20 Aprile 2020

Il bike sharing come risposta al Coronavirus

el sunto Il bike sharing a Trieste è in pausa da inizio quarantena. Con la ripartenza, da molti è indicato come la soluzione migliore per la mobilità urbana

Il servizio bike sharing a Trieste è stato sospeso a inizio aprile, in piena emergenza coronavirus e conseguente lockdown, probabilmente per limitare i costi di manutenzione in un periodo in cui gli spostamenti devono essere ridotti al minimo, scelta condivisibile.

Ora ci avviciniamo al momento della ripresa, che per molti settori è già iniziata, e si prospetta un nuovo problema da affrontare al più presto: la mobilità urbana ai tempi del coronavirus. Le regole di distanziamento sociale per limitare i contagi persisteranno per un lungo periodo, di conseguenza molti eviteranno il trasporto pubblico e ripiegheranno sui mezzi privati, fenomeno già osservato proprio a Wuhan:

Un’evoluzione di questo tipo, con un numero di auto praticamente raddoppiato, sarebbe disastrosa e porterebbe immediatamente alla totale congestione della città. Una soluzione va quindi trovata al più presto, e un passo fondamentale in questa direzione può essere proprio la ripresa di quella rivoluzione che era già partita a febbraio, con l’arrivo del Bike Sharing a Trieste.
Le cifre del primo mese di utilizzo parlavano chiaro. 4.000 abbonati per più di 200 utilizzi al giorno. Il tutto in un mese invernale che non incentiva di suo l’utilizzo della bicicletta. Questi sono numeri che, di fatto, confermano i risultati del sondaggio di Fiab-Ulisse che indicava come potenziale bacino d’utenza 35.000 triestini.

Già molte città si stanno adoperando in questa direzione, con veri e propri piani d’emergenza per incentivare l’uso della bicicletta e più in generale della micromobilità. Qua i casi di Budapest, New York, Bogotà, Auckland e Berlino.

Molte strade di New York, su disposizione del Sindaco de Blasio, sono state riconvertite per favorire la micromobilità e il distanziamento sociale in questo periodo

Ci troviamo quindi di fronte a un momento molto particolare e molto importante per progettare l’evoluzione della mobilità futura di Trieste.
Promuovere e incentivare l’utilizzo del bike sharing e della bicicletta in generale non significa imporre un perentorio diktat “tutti in bicicletta”. Significa semplicemente garantire le condizioni grazie alle quali chi può scegliere di usare la bicicletta lasciando a casa l’auto potrà farlo, liberando così strada e parcheggio per chi, per forza di cose, dell’auto non può fare a meno.

La strada presa a inizio febbraio, con l’arrivo del bike sharing, è quella giusta e la risposta di Trieste, documentata da numeri oggettivi, l’ha dimostrato. Quella strada, ora che ci avviciniamo alla “fase 2”, necessita che il servizio riprenda quanto prima e che quel tipo di mobilità venga incentivato e promosso come sta accadendo nelle altre città.
La bella stagione non potrà far altro che favorire questo processo già sbocciato in pieno inverno.

Per chi volesse approfondire questo tema, qua un interessante piano di azione per la mobilità urbana post COVID 19.

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2 commenti a Il bike sharing come risposta al Coronavirus

  1. Avatar Marianna

    Ciao ! Davvero interessante l’articolo! Sarebbe bello che diventassimo tutti più bike-friendly! Grazie!

  2. Avatar Manuel

    Sì, d’accordo, ma sarebbe utile attrezzare parcheggi per le bici nei quartieri popolari e non lasciarle solo sull’asse “turistico”. Io sono uno dei primi che si sono iscritti al servizio e ho avuto solo problemi e disservizi, oltre a non trovare utili le posizioni dei punti prelievo (io lavoro girando in città, evito la macchina e uso molto il bus, però la bici mi darebbe più mobilità nei momenti di necessità, ma non posso usare una bici mia perché non ho dove lasciarla). Visto che la maggior parte della mobilità di una città è data dai suoi abitanti, mettere un paio di parcheggi nei quartieri popolari e nelle vicinanze di dove si lavora aiuterebbe.
    Ah! E una catena, che non c’è modo di assicurare le bici in noleggio al di fuori degli stalli.

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