25 Marzo 2020

El dialeto triestin e i Bagolantibus Triestinibus

el sunto "El triestin te lo pol usar ovunque, se capissi perchè ga un poco de tute le lingue". Ecco le esperienze foreste di un triestino patoco. And you?

Chissà se, a noi triestini, questo Virus permetterà di riprendere le nostre vecchie abitudini. Perché diciamocelo, il “triestino” non si ferma mai. El triestin “bagola”. Sempre. Qualsiasi occasione è buona per andare in giro. Che sia una passeggiata a Barcola, una gita fuori porta (che poi noi “porte” no gavemo quasi più), o, meglio ancora, un bel viaggio. E per viaggio s’intende qualsiasi destinazione che superi “le colonne con le alabarde de Aurisina” per quanto riguarda la direzione “fora”, e il Confine di Stato per quanto riguarda la direzione “oltre”. Il triestino non usa e non userà mai i punti cardinali. Sfiora l’offensivo.

Tant’è vero che è indicativa l’usanza di evitare di nominare Vie o Piazze col proprio nome, che tanto xe inutile perché nissun sa dove che xe. A Trieste ci si orienta coi nomi dei negozi, delle botteghe, delle ferramenta, dei ristoranti, ma meglio ancora dei bar e delle osterie. “Ze vedemo la dei Cavai”, oppure, “drio el Comun dei… dove che iera el Tevere”. Dite la verità. Quanti de Voi xe andadi a portar el lasciapassare de rinovar al Tevere lassando pagado un otavo? Meravigliose vecchie tradizioni ormai sepolte dal tempo, Propusnica compresa.
Ma c’è anche il triestino che azzarda. Ad esempio un “… là dela Madonina de oro” podessi metter in crisi.

– Mi scusi Signore, Via Torrebianca?
– La ga presente la “mona de fero”? Eco, xe quela.

D’altronde, dicono, il triestino basta che non lavori e tutto va bene. Non è proprio vero. Se il triestino avvalora questa tesi “xe solo per darghe fastidio ai furlani”.
Il triestino lavora eccome, ma con i propri ritmi. Usufruendo delle pause caffè dovute, delle chiacchiere autorizzate, delle soste contemplative e dei ritardi accademici anche se fa el murador.
Perché el triestin xe colto! El triestin sa! El triestin no solo sa, ma capissi tuto. El triestin, no solo sa e capissi tuto, ma vol dir anche la sua. De qualsiasi argomento se tratti e meio ancora se de quel argomento no’l sa propio niente.

Ma le lingue. Le lingue il triestino le ha assimilate tutte. Le parla tutte. Contemporaneamente. A suo modo naturalmente, visto che col passare del tempo le ha modificate a proprio piacimento inserendo più vocaboli di diversa provenienza in una sola frase. La bravura del triestino che parla in dialetto è quella di riuscire a fare una frase mettendo nella stessa una parola in furlan, una in slavo, due in venezian, meza in pugliese ed usando al posto della punteggiatura bestemmie di ogni ordine e grado. Per poi sostenere con naturalezza che “questo xe triestin”. Che poi è proprio vero.

Quindi, va da se che, avendo un dialetto comprensivo di un mucio di parole provenienti da ognidove, il triestin, giustamente, in qualsasi parte del globo si trovi, parla in triestin. Tanto xe facile e tuti lo capissi.

El triestin xe un genio inconsapevole de esserlo.

Ad esempio, io che mi picco di saper parlare il francese di sopravvivenza sono riuscito a fare questo nei pochi giorni della mia ultima visita a Parigi. Ad un Signore a cui avevo lasciato il passo, al suo “mercì” ho risposto con un vergognosissimo “prig” (de rien).
Ho chiesto gentilmente una birra alla “spin” (biere a la pression).
E stanco di una giornata di visita alla città, giunto in albergo ho chiesto la chiave della stanza “ondese” (onze) stavolta sbagliando accento dato che l’ho detto alla veneta. Ma ero stanco.
La mattina dopo, invece, ben riposato, ho salutato il personale della reception con un bel “mandi” e giuro no so neanche mi perché.

Nel mio lungo soggiorno in Messico, prima di masticare un minimo di spagnolo di emergenza, cazavo “esse” dappertutto senza remore. Nessuno mi capiva e quindi ho deciso che il messicano xe un ignorante!

Della lingua teutonica sapevo (e so ancora) solo una frase, e cioè: “ein Zimmer mit Fruhstuck”. La usavo sempre con ogni teutonico mi rivolgesse la parola. Eppure son ancora vivo. Tu, tedesco (di Germania o di Austria) mi parli di filosofia piuttosto che di calcio o di politica? Io ti rispondo “una camera con colazione”!

Proprio a Vienna mi è successo di ricevere una solenne lezione di triestinità globale e dell’importanza del nostro dialetto. Mi trovavo seduto su degli scalini di un museo. Piccola pausa cichin per poi rientrare e continuare la visita. Pochissima gente. Stavo in silenzio. Vestivo con una camicia, i jeans e scarpe da ginnastica. Nessun segno distintivo che rivelasse la mia provenienza. Mi si avvicina una coppia (li avevo notati già da lontano. Smarriti. Si tenevano per mano). Capisco che il “lui” mi sta per rivolgere la parola. In un nano-secondo mi predispongo a rispondere a tono ad ogni idioma mi si fosse rivolto. E questo è il dialogo susseguente:

– Xe bel?
– Sì.
– Xe caro?
– No.

Son certo che dopo il “lui” rivolgendose alla “lei” ghe gaverà dito… te vedi? El triestin lo capisi tuti!!!

Con l’inglese, invece, me la cavo benissimo, basta che sia accompagnato da una persona che parli benissimo l’inglese.

Cavana. A un amico  mio poliglotta, gli viene chiesto da una bella Signora australiana: “Where are you from?” e lui serafico risponde: “De qua ah”!!!

Bene, qui mi fermo. Ma che ne dite di raccontare anche Voi qualche aneddoto sul “triestin che bagola per il mondo”? Sono certo che ognuno ha qualche ricordo del genere. E poi, in questi tempi, gavemo tempo no?

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6 commenti a El dialeto triestin e i Bagolantibus Triestinibus

  1. Avatar Fiorenzo

    a Budapest, intun ristorante finoto, sento de lontan una veceta in gita con una comitiva del UTAT che ghe domanda al camerier: “la me scusi, la me pol dar un piron?” “mi dica signora” “un piron, per favor” “signora, non capisco” “UN PIRON GO DITO, UN PIRON!!!” a vose alta, convinta che el camerier fussi sordo…

  2. Mia mama a Maiorca ga tranquilamene ordinado “un nero” 🙂

  3. Avatar Jose Fernando Bursich

    me piase sior tutto lo che go leto ma non intivo trovar gente che pari nostra lingua dove abito.Semo in AlicanteSpagna da cuasi 20 anni ma no son torna poce volte a Trieste adesso son pensiona e mi piaccesi leger in nostra lingua.spero che ciunche scrito non sia a pagamento vi ringrazzio la atenzione.

  4. Avatar LUCIO BRUMNICH

    Due anni fa a Barcellona con moglie e figlia che conosce bene la città. In Plaça Reial moglie e figlia vengono abbordate da un giovane PR che cerca di farci entrare nel ristorante in cui lavora e loro lo mandano da me al che gli domando:- Cos’te vol? – La frase lo lascia allibito e mi domanda da quale parte della Spagna veniamo perchè non ha mai sentito parlare così? Gli rispondo:- Amigo, creo que necessiti de volver a la escuela para mejorar tu español.- Penso che sia ancora là a cercar di capire da dove venivano quelle tre persone.

    A Valencia nel 2014 una signora spagnola, sentendomi parlare con l’uomo del chiosco delle bibite in spaggia, mi domandò se fossi spagnolo o se avessi sposato una spagnola e si meravigliò quando le risposi che stavo parlando praticamente “l’idioma que se habla ne la mia ciudad.”

  5. Avatar LUCIO BRUMNCH

    Quando parlo con altri connazionali uso il miglior italiano che conosco mentre con qualunque altro straniero “vado via liso col triestin”.

  6. Avatar Giulio Bartulovich

    Tantisssssimi anni fa , girando in moto per la Spagna, con Adri, parlando in dialetto semo passadi spesso per spagnoi. – Altra : me vergogno, digo la verità…. a Genova, tornando da un lungo viaggio in moto, go domandà in un negozio de scarpe se i gaveva…..trombini… sarìa sprofondado…( gavevimo vendudo i stivai de moto perche ierimo restai senza skei..)

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