23 Marzo 2020

Gli alieni Magnamocoly e Colpan e la rivincita della natura

el sunto Come effetto della quarantena, la natura sta riconquistando i suoi spazi. A tema, ecco allora la storia degli alieni Magnamocoly e Colpan

osmiza sul mareTratto da “L’osmiza sul mare”, ecco “il racconto del vecchio rimbambito”, la storia di due alieni, Magnamocoly e Colpan, che odiavano la natura.

GLI ALIENI MAGNAMOCOLY E COLPAN

Forse non tutti conoscono la storia degli alieni Magnamocoly e Colpan, scesi sul pianeta Terra, il nostro, qualche anno fa. No, aspettate, forse era un po’ più in là in effetti, ma la memoria alla mia età mescola un po’ le cose e poi viene fuori uno spritz di ricordi.
Allora vi dicevo degli alieni Magnamocoly e Colpan, scesi sul pianeta Terra, il nostro, qualche anno fa. Magnamocoly e Colpan venivano dal pianeta Remengow Suow, dove vivevano felici e contenti insieme agli altri alieni Cagainbraghew. Questa specie era evolutissima e assai avanti con le carte, tanto che in pratica non aveva nulla da temere in nessun angolo dell’universo. Meno che sul pianeta Remengow Suow, il suo.
Gli alieni Cagainbraghew erano infatti di natura assai paurosa, e il loro pianeta pullulava di una cosa che li spaventava sin dall’origine dei tempi. Qualcosa di cui avevano cercato in ogni modo di liberarsi, ma che invece continuava a dominare imperterrita il loro mondo: la natura. Boschi, prati, fiori, mari, fiumi, stelle, cocai, animali di tutti i tipi… Remengow suow pullulava di questo genere di cose. Là, insomma, era ancora tutta campagna.
Per sentirsi più al sicuro, gli alieni Cagainbraghew in effetti non vivevano proprio sul loro pianeta, ma dentro ad una sfera sospesa a mezz’aria, una specie di luna che si erano costruiti molto tempo fa, dove la natura non avrebbe potuto raggiungerli.
Ma vi dicevo degli alieni Magnamocoly e Colpan, scesi sul pianeta Terra, il nostro, qualche anno fa. Magnamocoly e Colpan facevano parte di una spedizione per esplorare l’Universo e scoprire nuovi mondi sicuri da colonizzare, che soddisfacessero le loro esigenze di alieni Cagainbraghew.
Arrivarono così in una delle nostre grande città. Adesso non mi ricordo esattamente quale, ma una vale l’altra. In un giorno come un altro, ad un’ora come un’altra, in una via del centro come un’altra.
– Magnamocoly – disse Colpan – ma cos’è questa cosa grigia e dura sotto ai nostri piedi?
– Cosa???
Il rumore delle auto e delle motorette era così forte, non più del solito in realtà, che non riuscivano a sentirsi. Accesero quindi le loro protesi comunicative tattili e si diedero la mano, iniziando così un dialogo apparentemente silenzioso.
– Magnamocoly, cos’è che abbiamo sotto ai piedi? Non sembra… rabbrividisco solo al pensiero… terra o erba!
– L’ho notato anch’io! Il suolo di questo pianeta sembra tutto ricoperto di questa cosa grigia assolutamente inoffensiva, è geniale!
– Vero, rassicurante! E tutti questi pezzi di metallo col motore che girano, fanno un tale baccano che è praticamente impossibile sentire gli schiamazzi e le grida agghiaccianti degli uccelli!
– Fantastico! E guarda tutte queste costruzioni… coprono gran parte del paesaggio, non c’è spazio per gli alberi minacciosi!
– Come no? Eccone uno! E c’è anche della terra sotto di lui! Ma è isolato! E anche gli altri! Li hanno ghettizzati!
– Chi abita questo pianeta, Colpan?
– L’uomo! Niente di così intelligente in base alle nostre intercettazioni televisive!
– Non sarà intelligente, ma odia la natura come noi e ha risolto brillantemente il problema di come togliersela di mezzo! Guarda lì! Ha persino imprigionato l’acqua in quei piccoli cilindretti di plastica!
– Per non parlare degli odori! I dannati fiori non possono fare nulla contro tutti questi fumi e scarichi!
Così Magnamocoly e Colpan restarono qualche giorno sulla Terra, e scoprirono che di notte le luci erano talmente forti da oscurare le stelle (“Illuminare per oscurare, e chi ci aveva mai pensato!” fu il commento di uno dei due), che alcune specie animali e vegetali erano considerate sicure e vivevano a contatto con l’uomo (alcune perfino nelle loro case) e che in realtà un po’ di natura incontaminata in giro c’era, alle volte addirittura protetta, ma giunsero alla conclusione che questa serviva solamente a ricordarsi di quanto fosse pericolosa e terrificante, una specie di Babau per i bambini cattivi insomma (“Se non fai il bravo questa domenica niente Centro Commerciale, ti porto al Parco Naturale!”, scherzava Magnamocoly imitando la voce umana).
Dopo una settimana, era chiaro che il pianeta era perfetto per gli alieni Cagainbraghew. Difficilmente ne avrebbero trovato uno più sicuro nell’intero Universo. Premettero il bottone rosso Reset della loro diavoleria conquista-mondi e l’uomo sparì per sempre.
Sì lo so, questa parte potrebbe essere poco credibile, visto che ora siamo qui a raccontarcela. Probabilmente la mia memoria persiste a spritzare i ricordi, ma vi assicuro che la storia dovrebbe essere proprio così.
Ad un mese dall’insediamento degli alieni, tuttavia, le cose non sembravano più girare per il verso giusto. Senza la presenza dell’uomo, la natura stava pian pianino riprendendosi i suoi spazi. L’erba cresceva, i pollini si diffondevano, le automobili, ormai prive di conducenti, non giravano più ed il canto degli uccellini era nuovamente udibile. Pure l’odore dei fiori era tornato. Dai Parchi, il Babau-natura si espandeva giorno dopo giorno, centimetro dopo centimetro, metro dopo metro. Finché, un bel giorno, l’asfalto cominciò a cedere alla pressione delle radici degli alberi e a disgregarsi.
Per i Cagainbraghew fu veramente troppo. Terrorizzati dal pericolo di dover nuovamente appoggiare i piedi sulla nuda terra, presero le loro astronavi e se andarono a Remengow Suow.
E così alla fine la natura vinse. Ma non esultò. Perché la natura, in fondo, non si era accorta proprio di nulla.

La storia degli alieni Magnamocoly e Colpan è un estratto de L’osmiza sul mare, che si può acquistare online anche in formato ebook.

E per passare ancora qualche momento in allegria, non perdetevi il divertente finto studio scientifico sulla vera origine del coronavirus 🙂

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