24 Aprile 2020

Fase 2 a Trieste: mobilità urbana da ripensare

el sunto «Nella fase 2 va completamente ripensata la mobilità urbana» l’appello di 9 associazioni al Comune di Trieste per evitare il traffico al collasso

Mobilità e fase 2: «Gli effetti del distanziamento sociale rischiano di portare il traffico al collasso: serve intervenire subito». 

Dal 4 maggio l’allentamento delle restrizioni per il contrasto della diffusione della Covid-19 porterà progressivamente alla riapertura delle attività produttive e commerciali. Per farlo però dovrà essere ancora mantenuto per lungo tempo un distanziamento sociale tra le persone.
In questa situazione è verosimile che l’uso del trasporto pubblico, che a Trieste copriva il 20% degli spostamenti urbani, sarà fortemente ridotto, sia a causa del mantenimento delle restrizioni, sia a causa della sfiducia della popolazione nel prendere i mezzi pubblici.
In assenza di un Piano Emergenziale per la Mobilità Urbana Post-Covid  è facile prevedere che chi abbandonerà il trasporto pubblico avrà come unica alternativa per raggiungere il posto di lavoro e muoversi in città l’automobile. Se questo dovesse avvenire ci troveremmo di fronte a un aumento rilevante del traffico, con danni per la sicurezza, la salute, l’ambiente, nonché con una notevole perdita di tempo e di competitività economica del territorio dovuta alla congestione delle vie cittadine.

A confermare questa preoccupazione ci sono i dati della provincia del Wuhan, in Cina, dove nella fase post covid l’uso privato dell’auto è passato dal 34% al 66% degli spostamenti urbani mentre quello del trasporto pubblico è crollato dal 56% al 24%.
Questa situazione è già stata analizzata in altri paesi e per evitarla si stanno prendendo decisioni utili a gestire questa fase transitoria rafforzando la mobilità alternativa all’auto. Tra questi si rilevano già i casi di Budapest, Bogotà, Philadelphia, Vancouver, Calgary, Vienna, Città del Messico, Berlino e Londra e in questi giorni anche Milano, Roma e Torino si stanno attivando in questa direzione.

Si pone dunque il problema di garantire anche a Trieste altre forme di mobilità alternative all’auto attraverso la realizzazione di un Piano Emergenziale per la Mobilità Urbana Post-Covid che preveda “una serie di contromisure per mitigare gli effetti dello sbilanciamento dell’offerta di mobilità sulle auto, intervenendo in modo rapido, economico ed emergenziale sulla forma dello spazio pubblico per garantire a tutti i cittadini il diritto alla mobilità e all’efficienza.”

Sono queste le riflessioni che hanno spinto le associazioni Tryeste, FIAB, UISP, Legambiente, Friday For Future, Bora.La, Zeno, Link, Spiz e La qualità della via, il comitato di Via San Michele a unirsi e iniziare un percorso per mettere a sistema una serie di proposte per far sì che la tanto attesa fase 2 possa diventare il momento per sperimentare soluzioni che agevolino la mobilità, rendano maggiormente appetibile il mezzo pubblico, in un contesto di maggior sicurezza a cominciare da quella per i pedoni e i ciclisti.

Possibili azioni di questo piano emergenziale sono ampliamento degli spazi pedonali per dirottare su questa forma di mobilità gli spostamenti urbani inferiori a 3 chilometri. Per gli spostamenti dai 3 ai 10 chilometri la realizzazione di una rete ciclabile di emergenza (RME) con corsie dedicate alle bici realizzate con semplice segnaletica orizzontale lungo le principali strade di scorrimento di Trieste e il potenziamento del servizio di bikesharing. La realizzazione di un piano per promuovere gli spostamenti casa-scuola in autonomia a piedi in vista della riapertura delle scuole prevista per settembre. Interventi di moderazione della velocità per garantire maggiore sicurezza agli utenti deboli  (nel 2018 ci sono stati  a Trieste 980 incidenti che hanno provocato 1196 feriti e 11 morti – ISTAT) anche attraverso azioni di riqualificazione sperimentale e temporanea dello spazio pubblico. Incentivare fortemente il trasporto pubblico locale, innanzitutto garantendo le necessarie misure di sicurezza e sanificazione e andando progressivamente verso la gratuità del servizio, partendo quantomeno dal rimborso dei mesi non usufruiti, o prolungamento della validità, per i cittadini che hanno acquistato l’abbonamento prima dello scoppio della pandemia.

Sono solo alcuni spunti iniziali rispetto ai quali le associazioni chiedono la convocazione di un Consiglio Comunale straordinario per discutere e affrontare la realizzazione di un Piano Emergenziale per la Mobilità Urbana post-covid e in tal senso si rendono disponibili a collaborare allo sviluppo di questo piano. In quest’ottica collaborativa e per poter offrire un contributo concreto e rappresentativo delle esigenze della collettività, le associazioni proponenti si impegnano a realizzare una serie di iniziative online – raccolta dati, incontri informativi con esperti, momenti di progettazione partecipata – al fine di permettere a chiunque abbia a cuore il futuro della mobilità triestina di contribuire con la propria esperienza e le proprie conoscenze alla definizione di proposte per la città.

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5 commenti a Fase 2 a Trieste: mobilità urbana da ripensare

  1. Avatar Luigi Rinaudo

    Rinforzare la rete filotranvia costruire piste ciclabile sopratutto da persone che sappiano cosa fare, basta capire dalla vicina Capodistria non è lontana, altro non serve.

  2. Avatar Rosa Bertozzo

    Sono d’accordo di far usare la bici a tutti permettendo di prenderla nei posti gia’ pronti!

  3. Avatar Fabio Massimo

    Xe’ ora de finirla……
    Legge’ i numeri…..
    Andemo tutti a Barcola

  4. Avatar Fabio Bona

    Concordo con Rinaudo non servono grandi urbanisti basta copiare da Capodistria. Bisogna avere coraggio di rendersi impopolari ma poi si vedranno i benefici. Ricordatevi le vie Dante, S. Nicolò Cassa di Risparmio Genova Imbriani Torino erano zone di parcheggio e adesso ce ne siamo dimenticati.

  5. Avatar Giulia Massi

    Perfette le bici,pero’ vorrei suggerire sulle ciclabili,che vanno assolutamente aumentate in tempi brevi,altrimenti c’e’ il rischio che il traffico si congestioni ancora di piu’ a causa delle bici in transito e che aumentino incidenti stradali e conseguenti decessi.Metterei subito al lavoro gli urbanisti,che trovino dei percorsi preferenziali per poter raggiungere da ogni rione il centro e viceversa.E,se fosse possibile,le linee segnaletiche sarebbe meglio tracciarle non negli orari di punta…Altrimenti altro congestionamento del traffico!Tutto troppo ovvio?Chissa’…!

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