7 Giugno 2016

Il sondaggista: «Cosolini deve parlare ai più poveri. E a chi non vuole un remake di Dipiazza»

el sunto «Per molti cittadini il primo turno è poco appassionante, mentre lo scontro uno-contro-uno coinvolge di più. Si è più liberi a votare il “meno peggio»

Bora.La ha intervistato un esperto nazionale dell’opinione politica che ha studiato, negli ultimi mesi, le intenzioni di voto e i flussi elettorali di Trieste. Ci interessava sapere che strumenti hanno Cosolini e i suoi sostenitori per ribaltare il risultato del primo turno delle elezioni di domenica 5 giugno. E se Dipiazza e i suoi fan possono sentirsi al sicuro, o meno. (L’esperto intervistato rimarrà anonimo perché non vuole essere abbinato a una parte politica o all’altra)

– Dai dati e dall’esperienza che hai, mi spieghi cosa sappiamo delle differenze dell’elettorato, come target group, tra Menis, Cosolini e Dipiazza?
Sia da dati delle ricerche che in base ai risultati del primo turno possiamo tracciare un profilo degli elettori dei tre candidati, anche se in verità non emergono delle differenze nette nelle caratteristiche socio-anagrafiche dei tre elettorati. Rispetto al passato gli elettorati sono più eterogenei. Piuttosto ci sono alcune categorie che tendenzialmente propendono per uno o l’altro candidato. Dipiazza per esempio è il preferito dalle donne, in particolare dalle casalinghe e dal ceto medio cittadino. Cosolini invece ottiene un sostegno accentuato tra i laureati e gli anziani. Menis dispone di un elettorato mediamente più giovane (concetto relativo a Trieste, infatti il suo peso è consistente almeno fino ai 55 anni) ed è votato molto dalle fasce popolari.

– Ci troviamo di fronte a un distacco di oltre 10% tra il sindaco Cosolini e l’ex sindaco Dipiazza. Quasi il 50% dei triestini non ha votato. Cosa devono fare ora i due candidati al ballottaggio? In altre parole: è possibile richiamare al voto chi è rimasto a casa o è meglio concentrarsi sugli elettori che hanno votato altri candidati?
Entrambi direi. Negli ultimi anni si è visto spesso un massiccio ritorno al voto al secondo turno di astenuti al primo. Per molti il primo turno è poco appassionante, mentre lo scontro uno-contro-uno coinvolge di più e si è più liberi a votare il “meno peggio”. Per il resto c’è soprattutto il vasto elettorato pentastellato che può fare la differenza, mentre l’effetto dei candidati minori sarà marginale, considerato che il distacco da recuperare per Cosolini è ampio.

– Su che temi deve concentrarsi Cosolini per poter fare una ‘remuntada’?
Deve parlare a quelli che non hanno una grande opinione del suo lavoro (e quindi non lo hanno votato al primo turno), ma allo stesso tempo non vogliono un remake della gestione Dipiazza. Far capire che lui pur non avendo brillato qualcosa ha fatto e deve avere la possibilità di completare l’opera (soprattutto il Portovecchio), mentre con Dipiazza si fa un ritorno al passato, al vecchio establishment cittadino (leggi Camber) che rischia di bloccare l’avvio della rinascita e dello sviluppo della città. Deve ottenere una seconda possibilità dai 13mila elettori che ha perso dal 2011 ad oggi. Ma deve dare attenzione anche a quartieri come Valmaura e San Giacomo, alle problematiche quotidiane degli abitanti di queste zone che vivono disagi e poco sopportano la politica. I tempi sono strettissimi, bisogna fare poche cose ma incisive.

– Sull’elettorato di centrodestra che reazione ha quello sberleffo di Dipiazza diffuso sui social  come “poco colto”, “salumer” e via dicendo?
Poca roba, direi, anzi, molti lo interpretano come un complimento, lo sentono più vicino. Gli attacchi personali in questo caso non credo possano essere efficaci. Bisogna puntare su fatti, emozioni, paure, sensazioni e… a tornare dalle spiagge istriane in tempo per votare.

(intanto su internet… qualcuno ha creato la pagina Facebook ‘Ocio se vinzi Dipiazza’)

46 commenti a Il sondaggista: «Cosolini deve parlare ai più poveri. E a chi non vuole un remake di Dipiazza»

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