16 Dicembre 2015

Dolina e le sue origini

el sunto La mostra rimarrà aperta ogni giorno, dalle 17.00 alle 19.00 sino alla Vigilia, 24 dicembre 2016

Vi sono luoghi, che grazie a particolari condizioni ambientali, divennero nel corso dei secoli attrattori spaziali, attorno ai quali si formarono realtà di particolare interesse. Punti del paesaggio che un tempo furono eminenze del territorio e che oggi persistono dimenticati, celati da stanche periferie ed ambiti della diffusione edilizia.

Vi era un tempo un luogo di particolare valore nella grande Valle ad oriente di Trieste, terra fertile e ricca, un luogo che per caratteristiche a noi oggi impercettibili divenne sede, in un tempo non definito, di una Pieve matrice della diocesi di Trieste, uno dei suoi centri ecclesiastici più antichi. Il territorio di questa Pieve si estendeva dall’Istria otre il Carso sino nei Birchini, un territorio ampio e ricco.

Più tardi, probabilmente assieme ad alcuni vescovi triestini di origine bavarese, giunse in queste terre il culto di San Ulderico, vescovo di Augusta, e la Pieve venne dedicata a questo santo teutonico, divenendo quindi la Pieve di San Ulderico, attorno alla quale si formerà nei secoli il borgo storico di Dolina, sede dellʼomonimo comune tra Trieste e Muggia, tra il Carso e lʼIstria.

Seppur lʼorigine della Pieve sia avvolta nelle nebbie, i primi riscontri documentari sono della metà del XIII secolo, primo dei quali è una pergamena, conservata nellʼarchivio diocesano e datata 7 aprile 1247, nella quale è citato “Andrea plebano sancti Wodorlici”. Dolina divenne quindi sede di una residenza vescovile, con annessa torre, citata in documenti del trecento, e luogo famoso per la grande fiera che veniva organizzata nel giorno del santo patrono e che radunava gente da ogni dove.

Possiamo solo immaginare la ricchezza della Pieve, della sua biblioteca e dellʼarchivio, dei quali ci sono pervenuti frammenti, pergamene di codici sacri, canti ecclesiastici e antichi documenti redatti nella scrittura sacra, secondo la tradizione ispirata da Dio al filosofo Costantino, noto poi come San Cirillo, il glagolitico.

Frammenti, in quanto Dolina visse un fatto tragico nei primi secoli dellʼetà moderna, legato ad una nota e sanguinosa guerra, conosciuta come di Gradisca o degli Uscocchi. La guerra fu provocata dagli atti di pirateria commessi dagli Uscocchi, appoggiati dagli Asburgo, a danno dei beni veneziani e iniziò con piccole scaramucce di confine. Il venerdì 20 novembre 1615 le cose però si fecero più pesanti; un grosso contingente veneto attaccò il castello di San Servolo, ma quando fu chiaro agli assedianti che lʼobiettivo non poteva essere raggiunto si ritirarono a valle ed attaccarono, tra gli altri, anche lʼantico borgo di Dolina, che fu dato alle fiamme.

La battaglia che seguì quattro giorni più tardi nella piana di Zaule fu poi ancora più sanguinosa. Una mostra temporanea, prima nel suo genere, vuole partire da questo grave fatto bellico per svelare il tesoro ancora conservato nella Pieve e nel suo archivio. Partendo dalla guerra verrà esposta la storia della ricostruzione della Pieve e della sua rinascita, attraverso i suoi oggetti sacri sei-settecenteschi, i ricchi paramenti e i gioielli della rifondata biblioteca, con lʼedizione originale del celebre testo di Valvasor “Die Ehre dess Hertzogthums Crain”, con le sue bellissime stampe, tra cui spicca la Trieste della fine del seicento, per passare poi, come in uno scavo archeologico, alle testimonianze più antiche, le pergamene conservate nellʼarchivio parrocchiale, i testi in glagolitico, lʼantico calice tardogotico, accanto al quale trovano spazio i documenti duecenteschi originali con le prime citazioni della Pieve.

La mostra sarà inaugurata domani, mercoledì 16 dicembre 2016 alle ore 19.00 e rimarrà aperta ogni giorno, dalle 17.00 alle 19.00  sino alla Vigilia, 24 dicembre 2016, nella Haus Pangerc in piazza a Dolina, a lato della Pieve.

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