27 Aprile 2016

La Majenca e la festa dell’albero del Maj

el sunto Cos'è la Majenca? Quali le origini del rito dell’erezione dell’albero del Maj? Ce lo spiega Davide Stolli in questo articolo.

Con questo intervento vorrei continuare il nostro viaggio nei riti più o meno (s)conosciuti del territorio triestino e delle regioni contermini, essendo questo periodo dell’anno piuttosto propizio all’esplorazione della provincia.

L’inizio della primavera ed il risveglio della natura sono evidentemente sempre stati, per la società agricola, un periodo denso di aspettative, che si esprimono attraverso diversi riti propiziatori. Ed ecco che tra i borghi un tempo agricoli del circondario venivano eretti monumentali alberi verdi, colmi di frutti, legati a riti d’antica origine, veri e propri simboli di rinascita e vita. L’albero condensa nella propria essenza le forze primigenie della Natura, essendo egli stesso Vita e al contempo trasposizione dell’antico Axis Mundi, l’asse che unisce le tre dimensioni dell’universo, l’oscuro mondo ipogeo, la terra dei vivi, i cieli degli dei. L’Albero sacro, che era anticamente oggetto di culto da parte delle popolazioni locali, come ci ricorda la celebre Crociata indetta agli inizi del Trecento dal canonico di Cividale contro gli abitanti di Kobarid che adoravano un albero presso una fonte.

L’erezione e l’abbattimento dell’albero primaverile fa parte inoltre del complesso dei riti propiziatori basati sui sacrifici alle forze sovrumane, che sono detentrici delle fortune umane. Il sacrificio volontario di materie prime e cibo, che oggi ci può sembrare un’inutile spreco, era anticamente percepito come fondamentale per la sopravvivenza della comunità agricola.

Questo rito, ormai quasi spogliato dall’originale profondo senso religioso, si è conservato anche nel triestino, mutando nei secoli e decenni. Originariamente il rito dell’erezione ed abbattimento dell’albero propiziatorio era legato ad una festività cattolica, che veniva festeggiata la prima domenica di maggio ed era nota con il nome di Majenca (vi ricorda qualcosa, vero?), successivamente, dopo il secondo conflitto mondiale, il rito si è fuso con memorie di altro tipo, trasformandosi secondo la nuova società e generando tradizioni originali.

Celebre tra queste tradizioni è, come sarà già chiaro, la Majenca di Dolina, importante festa comunale, organizzata ancora la prima domenica di maggio con balli, chioschi e mostre temporanee. Il rito dell’erezione dell’albero, il cui nome Maj deriva dall’originaria festa, viene tuttavia praticato in quasi la totalità dei borghi storici della Valle del Breg nel Comune di Dolina, ma anche nella vicina Longera, con diverse varianti.

Ciò che colpisce di più l’occhio è certamente la diversità degli alberi, alcuni sono ciliegi, altri sono pini, alcuni sono decorati con ciambelle, con grandi corone di edera, con una o molteplici bandiere e così via. Scendendo da Longera verso Ricmanje (San Giuseppe della Chiusa, celebre meta di pellegrinaggi tanti anni fa) arrivando sino a Borst (Sant’Antonio in Bosco) e risalendo sino a Prebeng (Prebenico) si vedranno in questi giorni svettare questi verdi pilastri del cielo in un grande clima di festa. Ad esempio a Borst in occasione dell’erezione dell’albero del Maj (30 aprile) vengono aperti i chioschi dello spazio attrezzato Hribenca, celebre per la bellissima vista sul golfo, mentre la musica accompagna il lavoro dei giovani. 

Tra queste varianti è però particolarmente degna di nota per la sua arcaicità la tradizione di Bagnoli della Rosandra, quel mio caro Bolúnz di cui ho già scritto tempo fa.

maj_boljunec

maggio 2014

In questo borgo di confine tra Carso ed Istria la festa dell’albero del Maj è una festa esclusivamente maschile (il che ci farebbe maliziosamente alludere ad una seconda simbologia dell’albero…), organizzata dai giovani in età prematrimoniale. Questi giovani formano una organizzazione dal sapore antico, di natura gerarchica che conserva ancora alcuni rituali segreti, noti esclusivamente agli iniziati. Tale organizzazione è guidata dal cosiddeto Ž’pn e da due Guardjani, che rimangono in carica per un anno e che rispecchiano evidentemente l’antica organizzazione dei borghi governati dai “Zuppani” che spesso vediamo citati nei documenti anche triestini dal medioevo in poi. La tradizione, nella sua variante contemporanea che si fonda su tradizioni precedenti, si consta di quattro momenti distiniti. Tutto ha inizio la sera del 28 aprile, quando i ragazzi e gli uomini del paese arrivano marciando in piazza dalla zona detta Jama (anch’essa già citata nei documenti medievali e che fu, forse, luogo di culto già in età romana a causa delle numerose polle d’acqua), intonando all’unisono il canto identitario del paese, una romantica canzone di amori agresti. Analogamente si svolge la sera del 30 aprile, ma alla marcia segue l’erezione del Maj sino alle tarde ore notturne, sino al culmine della festa nelle prime ore del pomeriggio del primo maggio, quando i ragazzi e gli uomini del paese marciano cantando in file compatte in vestito da festa con un fiore di ippocastano all’occhiello.

Ciò che è forse più importante, è che la tradizione di per sé continua a trasformarsi nei decenni, dimostrando la propria vivacità quale festa dei giovani, divenendo infine una festa paesana d’altri tempi o fuori da qualsiasi tempo, con musiche rock pop folk ecc. dal vivo o dj, raggruppamenti eterogenei di genti e sincretismo di pensieri diversi, che si sintetizzano in una festa unica nel suo genere.

p.s.: se poi il primo maggio volete pasteggiare in una festa anche particolare, vi segnalo il tradizionale incontro amichevole di suonatori di fisarmonica diatonica a Domio, presso il centro Ukmar, una grande festa con musica e bevande, chioschi e così via… E la domenica successiva, l’ormai tradizionale Majenca a Dolina!

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