Il 18 giugno del 1972 incontra la morte a soli ventitre anni cadendo durante una solitaria alla Torre di Babele nel gruppo del Civetta.
Da un suo scritto in cui – nel mio piccolo – mi riconosco pienamente: “Oggi sono molti gli alpinisti che vanno sul VI°, ma fra tutti quanti lo fanno “veramente”, e cioè lealmente, senza ricorrere ad abbondanti chiodature o strani sotterfugi, specialmente sui tratti estremamente difficili che si avrebbero dovuto compiere in arrampicata libera ? Oggi, i mezzi tecnici, sono tanti e tali che permettono agli alpinisti senza scrupoli di fare vie di VI° anche se non sono capaci di farlo in modo onesto e si è giunti al punto in cui non si esita più a piantare chiodi ad espansione dove i primi scalatori sono passati in libera”.
Tiziana Weiss aveva un anno meno di me e frequentavamo adolescenti la stessa “compagnia” di ragazze e ragazzi. Con lei – quando ero ventenne – ho arrampicato qualche volta; poi era diventata troppo brava per me. Laureata in scienze naturali, aveva fatto della passione per la natura e per l’ alpinismo parte fondamentale del suo stile di vita, che comunicava agli amici con impetuoso entusiasmo ed era nota nel mondo alpinistico internazionale per le arrampicate che l’ avevano vista protagonista, quasi sempre a comando alternato. Fra le altre: lo spigolo Nord dell’ Agner, la via “Tissi” alla Torre Trieste e la via “Tissi” alla Torre Venezia, la via “Buhl” alla Cima Canali, la via “delle guide” al Crozzon, la via “Solleder” al Sass Maor, le vie “Fox” e “Aste” della Cima d’ Ambiez, le vie dello spigolo e della parete al Pilastro di Roces, il “pilastro dei francesi” al Crozzon, le due prime invernali alla Tofana di Roces per la via “monatti” ed al Sass Maor per la “Castiglioni” e tante altre ancora.

Panorama dal sentiero Tiziana Weiss sul Tinisa

Morì nel luglio del 1978, a ventisei anni, in un incidente nelle Pale di San Martino poco dopo la morte di Cozzolino. A Tiziana sono intitolati il “Sentiero Naturalistico Tiziana Weiss”, una delle vedette che dominano il golfo sul Carso triestino ed un istituto scolastico comprensivo. Inoltre un altro sentiero, attrezzato parzialmente a via ferrata, sulle Alpi Giulie che parte dal cosiddetto rifugio “Tita Piaz” vicino a Sauris e sale sul monte Tinisa (la fotografia del sentiero è tratta da panoramio.com).

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11 commenti a Scampoli di storia: Due grandi alpinisti triestini scomparsi: Enzo Cozzolino e Tiziana Weiss

  1. brancovig

    Le storie le conoscevo, grandi alpinisti. Cozzolino poi un fuoriclasse, mi ha fatto molto piacere vedere le loro foto

  2. bonalama

    Dio del cielo Signore delle cime, su nel paradiso lasciali andare per le Tue montagne

  3. effebi

    due grandi, bel ricordo, grazie Paolo.

  4. viceversa

    Onore a due grandissimi delle nostre terre
    Possano le montagne conservare la loro memoria e noi il loro spirito.

  5. cate

    articolo bellissimo; peccato che se ne parla poco dei grandi alpinisti scomparsi, cozzolino oltre ad essere un grande rocciatore, era pure un grande uomo. La nostra tiziana sempre con noi. arrivederci ragazzi, ci rivedremo in cielo!

  6. Citare le imprese, ricordare soltanto i durissimi allenamenti e le ferree diete, mi sembra davvero superficiale e riduttivo inquanto, così facendo, di lui ci rimangono quei soliti numeri che lo qualificano soltanto per quel fenomeno che era e non per la filosofia che,a proposito dell’arrampica, inequivocabilmente espresse.

  7. paolo guidi

    io non sono un rocciatore e nemmeno un grande sportivo, ma ho conosciuto Tiziana sui banchi di scuola delle elementari di Barcola e poi anche alle superiori: ho da sempre amato Tiziana e l’amo ancora perche’ e’ bella dentro e merita essere amata. Ho sofferto tantissimo quando ci ha lasciati.. tantissimo e mi piace ricordare un articolo apparso sul PICCOLO di quel triste luglio ’78 che accennava ad un suo pensiero, scritto sul diario nel 1963, che diceva:” gli amici, quelli veri, si fanno sui banchi di scuola…”. Mi piace immaginare che l’abbia dedicato anche a me che sono stato la sua prima simpatia !! Ti amo Tiziana e spero di rincontrati…

  8. muore giovane chi è caro agli DeI. Ma questo è un modo per esorcizzare la nostra grande tristezza di fronte ad eventi che mai vorremmo succedessero.

  9. Paolo Guidi

    Amata Tizi, i nostri segreti giovanili, quelli fatti di tutti i giorni, quelli meno appariscenti, quelli fatti di giuramenti, quelli maturati sotto il nostro Faro, sono imperituri, sicuri e moriranno con me un attimo prima di rivederti. La sacralita’ dei tuoi monti e del tuo “pensiero” vivono sempre in me…. come nacquero, allora, da bambini, ancora sono scolpiti in me con gran dolore .. e con immutato amore …

  10. Fiora

    @ Paolo Guidi
    ” gli amici , quelli veri si fanno sui banchi di scuola” … Già ! vale anche per me che agli “amici” da face book continuo a preferire gli amici di face to face.
    Il tuo commosso tenace ricordo di Tiziana Weiss mi commuove. il metterlo in comune è il modo più efficace di tenerlo vivo tra noi suoi concittadini.
    Grazie!

  11. Paolo Guidi

    grazie a te Fiora !! grazie ..grazie ..grazie !! Il mio grido di profondo dolore, solitario e irrimediabilmente infinito, e’ riuscito a intercettare un’altra anima devota a Tiziana , alla Sua bellezza interiore e al suo ricordo. Non mi e’ mai bastato fare “come se” nulla fosse successo affinche’ la vita continuasse come prima: la piansi, la piango e la piangero’ per sempre, e il mantenere il suo ricordo e’ cio’ che desidero …che desideriamo… Grazie !

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